…even if

3 Dic

Ci siamo passati più o meno tutti in uno di quei porci momenti di lavoretti saltuari, zero ambizioni e qualche whiskey di troppo.
Avevo l’età che avevo; non più un ragazzetto ma neanche un uomo fatto, diciamo che restavo in una ragionevole via di mezzo.
Certi miei coetanei possedevano un impiego fisso e giustamente se lo tenevano stretto.
Non di rado si prendevano la libertà di canzonarmi -artista del quartiere- un complimento che suonava come una presa per il culo ma io mi stringevo nelle spalle e mi ripetevo che potevano ben dirlo forte.
“Se puoi permetterti il lusso di lunghi soggiorni in America e’ soltanto grazie ai tuoi genitori” sai. “E’ così”.
Non raccoglievo quasi mai quelle provocazioni principalmente per due punti.

1. che in parte era vero ciò che dicevano -ho detto IN PARTE- solo in parte

2. perché non avevo cuore di crocifiggere quelli che fino a qualche tempo prima erano stati una famiglia per me, ben più che amici intimi. Sto parlando di fratelli di sangue!

Mi davano del viziato e con tutto che avrebbero bruciato la vita per me, non esitavano a darmi del viziato alla prima occasione -viziato- e il tempo ha dato loro torto perché ogni primo del mese intasco il mio regolare compenso.
E’ fare dell’arte su commissione?
Che importanza può mai avere se alle nove (sempre e comunque) c’è qualcuno che si aspetta di vedere le carte sulle quali mi sono affannato sulla sua scrivania.
“Hai scelto un bel mestiere…queste parole sono oro” mi da detto. “Credimi”.
Gli credevo, ok.
Ma non ho scelto un bel niente.
E’ stata la nobile arte della parola a scovarmi e non viceversa ma questo non glielo ho detto.
“Mille grazie, signore”.
Di quei signori ne sono passati tanti da allora, più o meno sotto i ponti come si dice, ma il sinificato non cambia.
Biglietto per Cannes: vai a recensire.
“Done!”.
E certi altri:”Voglio un bel pezzo per Sarah” boccata di sigaretta. “Capisci”.
Capivo.
I bisbigli cattivi andavano sempre a braccetto con quelle richieste lusinghiere -figlio di papa’-
Sarei un ipocrita se dicessi che quelle parole non m’hanno (mai) dato da pensare una volta a casa, solo con me stesso, davanti alla fiammata del camino quando Giovanna non “esisteva” e nei Buffalo Bills giocava ancora Jim Kelly. Per l’appunto (l’ho pensato allora) e lo penso adesso. Malelingue o no, se non fosse per noi dalla penna facile non so quante signorine resterebbero a digiuno d’amore.
San Valentino arriva ogni anno e pure se mi piglio del viziato c’è sempre qualcuno che reclama la sua poesia
-mi raccando-
si raccomandano ogni volta
-bella romantica io la amo tantissimo-
Si capisce: sono quì per questo perché sono un viziato, figlio di papa’,artista del quartiere che AMA credere NELL’AMORE.

estratto de
“Coni d’ombra e lame di luce”
di Gianmarco Groppelli

casa Editrice Centro culturale
“E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive.
Tutti i diritti sono riservati.
Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore.
Progetto grafico impaginazione e stampa -Nuova Linotipia- Piacenza

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