Disillusioned

25 Nov

Gli stivali nella sabbia in questa notte estiva più fredda che estiva e resto a scrutare l’orizzonte piatto nel quale spiccano stelle lattescenti; so bene cosa io sia venuto a cercare a quest’ora tarda e so bene perché abbia scelto questo posto consumato, circondato per ogni dove da squallide case tutte uguali, tutte insapore e tristi e peste di sonno e di rabbia. Incuria totale, sublime abbandono dietro al quale si cela lo splendore maledetto dei bei tempi andati ora che la mezzanotte pulsa e piange e si gonfia prepotentemente, ora che la mezzanotte monta e avanza portandosi appresso la sua maligna influenza, con le sue credenze popolari, leggende metropolitane e tutto il resto; non ho paura!
Questo per certo mi e’ indifferente ma se mi trovo dove mi trovo e’ appunto per ritrovare non tanto me stesso poiché vi ho rinunciato da tempo immemorabile, quanto per (ri)vedere con gli occhi in sangue della mente ciò che di più caro ho perduto.
Dicono che struggersi volutamente sia una penosa pratica che gli artisti: pittori, musicanti, filosofi e poeti adoperano per violentare la vita ! Per malmenarla, igiuriarla, deriderla e odiarla nella speranza che il dolore porti loro quell’ispirazione che tante volte non viene. Può darsi sia così.
Io vedo solo un’orizzonte piatto punteggiato di stelle lattescenti: so bene per quale motivo mi trovo dove mi trovo e so che purtroppo ancora una volta tornerò indietro a mani vuote nonostante le mie “buone” e disperate intenzioni.
Come un fiume in piena sono arrivati i ricordi nondimeno non sono riuscito – e lo ripeto – non sono riuscito a trattenerne nemmeno uno (sia pur sbiadito e corroso) nemmeno uno. Li ho visti ma senza realmente vederli come pure loro con tutta certezza non hanno veduto me sicché mi sono trovato al punto di partenza: senz’anima, senz’aria nei polmoni e da questo fiume in piena non ho tratto ne giovamento ne “ulteriore” patimento, me lo aspettavo!
Mi sono seduto, poi coricato, rimesso in piedi, coricato un’altra volta e così via per un’ora abbondante (…)
proprio non ho trovato ciò che andavo cercando.
Ho tastato i calzoni (davanti e dietro) e una volta pescato il portafogli da esso ho estratto una rubrica quasi in brandelli e l’ho sfogliata adagio. Il vento mi sferzava la faccia quasi a dire -alza i tacchi -sei tutto- tranne che il benvenuto – va via!
Nel portafogli vi era una foto e una data, nient’altro.
Patente di guida sospesa, documenti smarriti, zero soldi (…) e così restammo
(in piedi nella sabbia) io e la foto che adesso stringevo con un vigore tale da sbiancare le nocche. Nei colori sbiaditi del tempo gli occhi di mio fratello erano un misto di gioia passata e una coltre di nebbia fuori stagione quasi a guardare con malevolenza l’idiota che ero, lì così, in piena notte col mio dolore, la mia nostalgia, la mia ottusa avversione per tutto ciò che evolve e cambia come le strade che ora ci separavano: lui a destra e io a sinistra. Ero davvero (in quel tempo) il più stupido e malinconico e nostalgico
rottame incagliato tra gli scogli spigolosi della vita. Era davvero l’inferno a mezzanotte. Le mie parole pesanti, un “lucido” delirio nel silenzio tutt’intorno:
“Fratello carissimo” ogni sillaba era una pugnalata. “Darei la vita se tanto servisse a riavvicinarci”.
Un turpiloquio livido e osceno carico della collera più accesa e al contempo bruciante di appassionato sentimento per il sangue del mio sangue!
“Family is 4ever&4always” mi dicevo. “Family is 4ever&4always”.
Ah, fottutissimo orologio sei riuscito nel tuo intento peggio ci avesse messo la coda il diavolo! Bastardo codardo, non avevo null’altro che mio fratello
(la mia luce e la mia letizia) bastardo sei ! E in quell’abominio non vi era spazio per null’altro che non fosse catastrofe e sfacelo.
Quando mi svegliai la sabbia era svanita insieme a tutto il resto e ne fui sorpreso e felice e nauseato…
Non era notte bensì primo pomeriggio.
Niente stivali, niente fiume in piena.
Mi ero salvato per miracolo?
Non saprei, il certo e’ che non riuscivo a decifrare, a leggere gli occhi di mio fratello (la mia luce e la mia letizia) come avrei voluto. Era davvero l’inferno nelle ore afose del primo pomeriggio quella foto sul comodino?
Ero davvero (in quel tempo) il più stupido e malinconico e nostalgico rottame incagliato tra gli scogli spigolosi della vita?

in quel tempo – fanculo – appena due giorni fa !!!!

Greenfield Alabama, 35748 U.S.

estratto de “Storie di vita”

(2002) di Gianmarco Groppelli Casa Editrice Centro culturale “E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive.

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore. Progetto grafico impaginazione e stampa -Nuova Linotipia- Piacenza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: