Archivio | ottobre, 2019

THE TENANT

25 Ott

Le locataire -The Tenant -L’inquilino del terzo piano

FR 1976
REGIA DI ROMAN POLANSKI
125 min
genere: thriller psicologico.
cast: Roman Polanski, Isabelle Adjani, Melvyn Douglas, Jo Van Fleet, Claude Piéplu, Bernard Fresson, Shelley Winters, Jacques Monod.
fotografia: Sven Nykvist.
musiche: Philippe Sarde.

dal romanzo di Roland Topor
(le locataire chimérique)

Parigi,
Trelkowski e’ un giovanotto polacco di buone maniere. Un impiegato come tanti altri, ma forse non tutti a differenza di lui sono alla disperata ricerca di un appartamento nel quale trasferirsi.
In circostanze infelici Trelkowski scova un appartamento in una palazzina tutt’altro che economica nonostante le sue modeste e anonime stanze; tutte, eccetto una, sono veramente e solamente anonime infatti col passare del tempo il padrone di casa e tutti i residenti della palazzina si dimostrano essere a dir poco bizzarri.
Trelkowski sente che proprio qualcosa non va. Oscuramente, vagamente, istintivamente ma lo sente (…)

di Gianmarco Groppelli

DsPcDoCinNews

marzo ’97

pag. 32

So what ?

25 Ott

L’aria e’ già ruvida e tagliente e di sotto una coppia appanna i finestrini per stare al caldo e non avere spese…eh

Voglio vedere !

Voglio echeggiare, ruggente, in una valle di lacrime; dipinto di me stesso e uomo del week end
-guardami adesso !
-scoprimi adesso !-

Salvami dicendo ciò che hai detto prima, ti prego dillo di nuovo.

Voglio guardare e ricordare !

Voglio guardare e sussurrare a un’alba nuova il mio “sollievo”

-devo !-

Temporeggio.

Voglio sentire l’aria sulla faccia.

Non temo tanto i malanni stagionali quanto le persone contro cui non mi hanno vaccinato. E’ chiaro.

Voglio abolire ! Abolirli ! ABOLIRM(I)
Voglio annientare, annientarli o più semplicemente, annientarmi… almeno per un po’. Domani si vedrà.

Zzzzz…Zzzzz…Zzzzz…
dieci minuti per favore
soltanto altri dieci minuti.

Voglio sistemare, dire, scusarmi e sopperire a questo mio bisogno di volermi.

Tale e quale a come mi vedo mi hanno conosciuto, lasciato e poi ripreso.
E VERO ! Perciò anche per questo voglio !

Voglio un margine di errore.
Una navetta madre alla quale ritornare.
Una tavola rotonda che abbia tutti e quattro gli angoli uguali e l’ennesimo Mercedes bianco sul quale fronteggiare i miei errori che rapidi e spietati e ruvidi sono volati via, ma li ritrovero’ (stanotte stessa) in una Bud o in un macello di periferia a seconda di chi mi invitera’ per primo.

Le luci, le auto, il porto e perfino
(incredibile) perfino le persone sembrano sorridere.

Sarebbe ora di andarsene da qualche parte a riposare adesso, lo so.
Non ho tempo. Ho troppo da fare.

Voglio sentire la città frignare a squarciagola come un antifurto.
Perdermi nel suo lezzo nauseabondo.

Voglio il sapore di una donna sconosciuta, togliermi la sete.

Vorrei che questa notte tutto quanto potesse essere perfetto come nei film per famiglie.

Svegliarmi con ancora in bocca il suo sapore, il rossetto sul collo e una domanda in più alla quale dover rispondere.

Voglio affogare nel Jim Beam ed essere la STELLA più lucente che ci sia.

Voglio restare a guardare la metropoli, sentirla scivolare lentamente tra le mie dita come sabbia bollente d’agosto…
vederla folleggiare, ridere e piangersi addosso per ogni cazzata, ma senza dolore. Più per gioco che per rabbia.

Voglio una mano alla quale poter tendere la mia, un punto di contatto o solamente, un po’ di compagnia.

Voglio parlare per ore, di tutto, con tutti !

Non sono una cifra né una statistica casomai, una tela ancora da finire:
quando fuori piove e sei dilaniato dal fottere a pecorina.

Sono tutti e nessuno e mi conosco come nessuno perciò, anche per questo, voglio.

Cerco sempre una scorciatoia; qualsiasi cosa voglia dire.

Una festa nella quale smarrirmi o magari, soltanto una nave di Gin sopra la quale prendere il largo insieme a 9.459.000 adolescenti arrapate.

Non so nuotare ma non importa.
Ho un giubbotto di salvataggio e una preghiera per quel momento.

Ho una casa piena di libri e una vasca zeppa di peli di gatto.

Una botte di sogni sotto al cuscino e un amico arruolato in marina.

Dodici colpi dentro al caricatore ed un apostrofo rosa tra le parole “fammelo” e “doppio”.

Voglio una super troia, una gonna, una tata, una mamma nel cuore e nel corpo…
un collo sul quale schiantarmi ubriaco fino al midollo.

Due occhi dolenti davanti al portone di casa ai quali poter dire

-e’ finita !-

Voglio, voglio, voglio, voglio…
tuttavia piglio la vita col contagogge, ho paura dell’overdose perché non voglio morire

NON QUÌ – NON PER LA SECONDA VOLTA !

dal libro “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli

acquistabile anche online

Del sale era il profumo
Gianmarco Groppelli,hillbilly
Aprile 2013 – ristampa 2015
casa editrice Vicolo del Pavone
Via. G. Bruno, 6
29121 Piacenza.

Genere: Poesia

Tutti i diritti sono riservati.
Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore.
Progetto grafico, impaginazione e stampa Tipitalia-Piacenza.

Shipwrecked sometimes (ImA)

21 Ott

Mamma, ho sognato di te la notte scorsa perché sei una grotta dove posso respirare

Mamma, ho sognato di te la notte scorsa perché sei il mio sole in un giorno piovoso come un fiore che può crescere soltanto in estate

Mamma, ho sognato di te la notte scorsa perché mi hai dato la vita e mi dai una vita perfetta -oggi-

e ragionando su questo cammino e piango sulla mia strada solitaria che qualche volta mi allontana da te

Mamma, ho sognato di te la notte scorsa perché sei la mia casa, il mio cuore, la mia salute, la mia anima gemella, il mio passato e il mio futuro.

(thanks me Lord)

Gianmarco Groppelli

Provincetown, MA 1988

dal libro “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli

acquistabile anche online

Del sale era il profumo
Gianmarco Groppelli,hillbilly
Aprile 2013 – ristampa 2015
casa editrice Vicolo del Pavone
Via. G. Bruno, 6
29121 Piacenza.

Genere: Poesia

Tutti i diritti sono riservati.
Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore.
Progetto grafico, impaginazione e stampa Tipitalia-Piacenza.

PiacenzaSera.it di Gianmarco Groppelli

21 Ott

“THE GREATEST SHOWMAN”

USA 2017
105 min
genere: musical – biografico

Regia di Michael Gracey

cast: Hugh Jackman, Ellis Rubin, Michelle Williams, Zac Efron, Rebecca Ferguson, Zendaya, Keala Settle.
scritto da: Jenny Bricks e Bill Condon.
fotografia: Seamus McGarvey.

Siamo nell’Ottocento.

Rimasto orfano del padre sarto, Phineas Taylor Barnum non ha avuto certo un’infanzia felice ma ha molta forza di volontà e intraprendenza tanto da inventarsi un lavoro. Il suo nome diventerà leggenda. Chiunque abbia conosciuto e amato il magico mondo del grande circo americano per eccellenza, lo associa al cognome Barnum.

Quando i sogni diventano realtà…

Tolti i panni di Wolverine, Hugh Jackman indossa gli abiti curiosi pieni di lustrini e paillettes di P. T. Barnum, uomo determinato e instancabile.
Fervente sostenitore di quel sogno americano che ha fatto della sua vita un’avventura e una sfida su tutti i fronti.
Spalleggiato dalla moglie, l’uomo senza non poche difficoltà e traversie riesce ad allestire uno spettacolo mai visto prima che attirerà l’attenzione non solo del suo paese ma di tutto il mondo in tempi record. Il proverbiale e positivo Barnum diceva che non esiste nulla di impossibile a questo mondo, basta volerlo. Barnum si è improvvisato imprenditore, politico, uomo d’affari e chi più ne ha più ne metta. Un esempio da manuale di tenacia.
La storia non è scritta da chi sogna ad occhi aperti – è scritta da chi crede in sé stesso e nei propri ideali a tal punto da essere disposto a sacrificare ogni cosa, ma proprio ogni cosa nel tentativo di trasformarli in realtà.
Film biografico-musicale, a tratti romantico, assolutamente pirotecnico, veloce, fiammeggiante, titanico. Psichedelico quasi sia pur nella sua dickensiana atmosfera di poverissimi e ricchissimi.
Le tende del grande show si aprono all’unisono con potenti rulli di tamburo e lo spettatore è già preso fino alla punta dei capelli. Quel che si cela dietro di esse non è soltanto puro e innovativo e possente spettacolo di intrattenimento.
A chi sa leggere tra le righe, questo lungometraggio firmato Michael Gracey offre molto, molto di più.

Non solo bellezza.

Non solo disincanto.

Magia.

Emozione.

Adrenalina.

Personaggi assurdi dalle facce assurde.

Senza svelare troppo del film possiamo dire che l’industria cinematografica statunitense mostra ancora una volta gli artigli della sua viscerale passione per una tradizione tanto antica quanto sentita.

La settima arte indossa l’abito da sera e ci invita…a sognare.

Michelle Williams è straordinaria come sempre; due passi davanti a tutti.

Semplicemente unico.

Elettrizzante.

di GIANMARCO GROPPELLI
Giudizio: ☆☆☆1/2
http://www.piacenzasera.it

Church of Santa Brigida in Piacenza by Gianmarco Groppelli

18 Ott

Extraordinary sacred place that literally exudes art, fascinating and poignant memories of times gone by. Always packed and dear to the people of Piacenza, especially on the occasion of the evening mass of Christmas.

☆☆☆☆☆ Google em – Emilia Romagna by night art. 24 online

“Land of many churches” RIP

holes in this sand (right now)

14 Ott

Per te che sei il sole che scalda il mattino

Per te che sei il bene in un mondo di male io faccio un sorriso

Per te che ami e non pretendi mai nulla faccio di quest’amore una culla dove tu possa assopirti beata, compresa e sicura d’essere amata

Per te che cogli i bei fiori di maggio aspettando l’estate io canto il mio cuore

Per te che ogni volta ritorni dipingo i tuoi sogni

Per te che mi guardi così io scrivo una riga

Per te cometa su i monti
(io vivo i miei giorni)

GIANMARCO GROPPELLI

estratto de
“Coni d’ombra e lame di luce”
(meditazioni per chi cerca un senso alla sua vita) Groppelli-Marchioni.
Centro culturale “E. Manfredini”
Tradizioni e Prospettive.
Finito di stampare nel mese di marzo 2000.
Tutti i diritti sono riservati.
Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore.
Progetto grafico impaginazione e stampa -Nuova Linotipia- Piacenza.

PcSera di Gianmarco Groppelli

14 Ott

QUELLO CHE NON SO DI LEI
(D’après une histoire vraie)

FR-BELGIO-POLONIA 2017

110 min.

Regia di Roman Polanski

gen: thriller psicologico-noir drammatico.
cast: Emmanuelle Seigner, Vincet Pérez, Eva Green, Dominique Pinon, Camille Chamoux.

Liberamente ispirato al romanzo verità di Delphine de Vigan.

Delphine, scrittrice di successo in piena crisi creativa intreccia una singolare relazione con una sua fan, donna intelligente e misteriosa.

Premetto che ripercorre il trascorso artistico di Roman Polanski è un po’ come arrischiarsi sul ghiaccio.
La sua fortunata e chilometrica carriera vanta capolavori impressi nella storia del cinema. Vere e proprie pietre miliari.
Polanski è per certi versi un mondo a parte e i mondi a parte hanno bisogno di qualche parola in più.
Non voglio annoiare, tuttavia, pertanto non starò a dilungarmi troppo.
Potrei tracciare un profilo del regista al fine di dare una visione più chiara di questo controverso artista.
Ho scelto di farlo; con poche parole.
Sebbene, come del resto prima e dopo di lui, hanno fatto i suoi colleghi ossia cavalcare generi molto diversi l’uno d’altro, Polanski ha davvero qualcosa in più che lo contraddistingue.
Una sorta di marchio di fabbrica.
Un modo di fare cinema assolutamente personale.
Come dicevo, un mondo a parte.
Prendiamo come riferimento un David Cronenberg notoriamente riconosciuto come il fondatore “dell’horror biologico”.
Solo gli occhi di Cronenberg vedono realmente e lo sottolineo, realmente, ciò che è il risultato ultimo della sua fatica.
In questo si assomigliano molto poiché se esiste un regista al mondo i cui film appaiono a una prima occhiata addirittura incomprensibili (nel messaggio e nella vestizione) è proprio David Cronenberg.
Polanski trova un parallelismo col regista canadese in quanto entrambi hanno come scelta in comune quella di avvalersi dell’effetto shock, del -ma cosa ?!-
Cronenberg, il più delle volte sbattendoci in faccia i più raccapriccianti effetti speciali sia in termini di make up che in termini digitali.
E poi ?
E poi la sottotrama.
Porte dentro porte e dove queste conducano è sempre un mistero.
Quindi, Cronenberg più diretto e spietato. Polanski più malinconico, intimista, “cauto” e di impronta più fina, ma sempre scioccante.
Mai prevedibile. Un passo davanti a tutti.
La macchina da presa è un’estensione dei suoi occhi che frugano l’animo umano, lo sviscerano letteralmente e lo passano al microscopio; per cavarne cosa ?
Angoscia, punti deboli, tetraggini, ambiguità e direi un compiaciuto, morboso ricalcare (sempre con perizia e mestiere) gli anelli che tengono insieme la catena del suo “bizzarro” stile. Del suo modo di vedere il mondo.
Qualche critico lo ha paragonato in questo senso a Ingmar Bergman.
Ne convengo al mille per mille: due psicologi oltre che due virtuosi registi.
Due esperti del tormento.
“Rosemary’s baby – nastro rosso a New York”, “L’inquilino del terzo piano” e “Venere in pelliccia”.
Mi sbilancio e dico: la “trilogia dei sensi”.
Polanski torna alla riscossa col coltello in mezzo ai denti.
“Quello che non so di lei” è un film tesissimo, torbido, mozzafiato, inquietante, possessivo-ossessivo, nero, amaro, efferato.
Un -lasciatevi sconvolgere- d’autore.
Il confine tra “vero” e “falso” è una linea ben visibile oppure occorre scavare con le unghie per stanare il “vero” o il “falso” ?
Polanski ha tutto in testa.
Lo spettatore un po’ meno ed è proprio questo che fa di “Quello che non so di lei” una perla del thriller psicologico.
Polanski è un genio.
Maestro della gamma cromatica.
La padronanza con la quale maneggia e impasta gli ingredienti di questo esplosivo prodotto è incredibile.
Nelle mani sbagliate il risultato sarebbe stato un guazzabuglio di deliranti immagini senza capo ne coda.
Viceversa, questo è proprio uno di quei film che a fine proiezione ti fa dire “Il buon cinema non è morto come dicono in molti !”.

Gianmarco Groppelli

Giudizio: ☆☆☆☆☆
http://www.piacenzasera.it
PcSera

BUGGERED

13 Ott

Michael conosce Taylor Hannah (1980)

…e col tempo iniziano ad amarsi (1981)
Sono giovani e con le pezze al culo ma tengono il cuore in mano e come tutti i giovani sono testardi e qualche volta (innamorati) davanti alle scuole, nella metro, nei bar quando piove (…)
Sognano una casa tutta loro.
Un’automobile per spostarsi.
Un lavoro che dia loro un salario assicurato.
Un bimbo per il quale ansimare con l’orecchio teso (quando ha la febbre) e si sbatte tra le lenzuola mezzo dormendo mezzo gemendo.

(1984)
Michael frequenta i corsi serali: sputando sangue e colore di giorno
(in officina) zeppo di Marlboro e caffè con gli occhi pesti, pallido ma vincente, sventola il diploma tra i colleghi compiaciuti che lo stanno a guardare con la fiamma ossidrica in mano e i calzoni giu’ per il culo.

(1984-1985)
“quasi perfetto” (…)

Possiedono tutto ciò che hanno desiderato ?

NO !
PERCHÉ ADESSO TAYLOR HANNAH AMA UN ALTRO.

Gianmarco Groppelli
1988
Provincetown, MA

estratto de
“Coni d’ombra e lame di luce”
(meditazioni per chi cerca un senso alla sua vita) Groppelli-Marchioni.
Centro culturale “E. Manfredini”
Tradizioni e Prospettive.
Finito di stampare nel mese di marzo 2000.
Tutti i diritti sono riservati.
Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore.
Progetto grafico impaginazione e stampa -Nuova Linotipia- Piacenza.

hide and reveal

11 Ott

Ho vissuto il mio tempo aspettandomi chissà che.

Ardenti passioni.

Amori longevi,
intimi attimi di complicità,
percussioni nel petto,
sensazioni irripetibili sulle quali poter meditare nel cuore della notte e a mani vuote, col cuore fiacco,
spento di dentro e sgualcito di fuori ti lasciai fare.

Senza parole.
Senza carezze.

Da allora,
la mia tacita e reclusa esistenza va navigando a vele spiegate al centro di una tratta di mare sconosciuta,
dove la burrasca della notte ha spento la sua ira e le stelle appaiono talmente vicine da poterle toccare.

L’albero maestro s’è fatto più forte di prima.
Non accusa stanchezza né sente il peso degli anni.

Sono il comandante, il mozzo e la vedetta.
Il naufrago può darsi, e tu ?

Il panfilo fantasma che mi ha strappato a morte certa.

di Gianmarco Groppelli

(a GIOVANNA)

estratto de: “Del sale era il profumo”.

di Gianmarco Groppelli
“Del sale era il profumo”

Aprile 2013 – ristampa 2015

Casa Editrice Vicolo del Pavone
Via G. Bruno, 6 – 29121 Piacenza
Tel. 0523.322777 – Fax 0523.305436
http://www.vicolodelpavone.it
info@vicolodelpavone.it
Tutti i diritti sono riservati.
Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore.
Progetto grafico impaginazione e stampa Tipitalia – Piacenza.

PiacenzaSera di Gianmarco Groppelli

9 Ott

IL FILO NASCOSTO

Usa 2017
130 min.
genere: drammatico.

Regia di Paul Thomas Anderson.

cast: Daniel Day – Lewis, Lesley Manville, Vicky Krieps, Richard Graham, Camilla Rutherford.

Londra, anni ’50. Il mostro sacro della moda Reynolds Woodcock sta al vertice della scena stilistica insieme a Cyril, la sorella. Tutto ok finché l’uomo non perde la testa per la giovane Alma. Che dire; ci sarebbe molto da dire ma è anche vero che al contempo non c’è poi tanto da dire.
Bernardo Bertolucci disse che di fronte a certi capolavori tacere è la via migliore. Parole sante e ne convengo al mille per mille, tuttavia, devo e voglio condividere ciò che questo film ha suscitato in me. In primis un senso di impotenza e di vuoto dettato dal rigore della messinscena maniacale, perfetta, sincronizzata come un cronometro e dalla sceneggiatura solida e orgogliosa nelle sue ambiziose intenzioni: bersaglio centrato in pieno.
Fotografia mozzafiato. Un guardaroba impeccabile e una ricostruzione storica che lascia davvero senza parole. Il virtuosismo di questo film va colto nei dialoghi titanici e nel nerbo narrativo teso come le corde di un violino. Lo spettatore pietrificato dall’insieme non può che fondersi diventando un tutt’uno con la pellicola, tuttavia è quasi impossibile immedesimarsi nei personaggi, creati con una forza dirompente.
Solo il professionista potrebbe esprimere un giudizio che renda vera giustizia a questo lungometraggio. In due parole, solo colui che di mestiere sta dietro alla macchina da presa può carpire veramente e lo sottolineo, veramente, l’impegno e lo zelo col quale è stato partorito il film in questione. Una lezione di grande cinema destinata ad essere ricordata in eterno.
Daniel – Day Lewis, in passato, ha dato sfoggio del suo indiscutibile talento da “Nel nome del padre” a “Gangs of New York” a “Il petroliere”. Maestro del linguaggio del corpo e della mimica facciale. Un gigante camaleontico capace di interpretare in modo magistrale qualsiasi ruolo gli venga affidato, quì raggiunge il suo il suo apice.
Al suo fianco Lesley Manville e Vicky Krieps. “Il filo nascosto” è cinema nel cinema. Gli occhi dei protagonisti recitano, ardono e luccicano anticipando le battute. La parola è solo uno dei tanti ingredienti di questa miscela esplosiva. Ogni sequenza, ogni passaggio è come il capitolo di un grande libro. Dire che ogni singolo secondo di questi 130 minuti vale il prezzo del biglietto è cosa scontata.
Certe emozioni sono difficile da spiegare. “Il filo nascosto”? Come una cara vecchia lettera d’amore e ci siamo passati tutti almeno una volta. Un tuffo nel passato! Il grande schermo come un sogno senza fine. Gli anni ’50 col suo bello e col suo brutto. Gettare uno sguardo indietro ha sempre il suo perché.
Qualcuno la chiama nostalgia. Qualcuno “tempi andati”. E’ un capolavoro assoluto. Il film ha ottenuto sei candidature ai premi Oscar, due candidature ai Golden Globes e vinto un premio ai BAFTA. Record di pubblico e incassi.

Gianmarco Groppelli

Giudizio: ☆☆☆☆
PcSera
http://www.piacenzasera.it