Archivio | gennaio, 2020

DsPcDoCinNews arteCineTv rubriche #1.166 E-23 di Gianmarco Groppelli dict. cinema 2019 00:33 “JOKER”

6 Gen

USA 2019
diretto da TODD PHILLIPS
gen: drama-fantasy
123 mincast: Joaquin Phoenix, Zazie Beezt, Frances Conroy, Brett Cullen, Glenn Fleshler, Bill Camp, Shea Whigham, Marc Maron, Douglas Hodge, Leigh Gill
sceneggiatura di Todd Phillips e Scott Silver
fotografia: Lawrence Sher

Premesso che NON e’ un sequel.

Arthur Fleck, aspirante comico impiegato presso una discutibile compagnia di cabaret abita insieme alla madre disabile in un anonimo e fatiscente palazzo nella estrema periferia di Gotham City.
Il ragazzo se la passa tutt’altro che bene; sbeffeggiato dai colleghi a causa del singolare stile di vita che conduce, la sua esistenza, e’ ulteriormente gravata da una rara malattia la quale gli provoca improvvisi e incontenibili singulti fra misto di risate e pianto tant’è che il giovane Arthur porta sempre con se un biglietto sul quale e’ descritta la sua malattia.
Gotham e’ una città difficile nella quale la maggior parte della gente stenta a sbarcare il lunario in maniera onesta.
Ne consegue un tasso di criminalità e micro criminalità molto elevato rispetto alle città satellite più o meno vicine.
Una banda di giovani teppisti e’ solo la punta di un iceberg di dimensioni titaniche in termini appunto di criminalità.
Il sipario si apre (tristemente) assai tristemente.
Arthur e’ preso dal suo tutt’altro che gratificante lavoro su i marciapiede della città. Regge un cartello pubblicitario quando un gruppo di ragazzini glielo strappa di mano.
Arthur si lancia all’inseguimento di questi ma quando si trova a doverli fronteggiare in un vicolo cieco, il giovane aspirante alla carriera di comico viene ovviamente sopraffatto.
Ferito nel corpo e nell’anima si trascina fino a casa ma tace su quanto accaduto per evitare un dispiacere all’anziana e malata madre. Da che abbia ricordo, Arthur si e’ sempre occupato di questa, senza riserve e/o aiuti esterni.
Purtroppo la condizione psichica del ragazzo va peggiorando nel tempo sicché gli attacchi di risate-pianto si fanno sempre più frequenti e violenti per questa ragione egli e’ affidato al dipartimento di igiene mentale della zona. Una associazione spartana, senza pretese e ovviamente a costo zero.
Questa associazione si avvale di una psicologa che con regolarità settimanale ascolta i sempre più deliranti pensieri di Arthur ormai in preda a manie di persecuzione, immagini di violenza e una rassegnata, totale, incondizionata sottomissione alle viltà che lo circondano.
L’associazione provvede all’erogazione dei farmaci prescritti ad Arthur finché un brutto giorno, combaciante con il licenziamento del ragazzo per il fatto di aver portato una pistola nel reparto pediatrico di un ospedale mentre era di turno per divertire i bambini malati con il suo vestito da clown e altre simpatiche buffonerie, la psicologa del dipartimento gli comunica che a causa del fatto della mancanza di fondi sono costretti a chiudere lasciando così il disperato Arthur nelle mani di Gotham City ormai ridotta in ginocchio da corruzione, crimine e droga.
Il giovane assalito e picchiato almeno altre tre volte dallo sfortunato incidente del vicolo cieco per la prima volta (in preda alla furia) usa la pistola regalatagli da un collega per difendersi dalla malavita. Le conseguenze saranno devastanti. Tre morti ammazzati per mano di Arthur nel sottobosco della metropolitana.
Da quell’episodio in avanti l’insofferenza del ragazzo ha ormai raggiunto livelli che definire come allarmanti davvero e’ riduttivo.
Il lungometraggio di Phillips e’ crudo nelle intenzioni e parla chiaro.
Senza pensarci due volte spara a zero su una società identificata nella decadente Gotham.
Una vera e propria dissertazione sull’infelice argomento di una società sempre meno compresa di calore e valori.
Una società descritta in maniera impeccabile.
Un messaggio facilmente interpretabile anche dal profano in termini di preparazione cinematografica poiché la fiammeggiante e iraconda fotografia dark mette in risalto il lato peggiore “dell’umanità”:
la totale assenza di misericordia e di qualsiasi altro sentimento che non sia egoistico, vergognoso, inaccettabile… delirante brama di potere. Partendo dagli uomini di politica corrotti fino ai più insignificanti gregari di una vera e propria armata di prepotenti.
Il gradino più infimo e basso mai mostrato fino ad oggi sul grande schermo.
Le aberrazioni più indicibili delle quali l’uomo sia capace condensate in 123 minuti di grande cinema.
Il capitolo più impietoso di un “best seller” siglato Todd Phillips.
Questo prodotto partorito con un zelo tanto lodevole quanto feroce può decisamente scioccare gli spettatori più sensibili anche se la violenza e’ ridotta quasi “ai minimi termini” e non coincide con lo spannung del film.
Tuttavia c’e’…
celata (entro ovvi limiti) e si acciambella come un serpente velenoso, si annida e prolifica, si spande come una pestilenza opprimente a tal punto da far rimpiangere il precedente “gemello”, di fatto un film per famiglie paragonato a il Joker di Phillips, sotto ogni aspetto.
Il virtuosismo visivo, la padronanza disarmante e totale con le quali il cineasta newyorchese dirige un Phoenix eccezionale, al top della forma, fa impallidire titoli che suonavano importati, e lo stesso vale per i grandi nomi, letteralmente sbriciolati da un attore, infatti, per questa sua interpretazione magistrale insignito del prestigioso riconoscimento de il Leone d’oro a Venezia 2019.
Il lungometraggio sanguinante e appassionato di Todd Phillips non e’ solo una critica ad una collettivita’ rivoltante ma anche all’industria cinematografica odierna capace di sfornare solamente quel genere di “film” molli, senza mordente e senza cervello, senza intenzione ne ambizione: puro e patetico cinema di intrattenimento per adolescenti che vanno al cinema con l’aspettativa di riempirsi gli occhi con gli effettacci visti e rivisti e (stra)visti …
computer grafica a profusione e se ne tornano tutti a casa contenti.
Chiunque si aspetti da questa incomiabile e coraggiosa opera di Phillips: muscoli, fracassone e inconcludenti scene di battaglia resterà deluso al mille per mille poiché come ogni grande film degno di questo nome, il dialogo, e’ la colonna portante.
La ragione che giustifica l’esistenza di questo prezioso lascito alla causa della 7a arte.
L’interpretazione di Phoenix riscatta una vita di noia e di pianto.
Non si era mai vista dai tempi de “Toro Scatenato” (Scorsese 1981) una così perfetta scelta dell’attore più che in simbiosi con il personaggio che gli e’ stato affidato.
Quì parliamo non di un ridicolo costume da blockbuster ma di una seconda pelle.
Phoenix non rappresenta l’Alter Ego di Joker; di fatto egli e’ Joker in tutto e per tutto (nel bene e nel male) e chi vuol capire capisca.
De Niro ? Stupendo nei panni di Murray Franklin (palese omaggio al Jerry Langford de “Re per una notte- The king of comedy”, Scorsese 1982)
Una amalgama di ingredienti che fanno un grande piatto potrebbe descrivere o quantomeno rendere una vaga idea di cosa sia il Joker di Phillips?
La risposta è no.Vedere per credere.
di Gianmarco Groppelli DsPcDoCinNews – 2019 00:33 dict. cinema – Giudizio: ☆☆☆☆☆

I-70 E COUNTY RD 400W- MILE 98.8 (3759 WEST) EXIT 8

2 Gen

Ho guidato “forse” quattro ore, oltrepassato un passaggio a livello in disuso, cavalcato un ponticello di legno, girato a sinistra, dritto cento metri poi ancora a sinistra e imboccato un tunnel di piante ricurve e bitorzolute; foglie d’acero pesanti di pioggia passata si incollavano al parabrezza come (…) come foglie d’acero pesanti di pioggia passata, semplicemente.
Ho fermato la macchina su un mozzicone di roccia e terra a picco sulla vallata sonnacchiosa, a quell’ora.
Di lì ho guardato di sotto e mi sentivo rimescolare.
Quattro ore di macchina e avevo dimenticato il perché mi ero lanciato con la spia della benzina che lampeggiava e le gomme lise.
Quattro ore d’auto e la vallata era una luminaria pietosa e insignificante nel buio tutt’intorno.
Qualcosa mi suggeriva che il torpore dal quale FORSE mi stavo svegliando poteva chiamarsi amore ma che se quella cosa pruriginosa che mi scivolava sotto la pelle, nelle vene e mi gonfiava il petto di gelo e di fiele non era amore allora ero solo un ragazzo come tanti con quattro ore di auto sulle spalle, nel silenzio del nulla nebbioso nel fottuto autunno nel quale foglie d’acero pesanti di pioggia passata si incollavano al parabrezza.
Era autunno: la mente in panne e una confusa disperazione che non mi spiegavo. Forse era amore o forse non lo era mica fatto sta che avevo l’età che avevo ed era chiaro come il sole e sicuro come la morte che mi ero fatto quatto ore d’auto.
Molti, molti, molti anni dopo e ripensandoci adesso secondo me era amore.

B-E-C-C-A -era amore ?- boh, non l’ho MAI capito ma secondo me lo era e avevo l’età che avevo e così all’infinito

estratto de
“Coni d’ombra e lame di luce”
di Gianmarco Groppelli

casa Editrice Centro culturale
“E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive

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Progetto grafico impaginazione e stampa -Nuova Linotipia- Piacenza

end-no-end

2 Gen

Seduto in veranda
vedo i fuochi d’artificio
come stelle colorate

La folla entusiasta
Gennaio alle porte

Il botto sordo d’un petardo

Inquietanti barriti lontani a segnare la fine di un anno e l’inizio di un altro

La festa in paese e la morte nel cuore
(una scena già vista)
di già l’anno scorso e ancora quì dentro da qualche parte
(adesso)

estratto de “Del sale era il profumo” di GIANMARCO GROPPELLI

Aprile 2013 – ristampa 2015

Casa Editrice Vicolo del Pavone
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