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5 Dic

Vangavo di malavoglia uno scolo per l’acqua e mi faceva male la schiena.
Faceva un caldo d’inferno lì fuori nel campo e in “casa nostra” era anche peggio.
Pensavo ai miei colleghi (grassi) e ignoranti nei loro stivali di gomma: ruminanti a due gambe.
Sputavano tabacco dalla mattina alla sera e si pulivano la bocca nella camicia, comunque…
mi consolava il fatto che (adagio) ma l’estate volgeva al termine.
Tutto a posto.
Così via per un numero incalcolabile di anni: ogni anno la stessa storia ma se volevi volare negli USA ti toccava la zappa e quindi zappavo.
Poteva bastare ?
Direi di no perché alle mie spalle c’era sempre l’ombra dello scrittore sicché nel tempo si sono succedute macchine per scrivere che facevano un bordello impossibile, macchine elettriche e squadrati Olivetti comprati da un qualche privato per cifre dannatamente esagerate ma se volevi scrivere ti toccava mettere mano al portafogli e allora mettevo mano.
Pensieri.
Ricordi.
Pensieri.
Ricordi.
Guardo il ventilatore XL piazzato alla bell’e meglio a un angolo della finesta (tre giorni e sarà il dodici di gennaio) e rivedo la zappa, gli States e le porte che m’hanno chiuso in faccia.
Otto libri editi e una mezza dozzina di manoscritti respinti sparsi per tutto il pavimento. Certi sono spruzzati di mostarda e pomodoro.
Credo sia pomodoro e mentre guardo le auto che si sorpassano senza mettere la freccia laggiù in fondo dove la statale si mescola al folto della pineta e viceversa “sento” i camionisti lagnarsi e tirare dei vaffanculo -sono 14 ore che guido- o roba del genere: immagino siano molto incazzati perché c’è la nebbia e fa un freddo cane e non si vede una mazza e mentre la lavastoviglie rantola come un barbone con la pleurite indosso il vecchio berretto azzurro dei Buffalo Bills.
Dodici anni forse: un ragazzino foruncoloso con l’apparecchio ai denti e gli occhiali pure azzurri.
Bei tempi davvero: era l’inizio di una lunga amicizia con questa cosa stupenda chiamata arte e voglio brindare col cappuccino (perché non bevo più) al mio prossimo libro, al mio editore e pure alle troie acciambellate nell’erba.
Laggiù ci sono i barili in fiamme e se ci sono i barili in fiamme devono esserci per forza anche loro quindi ben vengano troie e colpi di clacson in questa notte STUPENDA appena iniziata.

Incominciamo!!

CAPITOLO I

LA ZAPPA DELLO ZIO GIULIANO

estratto de
“Storie di vita” (2002) di Gianmarco Groppelli

Casa Editrice Centro culturale
“E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive.

Tutti i diritti sono riservati.

Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore.

Progetto grafico impaginazione e stampa -Nuova Linotipia- Piacenza

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