old badass motherfucker

3 Mar

C’era un secchio nel mio giardino, era domenica e il secchio nel giardino era in metallo e il sole riverberava contro al secchio e ne avevo le palle piene e così ho girato la sdraio.
Davo le spalle al secchio e fumavo una pipa di pannocchia che spandeva un tanfo come di catrame sotto a tutta la veranda ma i soldi (allora) erano quelli che erano e tiravo la cinghia perfino sull’aria che respiravo, non so se mi spiego ma credo di si.
Finita la fumata (la terza carica) in venti minuti, ho portato in casa il secchio: la porta minacciava di restarmi in mano e così l’ho aperta adagio adagio e ho portato in bagno il secchio.
Quando e’ arrivato, la prima cosa che ha fatto e’ strattonarsi il cavallo poi mi ha guardato con una sorta di complicità maschile o che so io ad ogni modo ho annuito come se avessi compreso ma in realtà io vedevo soltanto un uomo quasi vecchio in una blusa tre volte la taglia sua, una lunga barba tipo Santa Claus e un cappello di paglia piazzato alla bell’e meglio appena sopra la fronte spaziosa imperlata di sudore.
Altro strattone al cavallo.
Ha guardato la grondaia e io ho fatto uguale poi ha detto che era messa male.
Ma dai!? Lo avevo chiamato apposta.
Non ho detto nulla e sono entrato in casa per prendere una tazza di caffè da dargli mentre lui se ne restava là fuori fermo di gesso che sembrava uno spaventapasseri; fissava la grondaia in maniera molto professionale…credo pensasse che io pensassi che fissava la grondaia in maniera molto professionale.
Gli ho messo in mano la tazza e ha grugnito un “grazie” che gli e’ uscito tutto distorto attraverso i suoi denti altrettanto distorti.
E’ andato al furgone ed e’ tornato con una scala in mano e una cesoia da giardiniere che non mi spiegavo.
Sono rientrato e ho acceso la tv.
Andava bene un canale qualsiasi mentre lui picchiava duro di martello e mandava di tanto in tanto una bestemmia.
Toc – imprecazione – Toc – imprecazione – e così per mezz’ora buona poi e’ sceso dalla scala uscendo dal mio campo visivo.
E’ tornato dopo non saprei dire quanto; la sua faccia assurda era quadrettata dalla finestra zanzariera e restando così sotto al porticato della veranda ha sciorinato senza convenevoli le sue competenze (una lunga lista) pensavo.
Ha detto qualcosa del pozzetto, del seminterrato, cardine del granaio, mozzi della Jeep e perfino della cassetta della posta.

-Ok, ok – dacci un taglio – quanto ti devo –

Ho pagato a malincuore e non so perché ho ripensato al secchio e al riverbero impossibile che lanciava
-so che ho un cesso di casa-
“Ci sarebbero tanti lavori da fare” ha detto così. “In questa casa”.
L’ho guardato e lui mi ha guardato.
“Torno nel pomeriggio”.

Il resto e’ storia: grondaia e basta
(erano i patti) ma lo capisco, tutti cercano soldi.

dal testo “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli casa editrice Vicolo del Pavone
Via Giordano Bruno, 6
Piacenza 29121
2013 – ristampa 2015

Tutti i diritti sono riservati

Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore

Progetto grafico impaginazione e stampa Tipitalia-Piacenza

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