a special friend he was at all

4 Feb

Walt Whitman ti voglio bene come a una mamma, un fratello, una fidanzata e se (ri)penso a tutte le volte che mi hai strappato alle unghie di una provincia meschina, stolida e ottusa, di impaccio come un pollice nel culo, vorrei gridarla al mondo la gioia che sento (stasera) ancora e ancora e la tua mano regge e puntella tutto (ancora e ancora) come una volta (solo ieri) e una vita fa che ti conobbi per caso e per grazia di Dio; già si, e c’era questa “cosa” meravigliosa in un secondo ed era si, una vita che ti aspettavo -e già t’amavo- sicché t’ho veduto in tutto – la proiezione dei beati e dei disperati ed era tutto chiaro come il sole nei tuoi occhi di brace –
Ascolta (stanotte) il mio cuore in tumulto: lo senti?
Senti la tua mano? Che mi da coraggio e ispirazione quanto basta che ne ho scritte talmente di cose; dovessi impilarne i fogli l’uno sopra l’altro l’Empire State Building a confronto parrebbe un’insignificante altalena buona giusto per il giardino di Barbie e Ken e non so se mi spiego – ascolta i miei occhi – perennemente adombrati – tastane la miserevole e sgocciolante storia che ti hanno a raccontare – assaggiane la disperata necessità di vivere per tutto ciò che vale la pena di vivere (per me) neanche a dirlo: Woody Allen, Hank Williams Jr, un caffè bollente alla mattina, il teatro, l’architettura, un trancio di pizza da Sbarro, il pollo fritto, femmine e altre piccole/grandi cose che mi fanno battere il cuore a mille simil adolescente sotto alla veranda (l’estate del primo bacio) ed era il 19…e non conta – il bacio si, l’anno esatto no di certo e ci capiamo vecchio mio ‘nd Walt is still the king – ti basti pensare che la copertina del “Foglie d’erba” non e’ mai stata più ammaliante in bianco e nero in virtù della mano del mio amico pittore-scultore Garilli (in B/N) come piace a me e come pure in B/N sono queste lunghe giornate di neve e pensieri: ti tengo sulla mensola del camino accanto alla tazza rosa con la scritta “I love ‘cause i want to love” che mi ha portato Becca da Amarillo e non voglio – anche se starei a “parlare” con te fino alla fine del mondo – che la stampante tirasse gli ultimi proprio adesso, mutilando queste parole che sento così pesanti e possenti e bollenti nel petto e nel capo (adesso) e per sempre con le nocche in sangue e il computer acceso: 13 sigarette e come avevo pronosticato non ho più fogli, vecchio mio…

Rockefeller Plaza
nr.45, 47-50 St
NYC, U.S. 1991

estratto de “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli

Aprile 2013 – ristampa 2015

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