100%

25 Dic

Mi citi i nomi delle cinque tribù che presero parte alla confederazione il cui scopo principale era la pace universale.

La mascella della concorrente restava a mezza via, malamente dischiusa come un registratore di cassa inceppato, con grande piacere di Alex Trebek appollaiato sul suo sgabello con il cronometro in mano pronto a dire: “TEMPO SCADUTO”.

Basta televisione.

Basta tutto.

Non riuscivo a mangiare, non riuscivo a scrivere, non riuscivo a dormire.
Nella mia testa gli ultimi cinque giorni erano un frullato di immagini del colore della sabbia bagnata appannati da un mix di benzodiazepine, Jim Beam e musica country a tutto volume.
L’appartamento nel quale stavo al tempo dei fatti (avevo 30anni) rimaneva al civico 1434 in una palazzina di quattro piani dove i vicini non rappresentavano certo un problema poiché sulla facciata principale a grandi lettere azzurre era scritto INAGIBILE il che stava a significare: a tuo rischio e pericolo.
Avevo un pesce rosso che avevo battezzato Rocky ma erano tempi di magra e non potevo più comprare il mangime apposta e così una sera gli detti mollica di pane sminuzzata.
Il giorno seguente galleggiava a pancia in su. Mi e’ dispiaciuto un sacco.
Era un buon orecchio e xxx solo sa se ne avevo bisogno.
Scrutavo l’acqua torbida e spessa e pesante nella quale galleggiava il povero Rocky fumando l’ultima Pyramid.
Il pacchetto accartocciato crepitava alle mie spalle come pioggia violenta in novembre.
E quella ragazza…
riempiva l’appartamento come un grosso elefante trasparente.
Gravava su ogni cosa, su ogni mio movimento, su ogni mio pensiero ed era cosa detestabile e “piacevole” al medesimo tempo ma ripensandoci oggi, più detestabile che piacevole difatti all’una del mattino più o meno dopo una quindicina di sforzi inutili e vista vana la speranza di riuscire a prendere sonno avevo deciso di uscire a comprare le sigarette.

Caldo da svenire.
Afa. Afa. Afa.
E così camminavo con la mia pietra al collo, la mia spina nel petto, la mia follia, la mia disperata intenzione, il mio lucido delirio che mi sussurrava
-stanotte la ritroverai-
e già sapevo dove le mie gambe mi avrebbero condotto.
Lungo il fiume presso il quale senza tanti convenevoli mi aveva detto che era cosa saggia chiuderla lì e amici come prima.
Ma quali amici del piffero!!?
Dovevo stanarla e parlarle.
Mostrarle gli accadimenti visti dalla mia prospettiva.
Se non proprio discolparmi quantomeno imbastire un minimo piano di difesa.
E già sapevo dove le mie gambe mi avrebbero condotto: lungo il fiume presso il quale senza tanti convenevoli mi aveva detto che era cosa saggia chiuderla lì e amici come prima.
Ma quali amici del piffero!!?
Dovevo stanarla e parlarle.
“Oh, Dio ti abbia in gloria” disse. “Sai”.
Sapevo.
L’uomo che aveva parlato era grosso e alto. Di colore, tra i venti e i venticinque anni. Malfemo sulle gambe, il berretto per traverso, una maglietta rossa e mi cercava soldi.
Gli detti una manciata di monete e monetine senza contarle.
“Seeee, ha altro da fare”.
Mi disse che dovevo credere nella forza del Signore e rinnovo’ quindi le sue benedizioni.
“Ok”.
Non sembrava un tossico ma lo era per certo.
E così andavo pigliandomi spintoni e pestate di piedi, e spintoni e pestate di piedi nella notte soffocante e alle orecchie mi arrivava di tutto.
Gli occhi? Beh, in pratica guardavo senza vedere. Ero un fantasma disilluso e viceversa più che mai persuaso dall’idea che la vita non fosse altro che una vigliaccata.
Lo pensavo allora mentre trascinavo i piedi in estate tra i magnaccia e le puttane e altre facce del cazzo tutt’intorno su i marciapiedi enormi fendendo le luci e i neon e il lezzo di piscio e ascelle e fritture d’ogni sorta che mi stringeva la gola come una pipata di insetticida e lo penso oggi, ragionando sul fatto che il tempo e’ passato ma la vita e’ rimasta come avevo previsto una vigliaccata al 100% più vigliaccata che mai; e con tutto che il progresso ci ha messo il becco nei sentimenti della gente coi social e le amicizie virtuali a maggior ragione non e’ cambiato niente anzi, ed e’ un fatto che sfacelo e miseria la fanno da padrone in tutti i sensi e in tutte le fottute lingue del fottuto mondo.
Più vigliaccata di così. Accorciamo questa squallida e sgocciolante reminiscenza ok, si.
Cosa giusta e lascio scritto che ovviamente non l’ho più (ri)beccata Rebecca per almeno due anni da quella volta presso il fiume e bla bla bla.
E quindi?
E quindi niente.
Le sigarette non le ho poi comprate perché ho dato tutti i soldi che avevo al gigante nero e mi son pigliato un caldo d’inferno per niente, quella notte (allora) avevo 30anni.

Oggi…
Cosa ho da dire a parte vomitare brandelli di sanguinante passato?

Non molto a parte che Becca ed io siamo amici (credo più che amici) e che a differenza di allora sono pieno di soldi e ho una bella casa e belle auto e anticaglie pregiate da ogni parte del mondo e tante altre cose e nonostante io sia l’ombra di Becca la mia Gio'(vanna) non e’ gelosa e se la e’ allora non ho mai visto attrice più brava e sono un critico cinematografico. Amen.
Nondimeno, 100% vigliaccata ‘cause old habits are hard to broke, like hate.

estratto de “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli

Aprile 2013 – ristampa 2015

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