Archivio | aprile, 2020

old south ❌

29 Apr

Riverdale High School
160 Roberts Dr, Riverdale, GA 30274
+1 770-473-2905 GEORGIA, U.S.

https://maps.app.goo.gl/sDG1sTmw5Wb2AwgT9

“E’ quì che ho studiato”.

Si e’ schermata gli occhi con la mano.

“Studiato per modo di dire” fa. “Sai”.

Sapevo.

Consapevole delle sue “lacune” spesso Becca ha l’abitudine di buttarsi giù, di sminuirsi, di sotterrarsi con le sue stesse mani in una fossa di fango e merda e io non lo sopporto.

Il suo atteggiamento da -sono- ah!
Mi da su i nervi di brutto.

Non conosci o hai dimenticato i versi di Whitman e allora?! Non e’ un reato. L’ho pensato e glielo ho detto.

In risposta mi son beccato un grugnito che mi ha ulteriormente irritato.

“Beh, alla fine quì non serve la cultura”.

Se intendeva dire quì in Georgia si era macchiata dell’ennesima eresia.

Da qualche tempo era strana.
Insolitamente silenziosa.
Insofferente.

Capirai -ho pensato- fossi io come te.
Avessi anche solo la metà del tuo coraggio.
Hai cicatrici ovunque e per certo verso son come medaglie al valore.
Io mica ho le palle per fare ciò che fai tu (una gara dopo l’altra e così) come m’ha detto ad Amarillo.

Pensieri odiosi e pure concreti.

Il conto degli otto secondi su una mezza tonnellata di muscoli e furia; dì.

Non conosco cowboy capace di tenerti testa e anche questo le ho detto con livore, si, e non mi pento di aver abbaiato perché ero con lei pure a Fort Worth quando ha rischiato di lasciarci le penne: quel mozzicone d’osso che le aveva lacerato i calzoni non l’ho mai dimenticato. Una delle scene più orrende che abbia mai visto e sei sulla breccia come e più di prima.

Pensieri amari e pure concreti.

Non capisco cosa le passa per la testa da un po’ di tempo, davvero.

Non ho il coraggio di domandare apertamente perché ho paura (tanta) di incrinare il nostro sodalizio
(più che amicizia non amore più che bene) un sublime casino.

“Torniamo a casa”.

Non ha aperto bocca per tutto il tragitto anzi si -per dire cazzo- c’ho una ruota a puttane.
Era vero perché il Pick-Up tirava tutto a destra e chissene.

Sei una campionessa!

Hai $oldi.
Non più una famiglia e non sai quanto ti sia vicino per questo ma brilli come un diamante pure nel buio più fitto e non e’ un caso se la parete sinistra del mio seminterrato (off limits a Giovanna, ovviamente) poiché territorio rigorosamente maschile, e’ tappezzata di ritagli dei tuoi trionfi.
E’ il mio rifugio e il mio sollievo ogni volta che la vita mi costringe in ginocchio.

Tira un vento impossibile quest’oggi e la bandiera confederata sotto alla sua veranda non e’ moscia ma e’ viceversa ben tirata con mio grande piacere e suo pure, neanche a dirlo, tuttavia rimane torva e cadesse il mondo voglio cavarle fuori la ragione di questo malessere a costo di sbatterla a terra a suon di calci nel culo, e tra l’altro, nel caso, non sarebbe impresa facile perché tiene la forza di una tigre. Lo so per certo.
Non l’ho provato sulla mia pelle ma conosco ragazzi che se la sono filata ciondolando; l’han presa per il culo e hanno avuto ciò che meritavano.
STRONZI!!!!!!!

Sediamo in veranda per forse dieci minuti fumando in silenzio.

Troppo vento perciò entriamo in casa.

“Jim Beam?!”.
Le ho risposto -sai che non bevo più-

“Non ci pensavo”.

Le dico che non fa nulla.

“Perché sei così giù?!”.

Mi da(va) le spalle.

Poi ho guardato meglio e ho carpito al volo la ragione del suo tormento.

I suoi occhi azzurri e belli e grandi erano perduti in quel mentre nella “fotografia” che le stava più a cuore e strano a dirsi ma e’ vero come e’ vero che ho due gambe non aveva a che fare con le sue imprese.
Era un foglio schizzato a matita che ritraeva i valorosi sudisti nell’atto di una cruenta battaglia e mi e’ venuto in mente il brano “Gibbonsville Gold”.

Abbiamo -e mi ci son messo anch’io- perduto con onore.

M’ha guardato più che male, malissimo, più che malissimo, peggio che mai.

“Ok, non sono io il guerriero e non sono io il cowboy e probabilmente non avverto il dolore che senti tu ma…”.

Come se mi avesse letto la mente ha detto: “american remains”.

Era così – ma pazienza.

Avrei voluto dirle “secession war is over” ma non mi sono sentito il cuore di farlo.

“Viviamo il presente”. Poteva andare?

Altra occhiataccia.

“Appunto” ha detto. “Siamo andati”.

Aveva ragione -di straforo-rischiando una denuncia se non un arresto.
Avrei dovuto capirlo nel momento stesso in cui mi aveva detto -ti mostro un posto- ma non l’ho capito.

IL VIRUS NON PERDONA NESSUNO INCLUSI GLI EROI DI IERI E DI OGGI

“Sai da quanto tempo sono tappata in questa casa del cazzo?”.

Ho risposto da quando lo siamo tutti ma ho pestato un’altra merda e l’ho capito quando ho visto i suoi stivali che sembravano appena comprati: lucidi e immacolati.

“Non ho più sfiorato un lazo” ha detto. “Volevo farlo per ricordarmi quale e’ il mio posto nel mondo ma non ne ho avuto il coraggio”.

“Un dito di whiskey, dai” .

SI LO VOGLIO!

E l’ho scritto in maiscuolo perché mi e’ crollato il mondo addosso al suono di quelle parole.

“Non ho più sfiorato…”.

Ha ripetuto parola per parola con i muscoli del viso talmente tesi da sembrare una statua di ghiaccio, un pupazzo di neve, una vita che si era in effetti congelata per cause di forza maggiore.

VAFFANCULO e l’ho scritto in maiuscuolo e sottolineo che ci siamo presi una sbronza atomica e il giorno seguente l’ho passato con una bacinella sulle ginocchia.

Ho ripensato al cartello con scritto alla bell’e meglio redneck zone e ho capito due cose: la prima ad essere sinceri l’avevo capita già da un pezzo ma la seconda mi suonava come l’inno nazionale alla parata del quattro luglio. Non credo che ci sia altro da aggiungere.

-strappo alla regola e ve lo dico-

la prima: real cowboys will survive, as always (non può essere altrimenti) perché so che prima o poi lo stivale immacolato che spuntava da dietro il divano tornerà ad essere lordo di lacrime, sangue, terra, paglia e fango come e’ giusto che sia quando sei come Becca: l’incarnazione del vecchio sud che se ne fotte del nuovo sud e chi vuol capire capisca.

di Gianmarco Groppelli

Tutti i diritti sono riservati

100% Dixie

29 Apr

https://gianmarcogroppelli.files.wordpress.com/2019/09/screenshot_2019-09-25-13-30-16-1-1-511404317.png

Giuli (A) nope! C –

29 Apr

Gianmarco Groppelli, 21:50 PC

Giulia non sporgerti a quella maniera xke’ se mi caschi giù nel cortile ne rispondo io.

“Claudia, chiudiamo la finestra” ho detto. “Scambiatevi di posto”.

Abbasso un poco la raccolta; sfido che si affacciava. Giornata stupenda ma non a tal punto da mettermi nei casini per te, Giulia (ignorante bipede) quanto sei scema con le tue magliette sceme “Michael, everyone loves you” o robe del genere.

Quanto sei bella! Nella luce del mattino o se vuoi nella luce di QUESTA MATTINA nella quale hai dato saggio per l’ennesima volta della tua perpetua stupidità lo sai che mi suoni a festa nel cuore (ignorante bipede) che più bella non si può e hai l’età che hai (due tette da volar via) ma se puoi non uscirtene x la finestra, sei la mia preferita.

“Claudia, chiudiamo la finestra” ho detto. “Scambiatevi di posto.

Testa di legno pertinace e ostinata prima con la finestra adesso ti tocca mollar(mi) il cellulare sia mai che odori di te.

“Dammi il telefono”.

Suppliche.

“Dammi il telefono”.

“Lo spengo!”.

“Spegnilo se credi ma poi me lo dai comunque”.

Borbotta, borbotta sai quante volte mi sono scivolati i vostri mosci e scontati reclami.

“Quando posso riaverlo?”.

Sul serio, ti porterei certo all’altare se solo tenessi qualche anno di più e quanto mi duole e son anni che ti vedo (e come) off limits.

Cosa vedo?

Una ragazzina che vorrebbe già essere donna. Estasi suprema.

Ma non si può fare come il più delle cose sublimi – anche il sognarti discinta mi e’ recluso e chicchessìa, un figo da poster o un cesso parlante va bene uguale se appena ti piacerà al quale spalmare il primo VERO bacio sotto casa (sono in ritardo) prima di cena -kiss8- @ domani o non mi fanno scendere, devo andare (…) ti vedo così, ma non so quando vorrai baciare e per certo verso “lo so”.

Lo so, xke’ l’ho vissuto mille anni prima di te quel cortile ancora pulito -tempo al tempo- stupida (ignorante bipede) sapessi se t’amo bho, non ci capisco nemmeno io, il certo e’ che in questa mattina tiepida e luminosa e di maggio e di fantasticherie sei più bella e “bambina” che mai con indosso un vestito a fiori odorosi come i tuoi capelli che non ho mai avuto tra le dita ma ci scommetto il coglione sinistro (il destro voglio conservarlo) che odorano pure loro di quasi estate, di te, e non sai un cazzo ho sprecato più penne rosse su i tuoi temi che in 5 anni ma fa lo stesso “mia” ripugnante e ignorante bipede dagli okki immensi d’amore e trasognati un’ora dopo l’autobus del mattino quando ti incrocio nel corridoio e sei la più bella e più stupida di sempre perciò “t’amo” e ti “odio” così come sei (un sogno e un incubo) si, piacere e dolore.

La più saggia e la più stolta, perfetta creatura (…)

Ma porca miseria, la mia PREFERITA! Già sai.

“Claudia, chiudiamo la finestra e scambiatevi di posto”.

Anche xke’ tra una balla e l’altra abbiamo perso 15 minuti buoni in finestre e cellulari e non mi ricordo più di cosa stavo parlando ma non lo posso mica dire perciò mi butto: “Quindi, xche’ Fitzgerald e’ considerato l’antitesi di Faulkner?”.

Muggiscono di laggiù e ci speravo.

“Mi scusi ma non stava parlando di Thomas Berger?”.

Ecco fatto!

(ri)accesa “la luce” e rispondo xke’ mi hanno educato (bene) e lo dico di nuovo (bene)

“Chiedo scusa a volte vado in confusione. Abbiate pazienza, ho problemi a casa”.

Se la sono bevuta, credo.

dal testo “Storie di vita” di Gianmarco Groppelli

edito da centro culturale “E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive

Tutti i diritti sono riservati

Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore

acquistabile anche online

GIANMARCO GROPPELLI www.piacenzasera.it

29 Apr

https://wp.me/p2hrxz-3KX

“CB part .2” MA, Massachusetts U.S.

28 Apr

Ho mollato molte cose nella mia vita:
Jim Beam, falsi amici, fidanzate infedeli, ridicole riviste di settore cinematografico indegne di questo nome che mi volevano a bordo, squallidi programmi televisivi, libri altrettanto indegni di questo nome ed e’ stato sublime depennare perché c’era quella cosa meravigliosa con la sua magica influenza a riscattare la banalità del fottuto quotidiano vivere e che dall’oggi al domani mi aveva liberato dalle catene che mi costringevano
-un orgasmo all’ennesima potenza-
nondimeno in questa notte piovosa, detestabile e puttana il mio dovere e la mia necessità sulla carta mi suona a lutto (si, proprio adesso) e ve lo dico, cinque minuti ancora e scriverò di una certa persona che m’ha rubato l’anima per trarne il piacere sadico di annientare qualcosa di vivo.
Prendetelo come un vaffanculo nei suoi confronti come ho fatto io quando le dissi vaffanculo (moooolto tempo fa) ma allo stesso tempo, lo ammetto, non vi e’ cosa a questo mondo che ispiri l’artista quanto una cruda sofferenza quindi per certo verso mi sento di RINGRAZIARE questa troia del cazzo alla quale dedicherò il foglio bianco, ancora per poco.

dal testo “Storie di vita” di Gianmarco Groppelli

edito da centro culturale “E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive

Tutti i diritti sono riservati

Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore

Progetto grafico impaginazione e stampa Nuova Linotipia Piacenza

acquistabile anche online

hide and seek (in a way)

18 Apr

0541 Rimini (RN) 21:45

reading di Gianmarco Groppelli

Terzo giorno in tournée ed eravamo stanchi e piuttosto di malumore, non proprio sottotono ma poco ci mancava.

Dopo lo show siamo tornati in albergo per rilassare corpo e cervello (specialmente il cervello) con un drink ristoratore (anche 2 o 3 o 4 ) l’importante era riacquistare la pace e tutto e’ concesso -tutto fa brodo- “va bene”
era chiaro ci saremmo ubriacati (tutti) me compreso; uno strappo alla rigida regola che mi ero imposto xke’ un alcolista rimane per sempre un alcolista e non c’è ex alcolista – un alcolista lo e’ a vita -ma la tensione era troppa- e quindi bevvi anch’io, “poco” rispetto agli altri, ma il certo e’ che ci avevo dato di gomito e già al secondo giro non capivo più un cazzo di quel che (era) tutt’intorno e dentro di me.

Un bell’albergo luminoso e i whiskey erano eccellenti in vasta gamma ed era un piacere indescrivibile assaggiarne un poco di questo e un poco di quello.

A un certo punto mi si avvicina un giovanotto, un bel ragazzo in camicia rossa e mi chiede

“Perché?”.

Butto giù un sorso al colpo.

“Perché cosa esattamente?!” faccio io.

“Perché proprio Emily Dickinson?”.

Mi faceva strano.

C’ho riflettuto forse un minuto.

Perché e’ una delle mie poetesse preferite -l’ho pensato- ma ho tenuto quel pensiero per me. Ho fatto spallucce.

“Perché era in scaletta, immagino”.

La faccia del ragazzo si stringe come un pugno tramutandosi all’istante in delusione 100%

perché e’ una delle mie poetesse preferite ed era in scaletta! @ncora una volta giocavo da capitano (in teatro) ma non valevo una cicca e il mio parere contava sinceramente poco o niente – l’ho pensato ma non l’ho detto

ho buttato giù un altro sorso

“Era in scaletta”.

Avevo capito al volo; i suoi occhi belli e lucidi e grandi e trepidanti potevo leggerli come un libro aperto e mi spiegavo la sua palese delusione

“Solo per questo?”.

Non mollava (aveva circa 25 anni) e no, non mollava.

Molto probabilmente avrei tributato Emily fosse dipeso da me e tolgo il “forse” ma non era così-era in scaletta- e restava a metà strada tra le mie quattro reading, un intermezzo musicale e un audio video di Umberto Saba.

Si aspettava una qualche rimpolpata, edificante, emozionante, interessante e ardente ragione per quella mia scelta ma non era così – non era andata così

ERA IN SCALETTA!

mio malgrado -e stavolta l’ho detto- attacco l’asino dove vuole il padrone

“Ah, pensavo fosse lei la star” ha detto.

Si e’ stretto nelle spalle a sua volta.

“Pensavo fosse lei la star”.

– era così – certo! – certo? – si!

non mollava sul fatto della scaletta

gli ho detto che col tempo avrebbe imparato che dietro a una “star” vi e’ un esercito di persone e motivazioni e clausole e contratti e patti e compromessi e decisioni e soldi in ballo

si -la sono- (gli ho detto così) ma resto pur sempre una marionetta ben pagata

-contentati- faccio io

ha annuito

domani ci sarà un bell’articolo su i giornali, non hai buttato via denaro per nulla, sono quì davanti a te -ho detto-

altra gente sarebbe al settimo cielo per questo…

ma non mi veniva proprio dal cuore perché sapevo di essere in paradiso ma legato all’inferno al medesimo tempo -si- e’ stato fantastico!

gli ho detto che era stato fantastico

“Come ogni volta in giro per il mondo e Dio solo sa se dico il vero, ragazzo”.

Gli ho chiesto se voleva un autografo su una delle magliette (felice intuizione di Sveva Onorato) e m’ha risposto

“Magari alla prossima” (quando e dove?)

bella domanda – perdona la crudeltà ma NON NE HO LA PIÙ PALLIDA IDEA ma non l’ho detto

“Grazie del suo tempo” pausa. “Si”.

-si- l’ho detto a mia volta

“Anch’io voglio diventare un poeta” pausa. “Considerato come lei”.

{ho} cremato il whiskey e ne ho ordinati altri due

ho detto -per un futuro raggiante- o roba del genere

ha poggiato le labbra facendo finta di bere e ha posato il bicchiere

“Vado a casa ora” ha detto. “E scrivo”.

[ ho ] sorriso e mi veniva da vomitare!

“Bene” dico io. “Così si fa”.

Uno scrittore scrive e io amo la poesia, ha detto così tanto col cuore in mano quanto io col bicchiere in mano -ho pensato-

QUESTO FARÀ DELLA STRADA mi son detto

troppo whiskey e ho passato la notte piegato sul water ma ne era valsa la pena

non il tutto esaurito ma una bella soddisfazione -lo dico- legato per sempre al paradiso così come all’inferno e benedico entrambi SONO sincero a costo di ripetermi: non germoglia nulla di geniale da una vita “ordinaria” e la mia e’ stata una STUPENDA VITA del cazzo ed e’ forse per questo che mi son buscato applausi, denaro, scatti di rito e un bell’articolo a colori (ancora una volta)

non l’ho detto al ragazzo (a voi si) che ho mentito: sapevo esattamente giorno, data, città e ora della prossima esibizione

passatemela per favore xke’
nessuno e’ perfetto.

da “Storie di vita” di Gianmarco Groppelli

edito da centro culturale “E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive

Tutti i diritti sono riservati

Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore

Progetto grafico impaginazione e stampa Nuova Linotipia Piacenza

acquistabile anche online

old Marine

14 Apr

mi e’ capitato spesso di ragionare sul fatto che ricevere confidenze da un perfetto sconosciuto non sia cosa poi così rara

posso provarlo

sedevo in una tavola calda per i fatti miei in una mattina come tante altre; a terra c’era la neve e il caffè bollente era una benedizione

stavo al bancone perché i tavoli erano tutti occupati

la ruota dell’economia girava bene a quel tempo e pochi poveri diavoli si ritrovavano senza un lavoro

di fianco a me c’era un tizio anche lui appollaiato sul suo sgabello

la camicia che indossava era a grossi scacchi rosso e verde ed era tre volte la taglia sua

sfoggiava un cappello alla Neil Young con una spilla dei veterani del Vietnam messa lì alla bell’e meglio, sull’ala destra sicché potevo vederla bene e ricordo di aver pensato che era riuscito a tornare tutto intero a differenza di non so quante migliaia di altri valorosi Marines e provai per quell’uomo un istintivo ed istantaneo rispetto e se non era rispetto era qualcosa che ci andava molto vicino

“Le mogli” ha detto

beveva whiskey

di tanto in tanto allungava il bicchiere per aggiungere acqua al suo drink

il barista non diceva nulla

faceva il suo lavoro e a differenza dell’uomo che mi sedeva accanto egli era molto distaccato, freddo e per nulla motivato al dialogo con i clienti

quattro o cinque cameriere erano sparpagliate in giro a prendere ordinazioni

“Le mogli”

sinceramente non sapevo cosa dire ma sapevo bene quel che pensavo: che era stato un valoroso difensore della patria, non poca cosa

ho annuito

le sue dita erano gialle di fumo

ha sbirciato nel pacchetto di Kent che aveva estratto dal taschino della camicia e poi ci era scappato un vaffanculo

ho messo le mie sigarette sul banco (appena acquistate) e con un cenno del mento ho fatto

“senza complimenti”

mi ha chiesto se poteva prenderne due, che l’altra la avrebbe fumata in auto

“vedi quella Jeep?”

la vedevo nel parcheggio bianco; in parte, solo in parte, era mezzo sepolta dalla neve ma riuscivo a scorgere la targa: Maryland

mi ha detto grazie

aveva un’aria annoiata e incattivita e rassegnata e increspata da amari pensieri tutto insieme

“spompina ancora bene” dice

sospira profondamente e il tovagliolo sotto al suo bicchiere per un attimo si e’ drizzato

“peccato che sono…”

c’ha pensato un attimo prima di continuare, ha ingollato un sorso e ha concluso “vecchio”

ho annuito

la sua barba era ispida di giorni

per un po’ siamo rimasti così l’uno a fianco dell’altro, in silenzio

“resti tra noi” ha bofonchiato

ho annuito di nuovo

“e’ un segreto,sa”

gli ho detto -stia bene- e gli ho lasciato pagato il prossimo drink

m’ha risposto in una lingua che non avevo mai sentito e ho pensato che forse era vietnamita (la lingua) che non avevo mai sentito

l’ho presa per un -grazie- e se non era un grazie andava bene lo stesso perché aveva rischiato la vita per la patria: ho pensato che era il minimo che potessi fare

ho guardato di nuovo la sua Jeep, tempo d’un secondo non so perché poi ho lasciato il locale

la campanella della porta ha tintinnato sopra alla mia testa

arrivo all’auto, inserisco le chiavi nel quadro e si accende al primo colpo ma l’ho spenta subito

sono tornato dentro e mi sono avvicinato al veterano

gli ho sussurrato all’orecchio che da ragazzo avevo rubato una cassetta di Waylon Jennings da un negozio a Greenfield (Indiana)

ha stretto il bicchiere nella sua mano nodosa

“e’ un segreto” ho fatto io

non ha risposto

ho lasciato il locale per la seconda volta e il vento era una cosa impossibile

303,720 Denver (CO) U.S.

dal testo “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli

edito da Vicolo del Pavone

via Giordano Bruno, 6

29121 Piacenza (PC)

2013 – ristampa 2015

volume supportato da audio CD per non vedenti

introduzione a cura di Ugo di Martino (udim)

comprensivo di illustrazione del maestro William Xerra

Tutti i diritti sono riservati

Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore

Progetto grafico impaginazione e stampa Tipitalia-Piacenza

acquistabile anche online

aubergine

12 Apr

“Non ci crederà, sa”.

Infatti.

-zo’ vuole questo?- ma non l’ho detto.

Era secco come un legno secco con una faccia bislunga che terminava su di un mento bucato tipo Kirk Douglas (RIP) ma a differenza di Kirk ero sicuro che fuori del lavoro quello si batteva tutti i bagni turchi della città (…)

l’ho dato per scontato (il lavoro) xche’ uno che scassa i coglioni porta a porta di sabato mattina o e’ uno davvero tosto o non ci sta molto con la testa.

Dicevo, non ho nulla contro gli omosex ne conosco “tanti” brave persone ma se posso aprire una parentesi che non ha a che fare con la faccia bislunga del tizio, mentre mi seguiva in casa ho pensato che per una qualche occulta ragione (almeno per me) e non l’ho mai capito, gli omosex sembrano avere un maggior contollo dei loro istinti (Dahmer&Co sono fuori gioco e’ chiaro) ma per quanto riguarda gli altri (ribadisco, di certo non Dennis Nilsen) ma quelli regolari, sono regolari e rispettano il tuo orientamento, di solito, si limitano ad “invitare” diciamo così e se uno non e’ d’accordo se ne fanno subito una ragione; l’ho notato (l’ho provato) e avevo l’età che avevo.

@ differenza di loro, noi primo incontro: pergolato romantico/candele profumate/rosseggianti tramonti sul filo dell’acqua o una latrina di Autogrill e’ uguale (se a un uomo tira) e la donna e’ quella “giusta” glielo mettiamo al culo prima di finire il vino, mi capite si.

Ve l’ho detto che non aveva a che fare, ma volevo dirlo.

“Ah si” ha fatto lui. “Luminoso”.

-zo’ vuole questo?- ma non l’ho detto.

Gli ho chiesto se voleva una tazza di caffè e lui e’ arrossito come una ragazzina, poi ha alzato le spalle e inarcato il sopracciglio e non c’ho capito una mazza ad ogni modo l’ho preso come un si.

Smanetto sul piatto dei fornelli e dal salotto quello mi urla che lo prende NERO – COME LA NOTTE – SA – SI.

-Xristo- e mi sa che m’ha sentito.

Eccolo, nero come la notte!

-dunque, qual buon vento-
un ben celato -zo’ vuole questo?

“Non ci credera’ mica, sa”.

-faccela – dai – c’ho le bozze- ma non l’ho detto.

“Una volta forse su un milione” pausa. “Il più delle volte ti lasciano sullo zerbino”.

-zo’ dice questo?-

“E’ il primo di oggi”.

Ha guardato l’orologio.

8:35

una mattina raggiante ha detto così più o meno ha detto in tutti i sensi, caro signore

in effetti c’era il sole per la prima volta dopo 5 giorni di acqua

-zo’ dice questo?-

“Un caffè strepitoso”.

-non vorrei metterle fretta- ma sa com’e’ – ho fatto io – e mi sono diretto alla porta come a dire: “Tempo scaduto my friend”.

“Un esperimento sociale” pausa. “Riuscito nel migliore dei modi”.

Ha detto “vorrei abbracciarla” e io ho risposto -non fa nulla ho la febbre- del sabato che mi sta sulle palle già di suo perché i vicini cioccano più del solito mica adesso (dormono) ma nel pomeriggio si scatenano, sa, caro signore

gli ho chiesto se avessi dovuto cacciarlo -insomma che avrei dovuto fare perché l’esperimento andasse male!? oramai ero curioso- un po’

“Un caffè strepitoso”.

-grazie-

“Glielo avevo già detto!?”.

-si, ho capito che elemosinava caffeina quand’era ancora in macchina-

Si e’ piegato dalle risate.

“Lei e’ uno spasso” ha detto. “Che forza”.

Mi hanno dato dello stronzo, del genio, del misantropo, del cuore impavido, del buffo, del goffo, del gallo, del bullo, del cupo, del prof pignolo alle porte dell’estate ma non mi hanno mai detto che – sono uno spasso – casomai vattene a spasso – ce l’ho ancora in testa il vaffanculo di Cinecittà e gli ho chiesto se poteva dirlo di nuovo

ha ripetuto

si, avevo capito bene (spasso)

-non vorrà mica andarsene così- ho fatto io che non glielo ho chiesto l’ho brancato per una manica tirandolo a me e l’ho seduto sul divano

-qua’ la tazza- esperimento sociale

ha sbarrato tanto d’occhi

“Lei e’ strambo” ha detto. “Che mito”.

-qua’ la tazza -zo’vuole questo?-altro caffè e ho pensato che ero lì per quello

NERO COME LA NOTTE ecc ecc, pronti!

“La regista vorrebbe congratularsi con lei, immagino” l’ha detto adagio. “La prego”.

faccia aspettare – qua’ la tazza!

ha allungato il braccio senza entusiasmo viceversa io nel versargli il caffè nero come la notte ecc ho provato un piacere MORTALE che ci andava vicino…

…ho sentito uguale quando Giovanna aveva lasciato il suo numero a mio fratello (per me) ♡ tantissimi ti amo fa.

estratto de “Storie di vita” (2002) di Gianmarco Groppelli

edito da centro culturale “E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive

Tutti i diritti sono riservati

Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore

Progetto grafico impaginazione e stampa Tipitalia-Piacenza

acquistabile anche online

Redneck zone ❌

12 Apr

Più o meno cento metri prima della casa di Becca si incontra un cartello (beh, non proprio un cartello) che recita a grandi lettere rosse REDNECK ZONE. E’ un trancio di compensato inchiodato a viva forza sul tronco di un albero più grande degli altri lì intorno quasi a voler palesare il fatto che hillbilly e simili non sono per nulla i benvenuti, ma proprio per nulla. L’ho incontrato milioni e milioni di volte e altrettante, oltrepassandolo non me ne sono mai curato seriamente ma stasera c’è qualcosa di insolito e particolare e forse perfino inquietante che mi ha spinto a catturare col cellulare quel rigoroso ammonimento.
Sono certo che non sia stata Becca a scrivere quelle parole: ne sono certo?
In effetti no, ma e’ sicuro come l’inferno che si, in questa zona le armi moderne così come i cellulari e tanta altra roba “stridano” come un insulto a queste persone (Becca compresa) la quale incarna solo in parte l’etnia che la fa da padrone, quì, appunto adesso e da ancor prima che noi si nascesse e mi riferisco a noi due.
Slogan razzista?
Io credo, mi piace pensare anzi che questo pezzo di terra dove la gente “comune” non vuole andare dopo il tramonto vada orgoglioso del fatto (se un pezzo di terra può andare orgoglioso) di mantenere vive tradizioni e quant’altro, sia cosa giusta.
E’ solo il mio pensiero – un pensiero scaturito dai recessi della mia mente con una sorta di doverosa cautela ma si, credo sia cosa giusta (i wish a buck was still silver when the country was strong…) e perdio! Ci vuol poco a immaginare che questa vecchia, cara America senta forte la necessità di sopravvivere nonostante i travagli che ha passato e che tutt’ora sta passando. Forse, dico forse e’ anche per questo che Becca e’ una campionessa e non mi suonano per caso le sue gloriose medaglie da ogni parte del paese.
Cowgirls o Cowboys non conta poi tanto – basta vincere: Becca said that long time ago ed eravamo “fuori patria”; se la memoria mi assiste in Colorado perciò ben venga la tradizione mandriana divenuta nel tempo uno degli spettacoli più cari alla gente, il rodeo.
Quanto alle armi di ultima generazione quì se ne vedono poche ma…
chi vuol capire capisca e Becca spara alle lattine vuote (anche piene a volte) con una perizia che non ha nulla da invidiare ai maschi perché le pistole pesanti a tamburo tipo John Wayne crescono viceversa come i funghi in tutta la zona Redneck marcata da quel pezzo di compensato al quale stasera ho voluto fare una foto perché nel bene e nel male anche su questo punto e’ possibile parlare di tradizioni, usi e pensiero…
il resto e’ storia più o meno nota
-are there any more real cowboys?- dico di si, comunque e nonostante tutto

…America will survive!

estratto de “Storie di vita” (2002) di Gianmarco Groppelli

edito da centro culturale “E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive

Tutti i diritti sono riservati

Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore

Progetto grafico impaginazione e stampa Tipitalia-Piacenza, 29121 (PC)

acquistabile anche online

eyes

12 Apr

questa notte?!

non ancora morto – quasi vivo

incontro gli occhi di papa’ e rivedo i milioni di errori che ho fatto nel corso della mia squallida vita tuttavia non vi e’ traccia alcuna di malevolenza in essi perché gli occhi di un padre sono come un giardino nel quale il rancore non germoglia, mai

205 Birmingham AL U.S. 1998 settembre 15

“Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli
edito da Vicolo del Pavone

via Giordano Bruno, 6
29121 Piacenza (PC)

volume supportato da audio CD per non vedenti

introduzione a cura di Ugo di Martino (udim)

comprensivo di illustrazione del maestro William Xerra

Tutti i diritti sono riservati

Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore

Progetto grafico impaginazione e stampa Tipitalia-Piacenza

acquistabile anche online