Archivio | ottobre, 2019

Pk’Xmas

31 Ott

“Che danno ?”.

Ad Aisha non interessavano i film e glielo aveva chiesto così tanto per tappare l’ennesimo penoso silenzio della loro fiacca relazione.

Fiacca ? Mhmm, praticamente defunta.

“Ah, un vero capolavoro”.

Aisha stava inginocchia sotto al lavandino di cucina; di tanto in tanto mandava una bestemmia.

“Rope”. Aveva detto Patrick mentre si infilava il cappotto.

Aisha non diceva nulla.

Frugava nel mobiletto sotto al lavandino di cucina e bestemmiava.

Patrick si mosse adagio nel soggiorno per recuperare le chiavi dell’auto.

Le stringeva nella mano.

Con l’altra giro’ il pomello della porta e annuncio’: “Torno presto”.

E lei sempre niente.

Patrick sentiva le mani della moglie che frugavano il mobiletto.

Una bottiglia di soda (quasi vuota) rotolava a terra lasciandosi dietro una scia schiumosa.

Mentre apriva la porta sentì la moglie tirare un’altra bestemmia.

“Ciao tesoro”.

A proiezione finita io e lui restammo a bere un drink a “El Paso Taqueria”.

“Dio, quel film era stupendo”.

“Fantastico”.

Entrambi lo avevamo nel tempo visto e rivisto tante, tante volte.

“Problemi a casa” dissi. “Aisha e’…”.

“E’ una brava donna ma non e’ piu’ lei”.

In effetti da qualche tempo si comportava in modo a dir poco strano se non addirittura inquietante.

Ero stato a casa loro (a cena) circa tre settimane prima.

Stava servendo il caffè…

la tazza si era frantumata insieme al rispettivo piattino con uno schianto secco sul parquet del soggiorno.

“Ma porca…”.

Patrick si era chinato istintivamente per raccogliere i cocci sparpagliati ovunque; un secondo più tardi in preda a una furia cieca Aisha aveva impugnato il vassoio per scagliarlo con tutta la sua forza; dove di preciso non me lo ricordo ma non credo abbia molta importanza.

“Non so dirti quanto mi rincresce”.

Gli occhi di Patrick si erano caricati di sofferenza e d’orrore ma non di stupore.

Evidentemente non era la prima volta che vedeva Aisha dare di matto ma era certo la prima volta che succedeva davanti a un “estraneo”.

PROSEGUE A PAGINA .2

31 Ott

“Sono desolato…”.

Gli avevo detto di non preoccuparsi e mi ero chinato per aiutarlo nella pulizia.

Aisha era piantata nel mezzo del soggiorno, ferma di gesso che sembrava imbalsamata.

La sua gonna era tutta floscia e rimboccata.

Aveva perso così ad occhio come minimo dieci chili.

Patrick non parlava.

Martoriava con uno stuzzicadenti la pietanza neanche toccata.

Anche la birra: un cappuccio di schiuma livellata con perizia dal barman restava così come un tappo.

Non aveva mangiato. Non aveva bevuto.

Immaginavo cosa dovesse passargli per la testa.

“Forse dovremmo rientrare”.

L’altro scosse il capo e nel cavare da una tasca un cartoccio verde non riuscì a reprimere un gemito di sofferenza.

A mia volta lasciai la mancia sul tavolo; viceversa, le mie banconote erano ben stirate e non somigliavano per nulla a carta straccia.

Un senso di pena (credo fosse pena) mi saliva dallo stomaco fino in gola.

Ad ogni modo, qualunque cosa fosse non voleva saperne di venir fuori.

Mi lasciò a Tribeca.

Il cielo era una gigantesca macchia come una tela nera lacerata dalle luci dei palazzi tutt’intorno e dalle insegne al neon di bar e negozi.

“Allora ci si vede giovedì prossimo”.

“Certo”.

Restai a guardarlo mentre si allontanava; un secondo più tardi le luci posteriori della sua auto erano mescolate a migliaia di altre luci.

La “voce” della notte ruggiva: colpi di clacson, chiassoso vociare mescolato a romanze italiane che mi arrivavano da tutte le direzioni. Lo sbuffare del nr. 12 che accostava al marciapiede…

allontanarsi dalle porte, prego.

Un pugno di vite umane scendeva alla spicciolata.

Mi veniva da vomitare e ancora sentivo quel senso di pena.

PROSEGUE A PAGINA .3

31 Ott

Arriva e parcheggia l’auto nel vialetto di casa. La luce in soggiorno e’ accesa e riverbera sul cofano dell’auto.

Patrick -pensa- sono a casa.

Pensa -sono a casa- tesoro mio.

Apre la porta adagio e trova Aisha carponi sul pavimento che gratta con le unghie.

Le chiede, e lei risponde che sta raschiando via la vernice verde che ha rovesciato.

“Porca madonna”.

Patrick guarda a terra e non vede nulla a parte il solito parquet che vede tutti i giorni da quindici anni.

“Tesoro…”.

Proprio non c’e’ nulla di verde.

E lei: “Porca madonna” di nuovo.

Tumore cerebrale.

Aisha ci ha lasciato così.

Precisamente ?

Alle sei del mattino del tre gennaio in una stanza del Lenox Hill Hospital.

Lancio il cappotto da qualche parte e poi le chiavi, sempre da qualche parte e poi il cappello sempre da qualche parte sul pavimento.

L’albero di Natale che mi sta di fronte e’ piccolo e addobbato alla buona. Nemmeno volevo farlo (l’albero) ma un mio collega e’ riuscito a convincermi a farlo (l’albero) perché pensa che non esiste Natale senza un albero sia pur scarno, in soggiorno.

Ripenso a quei cocci…

…vedo con gli occhi della mente e mando una bestemmia.

Rivedo le mani tremanti di Patrick.

Sferro un calcio e volano palle colorate per tutta la stanza.

“Merry Christmas”

…mi lascio crollare sul divano.

GIANMARCO GROPPELLI

NYC

estratto de
“Storie di vita” (2002) di Gianmarco Groppelli

Casa Editrice Centro culturale
“E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive.

Tutti i diritti sono riservati.
Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore.
Progetto grafico impaginazione e stampa -Nuova Linotipia- Piacenza

THE TENANT

25 Ott

Le locataire -The Tenant -L’inquilino del terzo piano

FR 1976
REGIA DI ROMAN POLANSKI
125 min
genere: thriller psicologico.
cast: Roman Polanski, Isabelle Adjani, Melvyn Douglas, Jo Van Fleet, Claude Piéplu, Bernard Fresson, Shelley Winters, Jacques Monod.
fotografia: Sven Nykvist.
musiche: Philippe Sarde.

dal romanzo di Roland Topor
(le locataire chimérique)

Parigi,
Trelkowski e’ un giovanotto polacco di buone maniere. Un impiegato come tanti altri, ma forse non tutti a differenza di lui sono alla disperata ricerca di un appartamento nel quale trasferirsi.
In circostanze infelici Trelkowski scova un appartamento in una palazzina tutt’altro che economica nonostante le sue modeste e anonime stanze; tutte, eccetto una, sono veramente e solamente anonime infatti col passare del tempo il padrone di casa e tutti i residenti della palazzina si dimostrano essere a dir poco bizzarri.
Trelkowski sente che proprio qualcosa non va. Oscuramente, vagamente, istintivamente ma lo sente (…)

di Gianmarco Groppelli

DsPcDoCinNews

marzo ’97

pag. 32

So what ?

25 Ott

L’aria e’ già ruvida e tagliente e di sotto una coppia appanna i finestrini per stare al caldo e non avere spese…eh

Voglio vedere !

Voglio echeggiare, ruggente, in una valle di lacrime; dipinto di me stesso e uomo del week end
-guardami adesso !
-scoprimi adesso !-

Salvami dicendo ciò che hai detto prima, ti prego dillo di nuovo.

Voglio guardare e ricordare !

Voglio guardare e sussurrare a un’alba nuova il mio “sollievo”

-devo !-

Temporeggio.

Voglio sentire l’aria sulla faccia.

Non temo tanto i malanni stagionali quanto le persone contro cui non mi hanno vaccinato. E’ chiaro.

Voglio abolire ! Abolirli ! ABOLIRM(I)
Voglio annientare, annientarli o più semplicemente, annientarmi… almeno per un po’. Domani si vedrà.

Zzzzz…Zzzzz…Zzzzz…
dieci minuti per favore
soltanto altri dieci minuti.

Voglio sistemare, dire, scusarmi e sopperire a questo mio bisogno di volermi.

Tale e quale a come mi vedo mi hanno conosciuto, lasciato e poi ripreso.
E VERO ! Perciò anche per questo voglio !

Voglio un margine di errore.
Una navetta madre alla quale ritornare.
Una tavola rotonda che abbia tutti e quattro gli angoli uguali e l’ennesimo Mercedes bianco sul quale fronteggiare i miei errori che rapidi e spietati e ruvidi sono volati via, ma li ritrovero’ (stanotte stessa) in una Bud o in un macello di periferia a seconda di chi mi invitera’ per primo.

Le luci, le auto, il porto e perfino
(incredibile) perfino le persone sembrano sorridere.

Sarebbe ora di andarsene da qualche parte a riposare adesso, lo so.
Non ho tempo. Ho troppo da fare.

Voglio sentire la città frignare a squarciagola come un antifurto.
Perdermi nel suo lezzo nauseabondo.

Voglio il sapore di una donna sconosciuta, togliermi la sete.

Vorrei che questa notte tutto quanto potesse essere perfetto come nei film per famiglie.

Svegliarmi con ancora in bocca il suo sapore, il rossetto sul collo e una domanda in più alla quale dover rispondere.

Voglio affogare nel Jim Beam ed essere la STELLA più lucente che ci sia.

Voglio restare a guardare la metropoli, sentirla scivolare lentamente tra le mie dita come sabbia bollente d’agosto…
vederla folleggiare, ridere e piangersi addosso per ogni cazzata, ma senza dolore. Più per gioco che per rabbia.

Voglio una mano alla quale poter tendere la mia, un punto di contatto o solamente, un po’ di compagnia.

Voglio parlare per ore, di tutto, con tutti !

Non sono una cifra né una statistica casomai, una tela ancora da finire:
quando fuori piove e sei dilaniato dal fottere a pecorina.

Sono tutti e nessuno e mi conosco come nessuno perciò, anche per questo, voglio.

Cerco sempre una scorciatoia; qualsiasi cosa voglia dire.

Una festa nella quale smarrirmi o magari, soltanto una nave di Gin sopra la quale prendere il largo insieme a 9.459.000 adolescenti arrapate.

Non so nuotare ma non importa.
Ho un giubbotto di salvataggio e una preghiera per quel momento.

Ho una casa piena di libri e una vasca zeppa di peli di gatto.

Una botte di sogni sotto al cuscino e un amico arruolato in marina.

Dodici colpi dentro al caricatore ed un apostrofo rosa tra le parole “fammelo” e “doppio”.

Voglio una super troia, una gonna, una tata, una mamma nel cuore e nel corpo…
un collo sul quale schiantarmi ubriaco fino al midollo.

Due occhi dolenti davanti al portone di casa ai quali poter dire

-e’ finita !-

Voglio, voglio, voglio, voglio…
tuttavia piglio la vita col contagogge, ho paura dell’overdose perché non voglio morire

NON QUÌ – NON PER LA SECONDA VOLTA !

dal libro “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli

acquistabile anche online

Del sale era il profumo
Gianmarco Groppelli,hillbilly
Aprile 2013 – ristampa 2015
casa editrice Vicolo del Pavone
Via. G. Bruno, 6
29121 Piacenza.

Genere: Poesia

Tutti i diritti sono riservati.
Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore.
Progetto grafico, impaginazione e stampa Tipitalia-Piacenza.

“I like” that eye

22 Ott

La fabbrica di bottoni ha chiuso i battenti il dodici luglio dell’88 e
quel che ne resta e’ un cancello rosso sbiadito, rugginoso con appeso un cartello di metallo: “no trespassing”.
E’ a cento passi da casa mia.
E’ a cento passi dallo spaccio del paese.
Non ho nulla da fare in questa notte quieta e senza stelle.
Ci guardiamo a vicenda.
Ho la pipa in bocca e la guardo dietro le lenti dei miei occhiali che non ho mai pulito.
Mi scruta adoperando l’unico occhio che possiede: il cancello in ferro battuto assicurato ad un grosso catenaccio e ce ne stiamo in silenzio nella notte quieta e senza stelle, cento passi l’uno dall’altra.
In questa stagione non c’è anima viva in giro.
Villeggianti, turisti e “stranieri” non torneranno prima di giugno.
La veranda come un trono: niente feste selvagge, niente musica a tutto volume, niente adolescenti, niente calzoni dal cavallo basso almeno fino a giugno.
Per quel che ne so i mandriani stanno bevendo Jim Beam in qualche bettola o forse, assai piu’ probabile, hanno già la testa sul cuscino.
Il loro e’ un lavoro duro
(gli ultimi cowboys – family tradition)
Non mi importa poi tanto ad essere sincero; e’ gente schiva e selvatica.
Starmene quì a cento passi dalla fabbrica di bottoni (adesso che ho smesso di bere) mi suona strano per certo verso, ma giusto.

Basta sbronze !

E se per questo devo essere tagliato fuori dal gruppo, dallo “sport” preferito dei mandriani (ubriacarsi) mi sta bene, vuol dire che doveva andare così tanto piu’ che ultimamente il sapore dell’alcool mi disgustava.
Così, in questa notte quieta senza stelle e senza villeggianti siamo io e la vecchia fabbrica di bottoni
a guardarci vicendevolmente e me ne frego degli occhiali che non ho mai pulito.

In questa notte quieta e senza stelle…
talmente quieta che mi sembra di impazzire.

Diciamoci la verità: non vedo l’ora che arrivi giugno e tutto il baccano che si porterà appresso.

GIANMARCO GROPPELLI

(1995)

dal libro “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli

acquistabile anche online

Del sale era il profumo
Gianmarco Groppelli,hillbilly

Aprile 2013 – ristampa 2015
casa editrice Vicolo del Pavone
Via. G. Bruno, 6
29121 Piacenza.

Genere: Poesia

Tutti i diritti sono riservati.
Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore.
Progetto grafico, impaginazione e stampa Tipitalia-Piacenza.

Shipwrecked sometimes (ImA)

21 Ott

Mamma, ho sognato di te la notte scorsa perché sei una grotta dove posso respirare

Mamma, ho sognato di te la notte scorsa perché sei il mio sole in un giorno piovoso come un fiore che può crescere soltanto in estate

Mamma, ho sognato di te la notte scorsa perché mi hai dato la vita e mi dai una vita perfetta -oggi-

e ragionando su questo cammino e piango sulla mia strada solitaria che qualche volta mi allontana da te

Mamma, ho sognato di te la notte scorsa perché sei la mia casa, il mio cuore, la mia salute, la mia anima gemella, il mio passato e il mio futuro.

(thanks me Lord)

Gianmarco Groppelli

Provincetown, MA 1988

dal libro “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli

acquistabile anche online

Del sale era il profumo
Gianmarco Groppelli,hillbilly
Aprile 2013 – ristampa 2015
casa editrice Vicolo del Pavone
Via. G. Bruno, 6
29121 Piacenza.

Genere: Poesia

Tutti i diritti sono riservati.
Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore.
Progetto grafico, impaginazione e stampa Tipitalia-Piacenza.