Archivio | febbraio, 2020

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27 Feb

Merle embodies american dream ☆

27 Feb

Louisiana road gangs

20 Feb

Quando domani ti sveglierai e l’alba verrà a farsi vedere, piccolo fratellino mio,
vorrei potessi sorridere (per una volta) senza timore, senza vergogna (per una volta)

Vorrei che tutti quanti gli occhi del mondo potessero perdersi nei vostri come hanno fatto i miei.
Vi ho guardato dentro una volta, a lungo e ricordo di aver visto non rancore, ma paura, tanta paura.
Paura e sfiducia.
Paura di poter essere catalogati, disprezzati, additati, apostrofati
come gli ultimi nati di una borgata abbandonata a se stessa
(senza avvenire ne passato)

Vorrei poter fermare il tempo e le pallottole!
E domandare a chi di dovere perché la gente “della nord” non possa crescere come tutti gli altri.
So che c’è un cortile che riposa sotto al vostro pavimento…e’ vero?!
Non l’ho mai visto (e voi nemmeno) me ne rendo conto solo adesso!
Questo perché l’asfalto sudato di sangue, coi denti argento e stivali in pelle, con i sorrisi ingannevoli e i muscoli guizzanti fuori dalla canottiera bianca ha bisogno di voi.
Di un’altra inutile carcassa accasciata in un angolo (sotto a un lampione guasto) di un’altra comparsa senza nome, monito per chi ha mostrato l’intenzione di osteggiare il capitano.
Triste ma vero.
Dunque, cali il sipario e si applauda più forte?!
No certo!
Mi avete promesso…mi avete promesso!
Di darvi la mano e lasciarvi soltanto a progetto ultimato.
Una promessa da grandi perché non c’è spazio in questo quartiere per i bambini.

dal libro “Coni d’ombra e lame di luce” di Gianmarco Groppelli
casa editrice centro culturale “E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive

Tutti i diritti sono riservati

Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore

Progetto grafico impaginazione e stampa Tipitalia-Piacenza – 29121

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19…

17 Feb

La sabbia scottava.
L’alito infuocato del mezzogiorno iniziava a tramortire i miei sensi,
benché sbronzo e inacidito dalle pressioni del mio manager e della casa editrice riuscivo ancora a sorridere, o forse no.
Probabilmente non si trattava di un vero e proprio sorriso (molto più possibile una cicatrice) e pensavo -una più una meno- non fa differenza o forse la faceva (la differenza) ad ogni modo era un altro di quei sibili nella mia testa.
Un altro giorno con gli occhi incollati alle imbarcazioni di chi ha solo entrate e poche uscite.
Da che ho 20anni o poco più, la mia unica occupazione? Pensare…
Penso troppo io (e bevo troppo, io)
Non mi e’ facile interagire col mondo e ogni volta mi domando se mi interessa poi farlo.
Mi trascuro nel corpo e nell’anima: tre anni di barba e la penna “vuota” nel taschino; non serve a un cazzo ma c’è, in ogni taschino di ogni giacca che possiedo e sono tante (le giacche) come le imprecazioni che mando se uno mi disturba mentre sto mangiando di gusto pizza fredda.
Sono un altalenante ciclo emozionale: difetto sopra difetto ma non mi odio, casomai certe volte mi faccio pena e/o schifo (neanche a dirlo) allo specchio del bagno nel campeggio…
Mondo truffaldino lui si merita un vaffanculo formato Big Ed perché quì all’inferno, si quì, nel cazzo di inferno quotidiano non abbiamo bisogno di altre bugie.
Basta!
Schietta menzogna!
Ipocrisia cavalcante…
fermatemi prima che il mio sfogo possa degenerare abbattendosi sul bersaglio più facile (i tempi moderni) dei fottutissimi cellulari e altre minchiate delle quali proprio si potrebbe fare a meno.
Andavo alla mia vecchia cabina coi miei gettoni nel sacchetto e tanta pazienza e aspettavo il mio turno per telefonare a casa o a lunga distanza a un amico assai caro ma il sinificato non cambia proprio se ne poteva fare a meno…almeno, io la vedo così. Anyway (…)
Da “quassù” si osserva meglio tutto quanto. Ho riavuto la mia cattedra e con essa il privilegio di potermi estraniare.
Sublime e soave-potessi e volesse il cielo-restare così per sempre.
Un faraone annoiato e al medesimo tempo il top non sulla piazza perché questa e’ una spiaggia ma ci siamo capiti e a proposito di spiagge quì i culi pregiati si sprecano. So che…ma tenevo a sottolinearlo comunque.
La mia cattedra.
La mia scomoda posizione.
Son stato, sono e sarò di nuovo così come mi hanno veduto (amato) lasciato e poi ripreso, beh, sono stato benedetto e…ma troppi grilli per la testa anche se i soldi non sono mai (o quasi) mancati ma mancava dell’altro che rendeva il tutto ben peggio che tenere le pezze al culo come certi miei conoscenti.
E’ chiaro come m’hanno vissuto: uno contro mille.
Una opaca ed inutile tela mai finita ai loro occhi, non di più e con tutto che ho pagato da bere a mezzo mondo e ho riempito le piazze di mezza Italia, ripeto, UNO CONTRO MILLE.
Non vedo e non chiedo.
Passeggio, talvolta sghignazzo.
Turbo e son turbato a mia volta, di netto.
Pare non esistano tra me e (il resto) sfumature. Pazienza e quindi pazientiamo come faccio da una vita e intanto bevo e rigurgito brandelli di vita su carta pure da cesso basta sia carta e carta sia e così la vita va avanti.
Sarei morto di fame da un pezzo se la pigrizia (cattiva consigliera) mi avesse detto -scriverai domani-NO-dico io e pure lo Stallone Italiano l’ha detto che non esiste domani e ci credo e ho vissuto ciò che queste parole stanno a significare insomma che sei fottuto se non ti dai una mossa…
e son devastato e inebriato su questa sfacciata e sfinita spiaggia mezzo vuota ma quel poco che la popola e’ di rara bellezza e così le sleghero’ i capelli dicendole che sta meglio e le donano i capelli ribelli sugli occhi e negli occhi e a mezz’aria spazzati dal vento insomma che le stanno bene più così che legati simil cipolla e ci morirò su quel collo poi dopo,
o almeno lo spero.
Le cose sono assai cambiate e non ci sono più le vecchie, care fighe calamita di un tempo quando belli o brutti, per curiosità ci si assaggiava.
Are the good times really over
(dici bene, Merle RIP) e così sia.
Chi di adesso la chiamerebbe voglia di fare l’amore. E’ uguale. Era voglia di assaggiare una pelle sconosciuta ed era forte davvero pompare fino a sfondarti il pisello senza nemmeno sapere il suo nome.
Sembra un secolo che le fighe calamita ti cambiavano la giornata: un mezzo sorriso e ti facevano sentire xxx in persona o il diavolo in terra ma decisamente era…
ERA-UN’EPOCA-UN TEMPO ORMAI PASSATO che già allora pensavi con il cuore pesante (passerà) tuttavia mica ci credevi davvero fino in fondo quando si e’ giovani (un sogno lungo un attimo) e una vita intera (l’ho scritto sulla sabbia) e dopo di me altre non so quante persone che non ho mai conosciuto hanno fatto lo stesso ed e’ giusto così.
Passa il solito venditore di cocco.
Si chiama(va) Emilio e ha una faccia da cazzo che consola
-vuole del cocco, Prof. Groppelli?-
detesto il cocco e glielo dico ogni giorno ma mi rendo conto che debba pressare la gente: la pagnotta non te la regala nessuno. Te la devi guadagnare, purtroppo.
Dico “no grazie” e lui mi fa (sempre) un gesto di saluto con la mano.
E’ passato quanto e’ passato e ancora adesso non so se era un “vaffanculo” o un “la vedo domani”.
Ho perso il conto delle volte che lo ho avvicinato facendogli buscare caldo e perdere tempo per sussurrargli: “Hai mica notizie delle fighe calamita per caso?”.

dal testo “Coni d’ombra e lame di luce” di Gianmarco Groppelli

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a special friend he was at all

4 Feb

Walt Whitman ti voglio bene come a una mamma, un fratello, una fidanzata e se (ri)penso a tutte le volte che mi hai strappato alle unghie di una provincia meschina, stolida e ottusa, di impaccio come un pollice nel culo, vorrei gridarla al mondo la gioia che sento (stasera) ancora e ancora e la tua mano regge e puntella tutto (ancora e ancora) come una volta (solo ieri) e una vita fa che ti conobbi per caso e per grazia di Dio; già si, e c’era questa “cosa” meravigliosa in un secondo ed era si, una vita che ti aspettavo -e già t’amavo- sicché t’ho veduto in tutto – la proiezione dei beati e dei disperati ed era tutto chiaro come il sole nei tuoi occhi di brace –
Ascolta (stanotte) il mio cuore in tumulto: lo senti?
Senti la tua mano? Che mi da coraggio e ispirazione quanto basta che ne ho scritte talmente di cose; dovessi impilarne i fogli l’uno sopra l’altro l’Empire State Building a confronto parrebbe un’insignificante altalena buona giusto per il giardino di Barbie e Ken e non so se mi spiego – ascolta i miei occhi – perennemente adombrati – tastane la miserevole e sgocciolante storia che ti hanno a raccontare – assaggiane la disperata necessità di vivere per tutto ciò che vale la pena di vivere (per me) neanche a dirlo: Woody Allen, Hank Williams Jr, un caffè bollente alla mattina, il teatro, l’architettura, un trancio di pizza da Sbarro, il pollo fritto, femmine e altre piccole/grandi cose che mi fanno battere il cuore a mille simil adolescente sotto alla veranda (l’estate del primo bacio) ed era il 19…e non conta – il bacio si, l’anno esatto no di certo e ci capiamo vecchio mio ‘nd Walt is still the king – ti basti pensare che la copertina del “Foglie d’erba” non e’ mai stata più ammaliante in bianco e nero in virtù della mano del mio amico pittore-scultore Garilli (in B/N) come piace a me e come pure in B/N sono queste lunghe giornate di neve e pensieri: ti tengo sulla mensola del camino accanto alla tazza rosa con la scritta “I love ‘cause i want to love” che mi ha portato Becca da Amarillo e non voglio – anche se starei a “parlare” con te fino alla fine del mondo – che la stampante tirasse gli ultimi proprio adesso, mutilando queste parole che sento così pesanti e possenti e bollenti nel petto e nel capo (adesso) e per sempre con le nocche in sangue e il computer acceso: 13 sigarette e come avevo pronosticato non ho più fogli, vecchio mio…

Rockefeller Plaza
nr.45, 47-50 St
NYC, U.S. 1991

estratto de “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli

Aprile 2013 – ristampa 2015

casa Editrice Vicolo del Pavone

via G. Bruno, 6 – 29121 Piacenza

Tel. 0523.322777 – Fax 0523.305436
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