Archivio | dicembre, 2019

White bell towers

28 Dic

Erano gli anni ’80 e allora come adesso, proprio non mi riusciva di sentirmi in pace con me stesso e tanto meno col resto del mondo che percepivo come una vera e propria minaccia sotto ogni punto di vista.

Quelli della mia classe avevano un odore e un nome ben preciso.

Parlavano solo ed esclusivamente di calcio e i loro occhi mi annoiavano a morte.

Anche la scuola mi annoiava.

Nei rigidi pomeriggi invernali faceva buio prima dell’ora di merenda e restavo a guardare i ragazzi del collegio dirimpetto che si rincorrevano nella neve alta una spanna nei loro stivali di gomma.

Il rosone sulla facciata si apriva come un ventaglio orgoglioso in tante fette colorate. Pensavo alla mia bicicletta nuova. A ogni raggio corrispondeva il suo triangolino colorato ma le giornate erano lunghe ed estenuanti e certe volte era davvero impossibile scorgerne la fine.

Allora mi intrattenevo coi libri che mi ero portato da casa e che leggevo di nascosto da sotto il banco mentre la maestra spiegava al resto della classe la differenza tra un triangolo acuto e un pomodoro.

Erano quasi tutti autori nativi del New England. Mi dicevo che dovevo assolutamente vederlo.

E lo vidi, tre anni dopo insieme a mio fratello maggiore.

Amore a prima vista.

Il New England era l’incarnazione di tutto ciò che bramavo.

In un vecchio componimento avevo scritto qualcosa come

VITA (1)

GIANMARCO (0)

Forse era vero.

Forse era stato così …

fintanto che i miei piedi non avevano calcato le stradine pulite di Provincetown, quando la brezza della sera estiva ti carezza il viso e le lettere d’amore si dipingono nel cielo; tutto attorno e’ a suonare il motivo dell’adolescente.

Se intendi, per i musicanti e’ certamente in note e pause ma per quelli dalla “penna facile”, beh, per quelli le lettere d’amore nel cielo sono

– lettere d’amore nel cielo –

le leggi e non e’ vergogna commuoversi.

Le parole, rimpolpate dai colori del tramonto sembrano gonfiarsi ed acquisire tanto più valore e così cammini senza fretta tra le chiese bianche e i campanili bianchi celati dal rigoglioso formicolare della natura in fiore:

tra vendetta e splendore

era scritto così, sul legno lasciato in bianco di una casa senza soffitta e senza cassetta della posta.

Non ricordo come iniziasse la lettera ma finiva con queste parole:

-tra vendetta e splendore-

mi piace pensare che queste parole siano state gettate lí in un gesto di collera estemporanea.

Ah si, ora ricordo.

Era estate piena e di bianco era piena la strada, l’asfalto, la chiesa ed il cielo diceva:

“Dear Jack, i never forgot the silence when you was standing in front me; eyes to eyes & face to face.

A decent place it was where we could looked sun cuming down.

I knew and i know…

one day i’ll got you again !

Revenge ‘n glory days”.

Ho pianto tre giorni ripensando a quelle lettere d’amore scritte in (cielo) in (estate)

“tra vendetta e splendore”

THAT’S HOW THEY DO IT IN NEW ENGLAND

estratto de
“Coni d’ombra e lame di luce”
di Gianmarco Groppelli

casa Editrice Centro culturale
“E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive

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100%

25 Dic

Mi citi i nomi delle cinque tribù che presero parte alla confederazione il cui scopo principale era la pace universale.

La mascella della concorrente restava a mezza via, malamente dischiusa come un registratore di cassa inceppato, con grande piacere di Alex Trebek appollaiato sul suo sgabello con il cronometro in mano pronto a dire: “TEMPO SCADUTO”.

Basta televisione.

Basta tutto.

Non riuscivo a mangiare, non riuscivo a scrivere, non riuscivo a dormire.
Nella mia testa gli ultimi cinque giorni erano un frullato di immagini del colore della sabbia bagnata appannati da un mix di benzodiazepine, Jim Beam e musica country a tutto volume.
L’appartamento nel quale stavo al tempo dei fatti (avevo 30anni) rimaneva al civico 1434 in una palazzina di quattro piani dove i vicini non rappresentavano certo un problema poiché sulla facciata principale a grandi lettere azzurre era scritto INAGIBILE il che stava a significare: a tuo rischio e pericolo.
Avevo un pesce rosso che avevo battezzato Rocky ma erano tempi di magra e non potevo più comprare il mangime apposta e così una sera gli detti mollica di pane sminuzzata.
Il giorno seguente galleggiava a pancia in su. Mi e’ dispiaciuto un sacco.
Era un buon orecchio e xxx solo sa se ne avevo bisogno.
Scrutavo l’acqua torbida e spessa e pesante nella quale galleggiava il povero Rocky fumando l’ultima Pyramid.
Il pacchetto accartocciato crepitava alle mie spalle come pioggia violenta in novembre.
E quella ragazza…
riempiva l’appartamento come un grosso elefante trasparente.
Gravava su ogni cosa, su ogni mio movimento, su ogni mio pensiero ed era cosa detestabile e “piacevole” al medesimo tempo ma ripensandoci oggi, più detestabile che piacevole difatti all’una del mattino più o meno dopo una quindicina di sforzi inutili e vista vana la speranza di riuscire a prendere sonno avevo deciso di uscire a comprare le sigarette.

Caldo da svenire.
Afa. Afa. Afa.
E così camminavo con la mia pietra al collo, la mia spina nel petto, la mia follia, la mia disperata intenzione, il mio lucido delirio che mi sussurrava
-stanotte la ritroverai-
e già sapevo dove le mie gambe mi avrebbero condotto.
Lungo il fiume presso il quale senza tanti convenevoli mi aveva detto che era cosa saggia chiuderla lì e amici come prima.
Ma quali amici del piffero!!?
Dovevo stanarla e parlarle.
Mostrarle gli accadimenti visti dalla mia prospettiva.
Se non proprio discolparmi quantomeno imbastire un minimo piano di difesa.
E già sapevo dove le mie gambe mi avrebbero condotto: lungo il fiume presso il quale senza tanti convenevoli mi aveva detto che era cosa saggia chiuderla lì e amici come prima.
Ma quali amici del piffero!!?
Dovevo stanarla e parlarle.
“Oh, Dio ti abbia in gloria” disse. “Sai”.
Sapevo.
L’uomo che aveva parlato era grosso e alto. Di colore, tra i venti e i venticinque anni. Malfemo sulle gambe, il berretto per traverso, una maglietta rossa e mi cercava soldi.
Gli detti una manciata di monete e monetine senza contarle.
“Seeee, ha altro da fare”.
Mi disse che dovevo credere nella forza del Signore e rinnovo’ quindi le sue benedizioni.
“Ok”.
Non sembrava un tossico ma lo era per certo.
E così andavo pigliandomi spintoni e pestate di piedi, e spintoni e pestate di piedi nella notte soffocante e alle orecchie mi arrivava di tutto.
Gli occhi? Beh, in pratica guardavo senza vedere. Ero un fantasma disilluso e viceversa più che mai persuaso dall’idea che la vita non fosse altro che una vigliaccata.
Lo pensavo allora mentre trascinavo i piedi in estate tra i magnaccia e le puttane e altre facce del cazzo tutt’intorno su i marciapiedi enormi fendendo le luci e i neon e il lezzo di piscio e ascelle e fritture d’ogni sorta che mi stringeva la gola come una pipata di insetticida e lo penso oggi, ragionando sul fatto che il tempo e’ passato ma la vita e’ rimasta come avevo previsto una vigliaccata al 100% più vigliaccata che mai; e con tutto che il progresso ci ha messo il becco nei sentimenti della gente coi social e le amicizie virtuali a maggior ragione non e’ cambiato niente anzi, ed e’ un fatto che sfacelo e miseria la fanno da padrone in tutti i sensi e in tutte le fottute lingue del fottuto mondo.
Più vigliaccata di così. Accorciamo questa squallida e sgocciolante reminiscenza ok, si.
Cosa giusta e lascio scritto che ovviamente non l’ho più (ri)beccata Rebecca per almeno due anni da quella volta presso il fiume e bla bla bla.
E quindi?
E quindi niente.
Le sigarette non le ho poi comprate perché ho dato tutti i soldi che avevo al gigante nero e mi son pigliato un caldo d’inferno per niente, quella notte (allora) avevo 30anni.

Oggi…
Cosa ho da dire a parte vomitare brandelli di sanguinante passato?

Non molto a parte che Becca ed io siamo amici (credo più che amici) e che a differenza di allora sono pieno di soldi e ho una bella casa e belle auto e anticaglie pregiate da ogni parte del mondo e tante altre cose e nonostante io sia l’ombra di Becca la mia Gio'(vanna) non e’ gelosa e se la e’ allora non ho mai visto attrice più brava e sono un critico cinematografico. Amen.
Nondimeno, 100% vigliaccata ‘cause old habits are hard to broke, like hate.

estratto de “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli

Aprile 2013 – ristampa 2015

Casa Editrice Vicolo del Pavone
Via G. Bruno, 6 – 29121 Piacenza
Tel. 0523.322777 – Fax 0523.305436
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25 Dic

Convince e affascina “Assassinio sull’Orient Express” di Branagh.

Dall’omonimo romanzo di Agatha Christie (1934), tra i produttori lo stesso Branagh e Ridley Scott.

Assassinio sull’Orient Express

Usa 2017
durata: 114 min.

genere: giallo-thriller.

REGIA: Kenneth Branagh

cast: Kenneth Branagh, Penélope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench, Johnny Depp, Josh Gad, Derek Jacobi, Michelle Pfeiffer, Daisy Ridley.

Dall’omonimo romanzo di Agatha Christie (1934), tra i produttori figurano lo stesso Branagh e Ridley Scott.

L’eccentrico investigatore Poirot si trova sull’Orient Express. A causa dell’inclemenza del tempo, l’investigatore e altri tredici viaggiatori restano bloccati a bordo scoprendo che nella notte si è consumato un omicidio.

L’investigatore si mette subito al lavoro. I tredici sono tutti sospettati.

Il garbo e l’eleganza degli anni Trenta sono uno sfondo perfetto per questo mystery movie che ha tutto il sapore intenso e pregiato di una pièce teatrale in stile Andrew Lloyd Webber e che si erge sicuro, ben fermo sulle gambe, dal principio alla fine.

Niente falle o cadute di stile.

Nell’immaginario collettivo il treno notturno non perde mai il suo fascino conferendo a quest’opera ulteriore efficacia con il risultato di destare nel pubblico un sentito interesse.

Le immagini, per virtù della sapiente fotografia trasudano emozioni; a queste si fondono dialoghi spumeggianti e un campionario di facce e costumi da manuale. Un cast eccezionale.

Lo sfarzo luccicante di un treno munito di tutti i comfort è in netto e duro contrasto alla fosca e misteriosa aria che si respira al suo interno poiché quanto di meglio aveva da offrire in termini di paesaggi da cartolina è ovviamente vanificato dal nefasto “incidente”.

Esempio maestro di un piacevole viaggio tra montagne e stupendi giochi di luce che si tramuta in un incubo.

Tutti sospettano di tutti. Tutti sono sospettati, nessuno escluso.

Man mano che la trama si infittisce lo spettatore ha tempo e modo di riflettere su una frase lasciata detta molto, molto tempo fa, ossia che “l’arte di saper creare dell’arte non può che essere a sua volta arte” (cit. W. Allen) ed io personalmente ne convengo.

Assassinio sull’Orient Express è con tutta probabilità il fiore all’occhiello di una stagione cinematografica iniziata senza non poche difficoltà ma che non molla, e come nel caso di questo film misterioso ed errante, sta avanzando come una locomotiva guadagnando terreno, trascinando il pubblico nel magico mondo della settima arte. Quello di Branagh è un film intrigante, affascinante, affilato, intelligente.

Una lezione di stile – from Old School –

di Gianmarco Groppelli

Giudizio:☆☆☆☆

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Becca’s guitar

20 Dic

Tutte “le porte” sono chiuse, o quasi

Piove

La casa deserta:
gli “amici” scomparsi e non c’è di peggio che il silenzio quando non l’hai cercato affatto (ma c’è) con tutto quel che ne consegue

Becca, play me a sad song tonight

Tutte “le porte” sono chiuse, o quasi

Sonno zero

Becca, play me a sad song tonight

Qualcuno (forse Oscar Wilde) lascio’ scritto che non vi e’ peggior delitto al mondo come il tempo che passa

forse era Oscar o forse era un altro, anyway

Becca, play me a sad song tonight

Vorrei poter rispondere
se mi venisse chiesto:
“Cosa desideri?”

-the happiness like this forever-
ma detesto dire ciò che non penso
pertanto…
Becca, play me a sad song tonight

E mentre suoni per me puo’ anche darsi che il mio cuore pesante decida di aprirsi e vuotare il sacco:
-loneliness is forever-

Guarda le mie labbra, honey

Ma non smettere di suonare, please

Leggile senza pena perche’ non e’ colpa tua se il tempo passa e piove e c’e’ silenzio anche se vorrei che non ci fosse (silenzio) e la casa e’ deserta e “gli amici” sono scomparsi e tutte “le porte” sono chiuse (o quasi) e i bacherozzi schizzano da tutte le parti (come ogni estate) sicché quando stai per coricarti li senti grattare in un angolo della stanza (…)

Fanno schifo quel tanto che basta a ripugnare chiunque abbia la sfiga di doverli rincorrere per tutta la casa e questo e’ un fatto (non so darti torto) ma e’ anche un fatto che in questa desolante, sanguinante, nauseante nottata, in fondo in fondo son “buoni compagni” per certi versi

Stanotte e per tutta l’estate: bacherozzi e silenzio
(prospettiva tutt’altro che gaia) ma che vuoi farci ogni anno e’ la stessa storia

Suona per me, Becca

Non credo che i bacherozzi abbiano preferenze

Becca, suona per me…a patto, già sai: a sad song tonight

nr.51, 47-50 St NYC

1991

estratto de “Del sale era il profumo”
di GianmarcoGroppelli

Aprile 2013 – ristampa 2015

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“Loro 2” www.piacenzasera.it di Gianmarco Groppelli

17 Dic

LORO 2

ITA-FR 2018

Regia di Paolo Sorrentino

100 min.
gen: bio-commedia-drammatico.
cast: Toni Servillo, Riccardo Scamarcio, Elena Sofia Ricci, Kasia Smutniak, Fabrizio Bentivoglio, Roberto De Francesco, Dario Cantarelli, Anna Bonaiuto, Giovanni Esposito, Ugo Pagliai, Ricky Memphis, Lorenzo Gioielli, Alice Pagani, Caroline Tillette, Pasqualina Sanna, Gigi Savoia, Benedetta Mazza, Elena Cotta, Iaia Forte, Duccio Camerini, Yann Gael, Mattia Sbragia, Max Tortora, Milva Marigliano, Michela, Alessia Fabiani, Chiara Iezzi.
musiche di Lele Marchitelli.
fotografia: Luca Bigazzi.

Pellicola divisa in due capitoli. Narra le vicende lavorative, vita privata, ascesa e “ultimi giorni” di Silvio Berlusconi e consorte. Seconda parte de “Loro”.
Si aprono le danze sulle note dell’intramontabile brano “Malafemmena” cantata direttamente da Toni Servillo “live” in somewhere…
Questa volta Servillo veste i panni dell’imprenditore-politico più intraprendente di sempre. Un’interpretazione magistrale per cento minuti di emozioni. Non mancano tocchi di ispirato humor, freddure e risate a denti stretti. Ben vengano. Il carrozzone si fa strada con prepotenza.
Sopra di esso si sbracciano personaggi assurdi dalle facce assurde (con richieste assurde) ognuno col suo problema e tutti ripongono fede nel cuore e nel portafogli del Silvio nazionale. Una sarabanda Felliniana da far girare la testa; tra feste a base di champagne e politica, telefonate private, magnati corrotti e donne bellissime non c’è di che annoiarsi nonostante il fatto che l’argomento trattato non sia propriamente brioso, diciamo così.
Sia pur imbastito con gusto e interpretato da attori credibili al mille per mille parliamo sempre e comunque di un film bio-verità. Sorrentino racconta il Belpaese visto attraverso gli occhi fiammeggianti di un uomo tanto odiato quanto amato. Silvio vs tutti e (a tratti ) Silvio vs Silvio.
Qualcuno ha detto: “Sorrentino è un bel dritto ! Fa un film biografia così saranno tutti curiosi”.
Sorrentino non ha scelto la via più semplice, tutt’altro. Questo è un film che mostra i muscoli e che è stato realizzato con l’intenzione di riportare il cinema italiano nel cuore degli italiani, e non solo. Dico a voce alta che mi stupirei e mi indignerei se, viceversa, un film di questo calibro passasse in sordina. Una cosa è avere in cucina gli ingredienti giusti. Un’altra è saperli amalgamare per farne un piatto da re.
Sorrentino é proprio un grande chef.

Di Gianmarco Groppelli
Giudizio:☆☆☆
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like a nightmare

13 Dic

La notte taciturna da queste parti e’ una scena straziante.
Pochi e malridotti lampioni fiancheggiano il viale deserto; un imbuto nebbioso tutt’altro che rassicurante.
Foglie morte (uccise) dal gelo, dagli adolescenti irrequieti del sabato sera nei loro anfibi con la punta in acciaio, dall’indifferenza generale sicché tutto quanto e’ incuria e sfacelo in tutti i sensi nondimeno la natura vuole (giustamente) e prepotentemente esistere.
Mi chino e ne raccolgo una. E’ bellissima; bordeaux con venature beige.
Si apre come un ventaglio orgoglioso tra le mie dita.
Storcendo il naso mi avvio verso casa disgustato da un mondo che proprio non comprendo e se stanotte dovrò sentirmi per l’ennesima volta uno contro tutti, pace, vi sono avvezzo come un operaio edile lo e’ a lavorare di zappa, piccone e cazzuola.
2002, io e la “mia” foglia tra le dita (…)

2009, io e quel che resta di quella foglia nel portafogli; quasi un amore finito in brandelli.

estratto de “Del sale era il profumo” di GIANMARCO GROPPELLI

Aprile 2013 – ristampa 2015

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redneck vs hillbilly

13 Dic

“Tutti gli esseri umani hanno di che andare fieri, e di che vergognarsi !”.

-tra l’incudine e il martello ?!!-

(that’s right, kid)

estratto de “Del sale era il profumo”di GIANMARCO GROPPELLI

“Del sale era il profumo”

Aprile 2013 – ristampa 2015

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Lungo la strada che…

13 Dic

Zoe, cantante country senza talento cerca un riscatto dal degrado che la circonda nell’inferno della periferia di Pittsburgh.
Mancano cinque giorni alla festa del quattro luglio; quella data segna anche l’inizio del Red Ring Folk Festival e a Prescott (Arizona) cuore pulsante della vecchia America vi e’ grande eccitazione.
Esibirsi al prestigioso Red Ring Folk Festival potrebbe essere l’ultima occasione di una vita per dimostrare non tanto all’America ma più che altro a se stessa, di contare qualcosa.
Senza pensarci due volte parte alla volta di Prescott.
Durante il viaggio in autobus conosce Duke, squattrinato poeta di Boston alla ricerca di ispirazione.
La fiamma della passione si accende in un soffio.
Fra strappi in autostop, alcool, benzedrina, scazzottate e notti passate a “dormire” su i gradini delle scuole i due innamorati arrivano a Prescott appena un’ ora prima che il gran concerto apra le tende.
Affamata, ferita, intossicata di benzedrina e Jack Daniel’s, Zoe investe gli ultimi quaranta dollari che le restano nell’iscrizione.
Proprio quando il sogno di tutta una vita pare essersi concretato, la mano impietosa della legge si abbatte su di lei mandando tutto in frantumi poiché la ragazza nasconde un segreto tanto antico quanto orribile (…)

Un piccolo gioiello dei
drama-on the road.
132 pagine di pura adrenalina.
L’autore, Groppelli, ci racconta l’America dei vinti, dei disperati, dei disillusi e degli emarginati con fredda lucidità.
Un’opera “sanguinante” e appassionata, livida, cruda e scioccante.
Non esclude una certa dose di ambizione. Palese omaggio al cinema di Sam Peckinpah.
Nel complesso (quasi) tutto funziona.
Come sempre impeccabile nella vestizione e nel nerbo narrativo, tesissimo.
Il lato oscuro del Nuovo Mondo in 133 pagine circa.

di Elena Casari
dicembre 19, 2007

da “The Essential Gianmarco Groppelli” FC 2008
finito di stampare nel mese di maggio del 2006
“DsPcDoCinNews distribuzioni e tradizioni” Via Giuseppe Mazzini nr. 198
29121, Piacenza.

“i like” that eye

12 Dic

La fabbrica di bottoni ha chiuso i battenti il dodici luglio dell’88 e
quel che ne resta e’ un cancello rosso sbiadito, rugginoso con appeso un cartello di metallo: “no trespassing”.
E’ a cento passi da casa mia.
E’ a cento passi dallo spaccio del paese.
Non ho nulla da fare in questa notte quieta e senza stelle.
Ci guardiamo a vicenda.
Ho la pipa in bocca e la guardo dietro le lenti dei miei occhiali che non ho mai pulito.
Mi scruta adoperando l’unico occhio che possiede: il cancello in ferro battuto assicurato ad un grosso catenaccio e ce ne stiamo in silenzio nella notte quieta e senza stelle, cento passi l’uno dall’altra.
In questa stagione non c’è anima viva in giro.
Villeggianti, turisti e “stranieri” non torneranno prima di giugno.
La veranda come un trono: niente feste selvagge, niente musica a tutto volume, niente adolescenti, niente calzoni dal cavallo basso almeno fino a giugno.
Per quel che ne so i mandriani stanno bevendo Jim Beam in qualche bettola o forse, assai piu’ probabile, hanno già la testa sul cuscino.
Il loro e’ un lavoro duro
(gli ultimi cowboys – family tradition)
Non mi importa poi tanto ad essere sincero; e’ gente schiva e selvatica.
Starmene quì a cento passi dalla fabbrica di bottoni (adesso che ho smesso di bere) mi suona strano per certo verso, ma giusto.

Basta sbronze !

E se per questo devo essere tagliato fuori dal gruppo, dallo “sport” preferito dei mandriani (ubriacarsi) mi sta bene, vuol dire che doveva andare così tanto piu’ che ultimamente il sapore dell’alcool mi disgustava.
Così, in questa notte quieta senza stelle e senza villeggianti siamo io e la vecchia fabbrica di bottoni
a guardarci vicendevolmente e me ne frego degli occhiali che non ho mai pulito.

In questa notte quieta e senza stelle…
talmente quieta che mi sembra di impazzire.

Diciamoci la verità: non vedo l’ora che arrivi giugno e tutto il baccano che si porterà appresso.

dal libro “Del sale era il profumo” di GIANMARCO GROPPELLI

acquistabile anche online

Del sale era il profumo
Gianmarco Groppelli,hillbilly

Aprile 2013 – ristampa 2015
casa editrice

Vicolo del Pavone
Via. G. Bruno, 6
29121 Piacenza.

Genere: Poesia

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www.piacenzasera.it di Gianmarco Groppelli – “THE GREATEST SHOWMAN”

12 Dic

USA 2017
105 min
genere: musical – biografico

Regia di Michael Gracey

cast: Hugh Jackman, Ellis Rubin, Michelle Williams, Zac Efron, Rebecca Ferguson, Zendaya, Keala Settle.
scritto da: Jenny Bricks e Bill Condon.
fotografia: Seamus McGarvey.

Siamo nell’Ottocento.

Rimasto orfano del padre sarto, Phineas Taylor Barnum non ha avuto certo un’infanzia felice ma ha molta forza di volontà e intraprendenza tanto da inventarsi un lavoro. Il suo nome diventerà leggenda. Chiunque abbia conosciuto e amato il magico mondo del grande circo americano per eccellenza, lo associa al cognome Barnum.

Quando i sogni diventano realtà…

Tolti i panni di Wolverine, Hugh Jackman indossa gli abiti curiosi pieni di lustrini e paillettes di P. T. Barnum, uomo determinato e instancabile.
Fervente sostenitore di quel sogno americano che ha fatto della sua vita un’avventura e una sfida su tutti i fronti.
Spalleggiato dalla moglie, l’uomo senza non poche difficoltà e traversie riesce ad allestire uno spettacolo mai visto prima che attirerà l’attenzione non solo del suo paese ma di tutto il mondo in tempi record. Il proverbiale e positivo Barnum diceva che non esiste nulla di impossibile a questo mondo, basta volerlo. Barnum si è improvvisato imprenditore, politico, uomo d’affari e chi più ne ha più ne metta. Un esempio da manuale di tenacia.
La storia non è scritta da chi sogna ad occhi aperti – è scritta da chi crede in sé stesso e nei propri ideali a tal punto da essere disposto a sacrificare ogni cosa, ma proprio ogni cosa nel tentativo di trasformarli in realtà.
Film biografico-musicale, a tratti romantico, assolutamente pirotecnico, veloce, fiammeggiante, titanico. Psichedelico quasi sia pur nella sua dickensiana atmosfera di poverissimi e ricchissimi.
Le tende del grande show si aprono all’unisono con potenti rulli di tamburo e lo spettatore è già preso fino alla punta dei capelli. Quel che si cela dietro di esse non è soltanto puro e innovativo e possente spettacolo di intrattenimento.
A chi sa leggere tra le righe, questo lungometraggio firmato Michael Gracey offre molto, molto di più.

Non solo bellezza.

Non solo disincanto.

Magia.

Emozione.

Adrenalina.

Personaggi assurdi dalle facce assurde.

Senza svelare troppo del film possiamo dire che l’industria cinematografica statunitense mostra ancora una volta gli artigli della sua viscerale passione per una tradizione tanto antica quanto sentita.

La settima arte indossa l’abito da sera e ci invita…a sognare.

Michelle Williams è straordinaria come sempre; due passi davanti a tutti.

Semplicemente unico.

Elettrizzante.

di GIANMARCO GROPPELLI
Giudizio:☆☆☆1/2
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