Archivio | marzo, 2020

memories

23 Mar

Mi ero persuaso di “credere” nel paradiso ed invece ho conosciuto l’inferno

big hopes – lost

interpretata da Gloria Fini
maggio 22, 2004
Piazza Castello, 20121 Milano (MI)
21:30

estratto de “Storie di vita” (2002)
di Gianmarco Groppelli

edito da centro culturale “E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive

Tutti i diritti sono riservati

Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore

Progetto grafico impaginazione e stampa Tipitalia-Piacenza (PC) 29121

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Bungalow nr.122

20 Mar

Bungalow nr.122 come ogni anno: verde fuori (legno grezzo pitturato alla buona) e bianco dentro.
Due sedie di plastica nel giardino e una cassetta per gli attrezzi sulla quale allungare le gambe mentre il telefono ti scotta fra le mani, una sigaretta via l’altra e una lattescente, curiosa luna estiva che in ogni angolo tu ti metta la vedi sempre allo stesso posto. Misteri della vita.

Nulla di tutto ciò e’ paragone in confronto alle mattine inchiodato sotto all’ombrellone attraverso il quale filtra il sole impietoso dell’una e mezza e te ne stai lì in maglietta e pantaloni lunghi per non scorticarti ma la gente di mare ama tanto ma tanto ustionarsi e vanno in spiaggia per quello ma io non sono uno di quelli (pelle bianco latte e occhi azzurri) e non e’ proprio il caso perciò ti contenti di riempirti gli occhi con l’acqua smossa da entusiasti bagnanti di ogni età, razza e colore e chi più ne ha più ne metta e ci si mettano anche i flash accecanti sul filo dell’acqua quando sole e mare si fondono diventando una cosa sola (…) con tutto ciò che ne consegue: occhiali da sole d’obbligo e pensi e guardi e guardi e pensi all’orizzonte un po’ piu’ verde ai piedi della riva e decisamente più blue laggiù in fondo dove i bagnini hanno un bel da fare perché c’è sempre il furbone che oltrepassa il limite fissato da una qualche boa che sembra un grosso limone a “bagnomaria” il che mi fa tanto sorridere quanto arricciare le dita dei piedi nelle scarpe da tennis perché ci vado con le scarpe sempre per non bruciarmi ed e’ limpido e accettabile almeno dal mio punto di vista – agli occhi degli altri forse un matto, un eccentrico o più semplicemente uno che non vuole scottarsi il collo del piede che fa un male cane – perciò ci vado e basta e me ne frego delle occhiate traverse dei tanti che viceversa sfoggiano ripugnanti sandali infradito ma siamo al mare e passino i sandali infradito. Non facciamone un affare di stato, o no?!.
L’idea sarebbe – succede – idea non e’ la parola adatta perché pure se non lo vuoi/vorresti, dopo un po’ che te ne stai lì fermo mentre tutt’intorno si muove (gente, acqua, nuvole e imbarcazioni più o meno lontane) questo tutto ti schiaccia la mente, ti riempie la testa sicché non pensi più a niente -zombie d’estate- un po’ come quando te la fai in autostrada a 90, l’asfalto diventa la lingua più lunga del mondo e pure lì ti riempie occhi e cervello: noia? Scherzi dell’ottica o quel che sia ma ogni volta e’ così e questo e’ un fatto.
Beata estate bramata voglio viverti e morire di te lontano e al medesimo tempo a un dito dal bagnasciuga ma solo per scherzo, un modo di dire, una mezza moneta e ci siamo capiti. Perché? (ci siamo capiti) beh – già sapete che non esiste villaggio vacanza senza acquagym e così finisci a guardare mica più l’acqua che riverbera e rigurgita sole passato – finisce che ti perdi nei culi delle animatrici e non c’è nulla di male nelle loro spalle tornite dai muscoli guizzanti di 20enni ma il programma era un altro (trarre) o provarci ispirazione dalle onde schiumose simil zucchero filato – e ben vengano culi e spalle di 20enni col mondo in mano e costumi che non lasciano molto all’immaginazione, però, torni a “casa” col foglio bianco e ne consegue alla seconda, che l’Editore grugnisca un: “Mi avevi promesso” e bla bla bla.

E’ questo il “tormento”? Culi e spalle di giovani ragazze in bikini che si sbracciano dentro l’@cqua sulle note delle fottute canzoni 1000 volte alla radio prima, durate e dopo l’estate?

Neeee, bazzecole.

L’apice del “trash” te lo cibi la sera e non ci scappi – e’ davvero lo spannung del villaggio vacanza – che tutto l’anno ti segue e ti manca come Giovanna quando scende giù a Napoli e stai al telefono col cuore in sangue per ore – un ti amo no io di più e così all’infinito (…) e anche su questo punto mi avete capito
ed e’ finita la cena: ti affacci e davvero – turisti come tigri a sfondarti i timpani a suon di canti di gruppo (ubriachi più o meno molesti) 70% ragazze poco più che adolescenti e le ho tutte dirimpetto al mio bungalow verde fuori (legno grezzo pitturato alla buona) e bianco dentro – e giù di birre e Red Bull corrette gin-vodka-whiskey e perfino vino rosso – TA, addirittura, l’ho visto fare: un circo, rete da pollaio tipo Buck Owens – frittelle pestilenziali e torcioni (credo) xche’ le sigarette mica pungono in quel modo ma va bene uguale e x certo verso provo un “dimesso” rispetto per la loro inossidabile pertinacia nello spaccare i coglioni: dovizia di particolari vi risparmio ma mi intendete: forse mi sbaglio ma credo che in fondo in fondo nella vita di tutti c’è stato un villaggio vacanza con un bungalow magari non verde (legno grezzo pitturato alla buona) fuori e bianco dentro quindi lasciamo che ciocchino fino al mattino. Scriverò domani mattina quando saranno piegate sul water a tirar su i bagordi adolescenziali.

Rientro (bianco e ci sono avvezzo) casa mia dentro e’ bianca che più bianco non si può ma un “problemino” di fondo e’ rimasto attaccato alla mia mente e al mio corpo (pure) come un buon tarzanello che si rispetti, ben ancorato, perfettamente inchiodato tra una natica e l’altra, e crudeltà a parte, e’ il primo paragone che mi e’ passato x la testa quindi lasciatemelo passare, dai.
Dunque? Mica poi tanto a parte che mi sbatto sul letto lasciando la luce accesa e non c’è sonnifero che possa placare la burrasca che ti rimescola dentro.

Già sapete! Sei più “vecchio” che mai ma diciamolo; una birra o anche 3 o 4 o 10 o 15 te le faresti volentieri con loro ma non ti vogliono mica: sei “vecchio” e hanno spalle tornite, muscoli guizzanti e culi di marmo. Roba già vista ma mai abbastanza e diciamolo (#2) INVIDIA 100% ‘cause i wish i was 18 again e non solo al mare (…) Amen? No. Sono ancora ovviamente sveglio ma non voglio trattenervi oltre.

dal testo “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli
aprile 2013 – ristampa 2015

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Progetto grafico impaginazione e stampa Tipitalia-Piacenza, 29121 (PC)

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4 – (5)

20 Mar

Chiara? Sempre a smanettare col telefono

Giulia? Se tacesse quando deve tacere e parlasse quando deve parlare, volesse il cielo sarebbe la volta buona che mi taglio la barba (beh no, ma potrei accorciarla) beh, qualcosa farei e questo e’ un fatto

Emanuela? Pronto, c’è nessuno in casa e ci siamo capiti

Debbie? Spaccati di palestra se credi ma ogni tanto aprilo qualche libro anche solo per bearti del sublime frusciare cartaceo ahimè fuori moda oggigiorno

Ad ogni modo, mica una classe e penserete – che culo – eh, quattro sole le hai in pugno – vabbe’ che son tutte ragazze sveglie – si ma – se fossero poi così sveglie non avrebbero motivo di prendere lezioni extra dico io e penserete però ri(paga) sapere d’aver …cosa, insegnato? C’ho provato – a volte e potete immaginare che bello avere la sensazione di versare oro colato in uno scolo per la merda e ci siamo capiti alla seconda, però il son tutte ragazze sveglie ve lo lascio passare perché su certe cose (senza dubbio) e non sapete quanto son sveglie e m’ha tirato la gola sfidarle del tipo, cazzate dette nella polvere della disperazione al 60% e col cuore in mano al (…) difficile dirlo ma dissi: “Se passate l’esame di stato vi mando al mare a tutte”. Certe volte davvero – mi vien da dire (diavolo) ma fatti un furgone di cazzi tuoi!

Oh, le hanno promosse tutte

io dicevo per dire ma mi sa che era tempo di dare (ancora) dopo un anno-due anzi a dare, ma diamo pure tanto un po’ di felicità – se si può chiamare così l’ho sentita e anche questo e’ un fatto

“Giulia punta il dito sulla cartina”.
Ha detto e fatto tutto lei.
Al primo colpo le cade su un paesino in Etiopia o giù di lì.
“In Italia”.
“Mica lo aveva detto”.
“Ci mancherebbe era implicito”.
Lei scrolla le spalle come se le avessero gettato in testa un secchio di scarafaggi.
Ci da di gomito e Debbie ripete che non lo avevo mai detto e aggiunge che “questo” le sembra significante.
Vi rendete conto.
“Ancora non hai capito la differenza tra significativo e significante” ho detto. “Ad ogni modo Giulia ora ci riprova”.
Seconda ditata a casaccio: Londra.
Chiara mi guarda da sopra una spalla.
“Non pensarci neanche”.
“Rifaccio?”.
“Se volete farvi una nuotata. Vedi tu”.
Alla sesta volta esce Marina di Grosseto. Acqua in tutti i sensi.
“Ottimizziamo i tempi” ho detto. “Di Sanzo vai pure a sedere”.
Giulia si trascina al banco senza entusiasmo.
Liscio la cartina spianata sul tavolo.
Ripiego la cartina e la faccio sparire nel cassetto. L’unico che si apre di altri quattro gemelli.
Dico che ho deciso.
Son state via una settimana ma mi e’ sembrato un anno ma non l’ho detto e non credo che lo abbiano mai pensato e se lo hanno pensato anche loro ce ne hanno messa di acqua in bocca

…delle venti e venti e’ in arrivo al binario nove, allontanarsi dalla linea gialla…e’ vietato attraversare i binari, e’ vietato aprire le porte e scendere prima che il treno sia del tutto fermo…

son scese spintonando mamme e bambini piccoli e ho pensato – quanto tempo sprecato – e ho pensato quanto vi voglio bene – e brandivano bandierine tricolore (xxx solo sa perché) e riviste e giornali e borse e borsoni e borsette inguardabili tempestate di spille ed erano tutte tranne Giulia “orribilmente” ustionate e ho pensato di nuovo che avevo sprecato tempo e dentro montava una voce (la stessa che aveva ammesso) che amavo tutte loro e le loro cazzo di bandierine e i borsoni Puma o Adidas o quello che erano – a dirmi son tornate

Abbraccio di gruppo. Inevitabile.
No. Non e’ andata così però m’hanno circondato lasciando cadere borse e borsette e giornali. Certi si sono aperti: riviste di pettegolezzi.

Una si, m’ha dato un bacio ma non ricordo chi perché parlavano tutte insieme e parlavano l’una sopra l’altra sicché mi arrivavano soltanto tranci di frasi senza senso e ridevano e grugnivano e altro che versi e non la finivano di “parlare” e bla bla bla tutte l’una sull’altra e pure a volerlo mica potevi sottrarti – era(no) un fiume in piena, uno tsunami di parole e fracasso e lettere gigantesche che ti si gonfiavano nel cervello e nelle orecchie

Ok, si erano divertire un sacco questo era chiaro come gli occhi di Chiara che sono del colore dell’acqua alle Bahamas o roba così e siamo rimasti – per un casino di tempo o anche no (vallo a sapere) sulla banchina – e tutt’intorno lezzo di piscio e fritto e cattiva benzina e cavolo guasto NONOSTANTE TUTTO l’estate più bella della mia vita e risento il tanfo della stazione come una benedizione che suona a festa ogni volta mi viene in mente che insegnare e’ complicato e antipatico ma DIO solo sapeva se ne era valsa la pena – non l’ho più fatto e va bene così – brividi “una volta sola” e chiudiamola con un gigantesco sorriso 🙂

estratto de “Storie di vita” (2002) di Gianmarco Groppelli
casa editrice centro culturale “E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive

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G☆I☆O☆V☆A☆N☆N☆A

8 Mar

Si visse io per te, tu per me, e quegli altri risero di noi.
Di più ancora quando fummo a lasciarci: io “consenziente” e tu “consenziente”.

Ora si dorme separati.
Tu al di là della collina,
io alle spalle della ferrovia.

Talvolta, la luna mi desta accecandomi del suo bagliore e penso che e’ la stessa che si affaccia al tuo cortile.
Nel freddo dell’inverno o nell’afa dell’agosto: sempre lei (tonda) e sfacciata a vegliare su di noi (a sorvegliarci) affinché tu rimanga tu ed io, soltanto io…purché distanti.

Orfani di amore e di felicità.

Al di là della collina.
Alle spalle della ferrovia.

estratto de “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli
edito da casa editrice Vicolo del Pavone – Via Giordano Bruno, 6
Piacenza, 29121

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Greenfield, 1989

7 Mar

Boots in the sand — Gianmarco Groppelli poeta-scrittore-critico … https://images.app.goo.gl/sr1mG2NsNAowkWaB9 

B-E-C-C-A’S HOUSE

6 Mar

https://gianmarcogroppelli.files.wordpress.com/2018/05/screenshot_2018-05-04-21-37-31-2-1.png

Diamoci quanto più possibile poiché la vita dura il tempo d’un abbraccio

-siedi- guardalo bene quell’albero -la vedi la nebbia tutt’intorno che lo stringe tra le sue braccia come una moglie gelosa-fallo anche tu con me- adesso quale definitivo congedo, amore

Ho una memoria di ferro, “se voglio”

the end

fine

Ok, dillo un po’ come ti pare ma il significato non cambia – ti amo- esci dalla mia vita

Non fa una piega e
ti vedo uscire dal vialetto in retromarcia

-ti amo-esci dalla mia vita –

agli ordini

ma voglio dirti anch’io qualcosa:
che ti ho comprato le sigarette
(due pacchetti delle rosse solite)
e che…

Boh, mi e’ passato di mente

si vede che non er(i) importante.

dal testo “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli

aprile 2013 – ristampa 2015
casa editrice Vicolo del Pavone Via G. Bruno, 6
29121 Piacenza (PC)

Genere: Poesia

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www.piacenzasera.it di GIANMARCO GROPPELLI

4 Mar

“Borg McEnroe”, una pellicola di pura adrenalina.
Il film racconta dell’agguerrita rivalita’ tra i campioni di tennis Borg e McEnroe.

di Cinema – 11 Novembre 2017 – 0:00

Borg McEnroe

Svezia -Danimarca -Finlandia 2017
Regia di Janus Metz Pedersen.
Durata: 100 min.
Genere: biografico-sportivo.
Cast: Shia LaBeouf, Stellan. Skarsgård, Sverrir Gudnason, Tuva Novotny, Robert Emms, David Bamber.
Fotografia: Niels Thastum.
Musiche: Vladislav Delay, Jonas Struck.

Torneo di Wimbledon, 1980. I tennisti che destano maggiore interesse nel pubblico e nei media sono lo svedese Björn Borg e l’americano John McEnroe. Il loro è stato uno degli incontri di tennis più importanti della storia.
Il talentuoso regista danese Janus Metz Pedersen allestisce con perizia maniacale la cornice nella quale si muove l’azione: un match rabbioso, veloce, scintillante, epico, rumoroso, esaltante.
Il film ha un impatto visivo impressionante; sembra davvero di calcare il campo da gioco insieme ai campioni che di ora in ora, di giorno in giorno, preparandosi al grande incontro si studiano a vicenda.
La stampa battezzò il bestemmiatore e collerico McEnroe come “Superbrat” (super moccioso) e apostrofando il viceversa composto e distaccato svedese Borg “Uomo di ghiaccio” per la sua apparente indifferenza, per i suoi occhi vuoti privi di emozione.
Anche per il profano il film è chiaramente leggibile e semplice grazie alla sceneggiatura asciutta e non occorre conoscere la storia del tennis. Occorre solo sedere comodi e lasciarsi travolgere da questo titanico capolavoro destinato ad essere ricordato in eterno.
Adrenalina pura. Per gli amanti del buon cinema è da vedere assolutamente.
Gianmarco Groppelli
Giudizio: ☆☆☆☆ 1/2
http://www.piacenzasera.it

faired ‘nd failed

3 Mar

Conoscevo un tizio (di vista) diciamo piu’ che di vista ma meno di una conoscenza e non certo un’amicizia, anyway, lo conoscevo e aveva 20anni e non sapeva un cazzo come tutti i 20enni (…) ed era tanto alto quanto petulante e irritante e ovviamente inutile.

La zia era riuscita a piazzarlo alla Morgue; tempo due mesi stava fuori dalle palle (fotteva preziosi ai cadaveri) e fumava sigarette che tra l’altro non si curava di raccogliere poi dopo lì dove proprio non si poteva (fumare) e se prendi un calcio nel culo (tornando a bomba) e’ un taglio netto, non e’ come mollare una cima adagio “lasciandola scivolare tra le mani” come un’anguilla, come sabbia, farina o che so io – se ti pigli quel calcio non solo sei tagliato ma anche marcato – il che sta a significare precario e fallito e credo di aver detto tutto contando che a 31anni vive ancora con sua madre (brava donna) troppo brava. Il padre? Non ci metto becco perché a differenza di lui io porto rispetto ai defunti.

dal testo “Storie di vita” (2002) di Gianmarco Groppelli edito da centro culturale “E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive

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old badass motherfucker

3 Mar

C’era un secchio nel mio giardino, era domenica e il secchio nel giardino era in metallo e il sole riverberava contro al secchio e ne avevo le palle piene e così ho girato la sdraio.
Davo le spalle al secchio e fumavo una pipa di pannocchia che spandeva un tanfo come di catrame sotto a tutta la veranda ma i soldi (allora) erano quelli che erano e tiravo la cinghia perfino sull’aria che respiravo, non so se mi spiego ma credo di si.
Finita la fumata (la terza carica) in venti minuti, ho portato in casa il secchio: la porta minacciava di restarmi in mano e così l’ho aperta adagio adagio e ho portato in bagno il secchio.
Quando e’ arrivato, la prima cosa che ha fatto e’ strattonarsi il cavallo poi mi ha guardato con una sorta di complicità maschile o che so io ad ogni modo ho annuito come se avessi compreso ma in realtà io vedevo soltanto un uomo quasi vecchio in una blusa tre volte la taglia sua, una lunga barba tipo Santa Claus e un cappello di paglia piazzato alla bell’e meglio appena sopra la fronte spaziosa imperlata di sudore.
Altro strattone al cavallo.
Ha guardato la grondaia e io ho fatto uguale poi ha detto che era messa male.
Ma dai!? Lo avevo chiamato apposta.
Non ho detto nulla e sono entrato in casa per prendere una tazza di caffè da dargli mentre lui se ne restava là fuori fermo di gesso che sembrava uno spaventapasseri; fissava la grondaia in maniera molto professionale…credo pensasse che io pensassi che fissava la grondaia in maniera molto professionale.
Gli ho messo in mano la tazza e ha grugnito un “grazie” che gli e’ uscito tutto distorto attraverso i suoi denti altrettanto distorti.
E’ andato al furgone ed e’ tornato con una scala in mano e una cesoia da giardiniere che non mi spiegavo.
Sono rientrato e ho acceso la tv.
Andava bene un canale qualsiasi mentre lui picchiava duro di martello e mandava di tanto in tanto una bestemmia.
Toc – imprecazione – Toc – imprecazione – e così per mezz’ora buona poi e’ sceso dalla scala uscendo dal mio campo visivo.
E’ tornato dopo non saprei dire quanto; la sua faccia assurda era quadrettata dalla finestra zanzariera e restando così sotto al porticato della veranda ha sciorinato senza convenevoli le sue competenze (una lunga lista) pensavo.
Ha detto qualcosa del pozzetto, del seminterrato, cardine del granaio, mozzi della Jeep e perfino della cassetta della posta.

-Ok, ok – dacci un taglio – quanto ti devo –

Ho pagato a malincuore e non so perché ho ripensato al secchio e al riverbero impossibile che lanciava
-so che ho un cesso di casa-
“Ci sarebbero tanti lavori da fare” ha detto così. “In questa casa”.
L’ho guardato e lui mi ha guardato.
“Torno nel pomeriggio”.

Il resto e’ storia: grondaia e basta
(erano i patti) ma lo capisco, tutti cercano soldi.

dal testo “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli casa editrice Vicolo del Pavone
Via Giordano Bruno, 6
Piacenza 29121
2013 – ristampa 2015

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