Elena Casari # .181 RC2 “Carne che non puzza” di Gianmarco Groppelli

6 Apr

Arkansas, 1982

La piccola comunità rurale di Hot Springs e’ sconvolta dalla scomparsa di Sarah Mary Warners, una bambina di nove anni. L’angoscia degli abitanti e delle autorità aumenta quando sulla riva di un laghetto in un’area boscosa, un fungaiolo si imbatte in uno zainetto rosa malcelato da un cumulo di foglie secche e terriccio.

“Titolo inquietante e bizzarro.
Il sipario si apre sullo sfondo idilliaco di una piccola comunità dove tutti si conoscono. Un luogo ideale nel quale crescere e spendere i giorni che non tornano della giovinezza.
E’ quest’ultima il perno centrale.
L’ingranaggio che origina la motivazione di queste 134 pagine circa.
La giovinezza perduta narrata attraverso i ricordi del vice sceriffo della contea di Garland, Sean Richardson, costretto su una sedia a rotelle in seguito ad un tremendo incidente stradale nel quale sono rimaste uccise la moglie e la figlia, una bambina di dodici anni nel 1953.
Sottotrama e al medesimo tempo linea centrale del racconto; Sean Richardson scompone le tessere che vanno a formare il mosaico per poi ricomporlo.
Un tiro al massacro incentrato su tre personaggi: Sarah Warners, Richardson, e una seconda bambina “senza nome” chiamata dal suo aguzzino, “briciola”.
Quasi del tutto privo di contorno in termini paesaggistici e locazione fatta eccezione per la breve introduzione (una pagina e mezza) nella quale l’autore sacrifica il proprio talento con l’intenzione di lasciare quanto più possibile all’immaginazione soggettiva di ogni singolo lettore.
Una scelta stilistica molto discutibile in quanto nonostante un geniale sprint iniziale il nerbo narrativo rallenta paurosamente per poi ripartire a tutto gas. Scivoloni e cadute di stile sono dietro l’angolo ma l’esperienza di Groppelli fa si che l’insieme mantenga una sua coerenza, credibilità e motivata ispirazione, nondimeno non mancano passaggi da punto interrogativo. Nello specifico anche se non si fa cenno a nessuno dei due, questo sanguinante e a tratti anche nauseante racconto che ha tutte le fattezze di un torture movie made in FR, lascia intendere tra le righe che nella sua apparente, delirante violenza e perversione “fine a se stessa”, il lettore non abbia troppe difficoltà ad individuare riferimenti più o meno espliciti al caso Kroll e/o al caso Natascha Kampusch: rammentiamo (rapimento e prigionia) di una bambina austriaca, era il 1998. Cronaca.
Passato e presente si mescolano: un pentolone nel quale Groppelli ha gettato senza tante cerimonie gli ingredienti che occorrono a sfornare questo piatto (da servire freddo) superfluo dirlo.
Sgocciolante gore “d’avanguardia”. Dialoghi alla Rob Zombie faranno di certo la felicità di alcuni fans dell’autore emiliano.
Quasi tutto funziona premesso che occorre pelo sullo stomaco per arrivare all’ultima pagina.
La violenza fisica e psicologica su i bambini non e’ certo un giardino di rose, come direbbe Edmund (big Ed III) e nemmeno una passeggiata di salute e così continuando ci siamo intesi.
Il fascino di questo lavoro risiede nella vestizione opinabile ma riuscita da trattato pedagogico modellato su misura per essere adattato ai personaggi di modo tale che il lettore non tenda ad immedesimarsi in nessuno di questi in particolare restando concentrato sulla metafora contemplata nel disegno, una volta averlo contestualizzato e soprattutto digerito. Se esiste davvero l’uomo nero o come si voglia chiamarlo allora si annida in queste pagine, per certo.
Il male puro vs la forza del cuore, fisica e mentale. Non intendo fare spoiler! Basta dunque.
Scantinati, celle, catene, ciotole per cani e chi vuol capire capisca. Chissà che in questo orrore non vi sia spazio anche per la scienza in camice bianco (ovvio) un pizzico di Sindrome di Stoccolma e forse…”.

Elena Casari: ☆☆☆

maggio 12, 2018

tit originale “Carne che non puzza”

da “Prima visione e altri racconti” di Gianmarco Groppelli

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