essay redneck

27 Set

Dannato capanno degli attrezzi e sempre mi ostino a tornarci la sera

beeeeeep

mi affaccio
e’ in ritardo di dieci minuti e non e’ da lui in genere e’ sempre puntuale

se non mi sbaglio sullo sportello dalla parte del guidatore c’è una grossa bolla che incassa la lamiera spingendola in dentro e parte della vernice e’ volata via mostrando lo “smalto” nudo sotto di essa

ci spostiamo sotto alla veranda come sempre

puzza come sempre
le sue mani sono robuste e nodose come sempre
e’ spettinato e nell’insieme sembra un senzatetto ma e’ un tipo a posto, un buon diavolo

– ho cercato poi quel Fracassi –

accende la pipa

“dunque ?”

– avevi ragione –

“foto stupende, vero !?”

– bellissime –

accendo una sigaretta e gli domando:
“cosa e’ successo al pick up ?”

mi risponde con un secco
– un idiota al centro commerciale –

“certa gente non dovrebbe guidare” dico

– eh –

per un po’ fumiamo in silenzio e
il cielo e’ un gigantesco tappeto nero

– niente stelle stasera –

“mhmm, ci speravo”
(di ammirare le stelle) come tutte le sere, o quasi

– sei giù di corda –
vero

“dici ?!”

– ti conosco da troppo tempo –

“forse lo sono”

picchietta la pipa sul corrimano della veranda spargendo tabacco residuo, passato e bruciato senza curarsi del fatto che l’indomani toccherà a me passare la scopa (una scena già vista)

– cosa ti rode ? –

“rode non e’ la parola adatta”

– perche’ sei triste ? –

accendo un’altra sigaretta

“e’ così evidente ?”

si – dice – vuota il sacco

“sono rattristato non mi rode niente”

riaccende la pipa

– da cosa o per cosa ? –

“penso a Riccardo”

– dunque ?! –

quanto e’ piu’ dura vuotare il sacco senza la compagnia delle stelle la sera
lo penso ma non glielo dico

“hai mai l’impressione di essere uno ?”

– in che senso ? –

“di sentirti l’ultimo o l’unico uomo”

– non ti seguo –

“xxx solo sa quanto vorrei non essere io”

– e perché mai ? –

“perché ogni volta che guardo le foto…”

– continua –

“quando guardo le foto di Riccardo…”

ha lasciato le luci dei fari accese

“spegnile o resterai a piedi”

si alza e lentamente avanza incontro al pick up
una bandana gialla spunta da una delle tasche posteriori della sua salopette bisunta

accendo un’altra sigaretta

– eri rimasto che guardavi le foto –

“provo una grande tristezza”

– l’ho capito ma perché ? –

“sai come si dice”

– come si dice ? –

“non si vive di solo pane”

il suo viso rugoso e indurito si increspa a quelle parole e mi guarda di traverso (immagino stia meditando)

– forse credo d’aver intuito, non so –

“eh”

– tormenti da artista o roba così ? –

“esatto”

– puoi spiegarti meglio ? –
segue un breve silenzio
entrambi tiriamo profonde boccate

– mettimi in carreggiata –

“non si vive di solo pane” ripeto

i suoi occhi azzurri e lucidi appena venati di un rosso chiaro si fanno stretti stretti
neanche fosse a un dito dal sole

e il cielo e’ sempre un dannato tappeto nero (senza stelle)

“quando penso all’inutilita’ dell’arte…”

– pensi sia inutile ? –

“a volte vorrei mollare”

– non puoi – dice – sei nato per questo

“eh”

– ma che volevi dire di Riccardo ? –

“la tristezza che sento risiede nel fatto…”

– nel fatto ?! –

“che non si vive di solo pane”

– forse ho capito – dice in un soffio

“davvero ?”

– la tua pena e’ per lui e anche per te –

“e’ un’artista eccezionale”

– ne convengo al cento per cento –

“e ho un senso di nausea se penso che…”

– al mondo non frega più un cazzo –

“dici bene” ringhio. “Ora c’è la tv”

– forse siete nati nel periodo sbagliato –

“ci ritieni sorpassati ?”

– io no ma dalla tua faccia direi che –
sputa
(nell’erba non sulle assi della veranda) e lo stesso
guardo a terra
(si, ha sputato nell’erba)

prosegue dicendo che ho tutta l’aria di uno che vuole piantarla lì con la narrativa e le recensioni cinematografiche e
aggiunge che il mio malessere e’ probabilmente dovuto al fatto che ora che ho trovato un’anima affine, un fratello d’arte o come io voglia chiamarlo sento che tutti i nostri sforzi creativi sono vanificati dall’indifferenza
generale del mondo a cui non frega un cazzo né di fotografia, cinema e poesia

ci ha visto giusto !

a volte ho come l’impressione che io e Riccardo Fracassi siamo per certi versi dei reietti, un’eccezione quasi morbosa in violento contrasto con la patetica scena tecnologica che ci circonda (dico)

sono sbalordito e la sigaretta si e’ esaurita senza che io me ne sia accorto lasciandomi tra le labbra un mozzicone puzzolente

non so come abbia fatto ma mi ha letto nel pensiero

– non darti troppa pena –

“e’ una parola”

– quello che avete e’ un dono del cielo –

“un dono che inizia a pesarmi”

– tipo una maledizione ? –

“qualcosa del genere”

– quello che fate e’ nobile –

“e a chi frega se tutti oggi vanno …”

– a pane e grande fratello ? –

“volevo dire isola dei famosi ma, si”

– fate arte per voi o per gli altri ? –

“le recensioni sono per gli altri” dico

– lascia stare le recensioni parlo di poesia-

“per me stesso o almeno credo”

– non puoi vivere senza scrivere, lo sai –

“lo so ?”

– lo sai benissimo – fa – ne moriresti –

“forse e’ come dici tu”

– avete un dono e una marcia in più –

“e a quale scopo ? non lo so più”

– fregatene del grande fratello –

“eh, come no”

– ti compro un biglietto –

“un biglietto ?”

sputa di nuovo
(sempre nell’erba)

– penso che sia tempo che vi incontriate –

si alza
il cavallo dei suoi “calzoni” mi ricorda i fottuti che fanno musica Rap

– vado a pisciare –

“ok”

– anche se siete rimasti in due –

“due si”

– lasciami finire –

“scusa”

– contro il mondo…meglio due buoni –

“mhmm”

– tu mi capisci –

“credo di si”

– non si vive di solo pane –

ha gli occhi più lucidi di prima

– se smettete di fare arte vi accoppo –

entra in casa
lascia la porta aperta e io richiudo alla svelta quella a zanzariera

non voglio rotture di palle quando dormo

beh, non riesco quasi mai a dormire in realtà (perlomeno non nel 2018) quando per tutti gli altri fotografia, libri, cinema e pittura sono merda
un pensiero terribile !

ma il vecchio in fondo ha ragione
(lo sa lui e lo so io)

lo sa Riccardo
insomma lo sappiamo tutti

andatevene a fare in culo nelle vostre pretenziose villette del cazzo a vedere l’isola dei famosi o che so io

quanto a noi continueremo per la nostra strada a costo di passare come reietti, vitelli a due teste e perfino pazzi

credo che a Riccardo non freghi una mazza del tuo parere (world)

– come va ? –

si siede

“per quel biglietto ?” dico io

– non si vive di solo pane –

mi mette un braccio intorno al collo; non lo aveva mai fatto prima

“restiamo così un poco, vuoi ?!”

– certo, non devo andare a teatro –
dice ironicamente

il calore umano…
ecco un’altra cosa per la quale vale la pena adoperarsi nell’arte

GIANMARCO GROPPELLI

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4 Risposte a “essay redneck”

  1. denise421win settembre 28, 2019 a 6:41 PM #

    Awesome

  2. jakiehammond dicembre 7, 2019 a 8:27 am #

    Sai di unico !! 😍

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