Churches

30 Nov

Era il mese di maggio (e come ogni anno) la mia parrocchia si era data un gran da fare per organizzare “i rosari di cortile”.
Qualcuno con i primi capelli grigi, certi tenevano ancora il viso imbrattato dall’acne e non arrivavano ai sedici anni. Ognuno aveva le proprie ragioni per pregare il signore.
La speranza che ci accomunava e’ facilmente intuibile: che i nostri bisbigli venissero raccolti, qualsiasi cosa volesse dire.
Le giornate iniziavano ad allungarsi ed era piacevole intrattenersi sotto ai pergolati nella luce lillà sbiadito delle nove di sera.
Accompagnavo mia madre in queste escursioni religiose una volta a settimana, il mercoledì.
Si partiva da un punto d’incontro comodo a tutti e si proseguiva alla volta di una chiesa sempre differente laddove chi di dovere si sarebbe pigliato la briga di dispensare benedizioni (…) e fu in occasione dell’ultimo incontro che una ragazza sui venticinque anni si accorse di me. La solita vecchia battuta, se la memoria mi assiste:
“Scusa, hai un fiammifero per caso?”.
Lo avevo.
Mi disse di chiamarsi Greta e che stava per laurearsi. Avrebbe voluto esercitare da guida in qualche museo importante, a Firenze magari.
Vi era già stata una Greta nel mio passato.
Roba lontana. Eravamo due ragazzini ed era andata com’era andata.
Lei, espansiva e solare.
Io, burbero e gelosissimo.
La “nuova” Greta mi promise che ci saremmo rivisti
-gli incontri del mercoledì sono finiti- le rammentai

Scrollata di testa.

“Lavoro al bar Sahara” disse. “Puoi passare quando vuoi”.
Per una settimana abbondante mi riservai di pensarci su (bene) prima di lanciarmi a testa bassa in qualcosa che a dirla tutta mi lasciava non poco perplesso.
Generalmente le signorine non si accorgono di me. Specialmente quelle belle e interessanti.
Indossai una giacca beige, una camicia a quadri e una cravatta pure beige.
Portavo un mazzo di fiori sottobraccio e in tasca avevo circa cinquantamila lire. “Greta?”. Disse il ragazzo.
Era esile e giovane e slanciato.
“Mai sentita”.
“Certo”.
“E’ proprio sicuro che le abbia detto bar Sahara, signore ?!”.
Risposi -forse- e gli augurai buon lavoro.
Camminai, camminai e camminai…
poi sedetti su una panchina.
Pochi passanti. Era quasi ora di cena.
Avevo forse trent’anni.
Portavo un mazzo di fiori che solo a guardarlo avrei voluto dargli fuoco e la solita insopportabile emicrania di chi ha fumato una sigaretta via l’altra prima del “grande incontro”.
Il viale odoroso si srotolava insolitamente infinito ed ero al punto di partenza.
Un tutt’uno con la natura e per nulla con i miei simili.

estratto de
“Storie di vita” (2002) di Gianmarco Groppelli

Casa Editrice Centro culturale
“E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive.
Tutti i diritti sono riservati.
Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore.
Progetto grafico impaginazione e stampa -Nuova Linotipia- Piacenza

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