Archivio | agosto, 2020

qualche volume scritto da Gianmarco Groppelli Edizioni ITA – UK – U.S.

30 Ago

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by Gianmarco Groppelli

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2024 4th Ave S, Birmingham, AL 35233, U.S.

to suck @nd shut up (ob) 💻

30 Ago

Stavo schizzando rancore nelle ultime due pagine del romanzo Black bill e mi sembrava un’ottima schizzata e speravo venisse accolto con calore (il romanzo) uno che mi stava particolarmente a cuore per mille e zero ragioni in particolare

1. Devo mangiare anch’io, certo

2. Scrivo per mantenere integro quel che resta del mio cervello e svuotare il cuore e ci siamo capiti quanto alle altre ragioni un “cazzo ne so” direi che ci sta, ad ogni modo, Gio entra in salone (incazzata) getta il cappotto a terra, getta le chiavi sul tavolo, getta il portasigarette sul tavolo, si leva le scarpe e le abbandona così dove capita e bofonchia qualcosa tra i denti ok, e’ incazzata ma ho grandi notizie e voglio renderla partecipe oserei dire della nostra fortuna e le dico Hey sai

mica mi ascolta e accende la tv, azzera il volume sempre bofonchiando tra i denti, sgrulla il carrello dei liquori e si versa da bere

-grandi notizie Gio-

(mica mi ascolta fuma e bofonchia)

-sai, Pierluigi ha telefonato ora-

(mica mi ascolta ma perché no) perché non mi ascolta?

-prima visione e altri racconti- faccio io, sorrido e mi sfrego il mento

(niente ma perché non mi ascolta?)

-ho scalzato Wilbur Smith-

(scrollata di testa – altro muggito)

spegne la tv e scosta le tende mandando un vaffanculo

-sono primo in top 4- sai, faccio io

fruga il giardino, bofonchia, altro muggito, sta fumando di nuovo, tira le tende e riaccende la tv a volume azzerato

-non e’ fantastico?!-

(mica mi ascolta ma perché no) perché non mi ascolta?

spengo il computer

Viola scenda giù per piacere

ci ricavo solo questo

la striglia sotto i miei occhi

(mica mi ascolta) ma perché non mi ascolta?

prendersela con il personale di servizio senza ragione – brutta scena ma non dico niente

Viola non dice niente e in un secondo il salone non dice più niente un maledetto niente e va da sé che non ho più niente di entusiasmante da condividere

brutto affare

non ci sono né vincitori né vinti e il salone se ne resta al suo posto

io al mio e Gio al suo che immagino molto simile a un grosso FANCULO ed e’ limpido e non può essere altrimenti: e’ un posto che conosco bene perché mi ci hanno mandato moooolte volte

penso dunque -un po’ ciascuno- si

(cambia una mazza) volevo condividere e non ho condiviso

avrei voluto andare all’ovale in corridoio e parlare alla Travis con un pezzo di vetro chissà mai forse avrebbe trovato entusiasmanti le mie nuove ma non l’ho fatto e così sono rimasto a mezza via come uno spicchio di limone, una falce di luna, un lavoro part time, un bicchiere mezzo pieno (mezzo vuoto più che altro) un cazzo a mezza lama, un sogno interrotto a metà strada, un film che si pianta nel lettore e bla bla bla bla

e avevo da condividere e non ho condiviso

dal testo “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli

ristampa 2015

edito da Vicolo del Pavone

Via Giordano Bruno 6, Piacenza 29121 Piacenza (PC)

volume supportato da audio CD per non vedenti

introduzione a cura di Ugo di Martino (Udim)

comprensivo di illustrazione del maestro William Xerra

Tutti i diritti sono riservati

Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore

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long long time ago

28 Ago

Posso dire di aver speso i miei giorni migliori bramando le cose che bramavano tutti e ciò non mi rendeva dunque diverso da questi tutti ma per certo verso e’ anche vero che lo ero (diverso) come dico sempre nel bene e nel male perche’ scrivevo poesie di notte, anyway. Avevamo una casa sull’albero, cioè, la chiamavamo così ma di fatto era una catapecchia a cento metri dalla ferrata della ferrovia che era stata usata dai soldati come deposito munizioni nella seconda guerra mondiale ed era un cesso abbandonato né più né meno ma a noi piaceva ed avevamo bisogno di questo cesso per sentirsi più uniti se capite che intendo (quando hai 11 anni) nel bene e nel male.
Bramavamo la Chevy ’55 con le fiancate cromate anche se nessuno di noi aveva la patente e guardavamo con una sorta di incuriosito rispetto anche i ragazzi più grandi come Kenneth Nelson che alla tv faceva pubblicità ad un dopobarba verde al mentolo -che avrebbe- garantiva -portato nella vostra vita un alito di freschezza- fatti sentire, uomo! Diceva così. Ovviamente nessuno di noi aveva la men che minima peluria sulla faccia, foruncoli. Certi di noi li avevano (i foruncoli) ma allo spaccio del paese che faceva da benzinaio, supermarket, ferramenta, armeria, bottega di calzolaio e tavola calda quando al turno del pomeriggio c’era Sheldon le sigarette erano gratis e garantite anche se qualcuno di noi li aveva i foruncoli e a uno coi foruncoli non andrebbero date sigarette, che siano gratis o a pagamento.
In estate, il cielo si incurvava sopra alla campagna (al tramonto) era bello, quando di laggiù veniva la musica dei redneck (del Green hole, hillbilly) la fossa, i grandi la chiamavano così la terra oltre i confini di Greenfield dove si faceva musica dal tramonto in poi e si stava insieme dopo aver picchiato la terra per dodici ore filate ma noi avevamo paura e ci avevano messo in guardia contro i redneck e così ci siamo cresciuti con la paura (e l’avversione) nei loro confronti: reietti, scarti della società, trash people peggio di noi che avevamo le pezze al culo, 11 anni e bramavamo la Chevy ’55 con le fiancate cromate ben riposta all’ombra nella rimessa dove i nostri padri nascondevano bottiglie di Whiskey e altri liquori.
Di soldi davvero…
Ma va là, zero o poco ci mancava.
Le canzoni di Merle Haggard mica te le potevi permettere in anteprima e così ti toccava aspettare che fossero stantie. Un’artista che amavano tutti ma un privilegio per pochi, almeno dalle nostre parti.
E poi…bla bla bla.
Morale di questa nostalgica retrospettiva?
Non cela alcuna morale.
Nel bene e nel male e’ solo, appunto, una retrospettiva.

estratto de “Prima visione e altri racconti di Gianmarco Groppelli

edito da Vicolo del Pavone
Via Giordano Bruno, 6, Piacenza 29121

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maybe she do it, maybe she don’t

19 Ago

caldo ma non soffocante era caldo si ma tutto sommato era un caldo accettabile che mi permetteva di scrivere in modo accettabile

-posso usare il suo bagno, per favore?!-

ha alzato un ginocchio (sanguinava) pelle grattugiata e tutto il resto

-sono caduta in bici-

le ho detto che poteva usare il mio bagno

prima porta a sinistra

nel centro del pomeriggio (esattamente nel centro) né più né meno lei usava il bagno e io mi assicuravo la pagnotta facendo l’unica cosa che so fare

ho pensato: sbrigat(i)

lei ha detto -uso il sapone liquido-

io ho pensato: avrà gia’ succhiato il cazzo?

lei ha detto -solo un momento-

io ho pensato che: no, probabilmente non lo aveva fatto perché era troppo piccola per quello

-uso l’asciugamani giallo, eh-

ho pensato che c’era solo quello giallo (per le mani) e che no, probabilmente non lo aveva fatto perché era troppo piccola per quello

-grazie un sacco- ha detto così mentre mi mostrava il ginocchio arrotolato alla bell’e meglio con la carta igienica

le ho detto che c’erano bende e cerotti nel mobiletto sopra al lavabo

lei ha detto -sto bene, grazie- adesso

io ho pensato che: no, probabilmente non aveva mai succhiato il cazzo ma che lo avrebbe fatto tra qualche anno e ho ricominciato a scrivere da dove mi aveva interrotto

grazie un sacco alla 2a

ok

ha detto a presto e ha detto che ero stato gentilissimo

ho pensato che: si, probabilmente lo avrebbe succhiato tra qualche anno
quando (speravo) avrei smesso di dividermi tra Dixie e Ita

dal libro “Storie di vita” di Gianmarco Groppelli

edito da centro culturale “E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive

Tutti i diritti sono riservati

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that’s all

19 Ago

Mi sono alzato prima del solito.
Da quattro giorni mi alzo prima del solito (alle 11 invece che alle 12) e prendo il caffè e la pancetta e tre pancakes spruzzati di burro e mirtillo.
Da quattro giorni ho preso a fumare la mattina e va bene così col pacemaker e tutto ma proprio tutto; la mia pelata, la mia barba brizzolata, i miei occhiali a goccia fuori moda da trent’anni, le mie mutande gialle in flanella anche in estate, i miei stivali da cowboy con scarabocchiato il falso autografo di Bocephus e va bene così. Da una vita (del cazzo) a questa parte “va bene così” e se non va bene facciamo finta che vada bene even if (i’m a Dinosaur) amen.

dal testo “Prima visione e altri racconti” di Gianmarco Groppelli

edito da Vicolo del Pavone
Via Giordano Bruno 6, Piacenza 29121 (PC)

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did it a lucky strike?!

11 Ago

Gianmarco Groppelli: vincitore del premio speciale “Giuria Ferrari” con “did it a lucky strike?!”.

Concorso evento “La forza della parola” 21esima edizione 1998, via delle Moline nr .31, 40126 Bologna (BO)

“Che guardi?”.

Lancio il cappotto a casaccio, allento il nodo della cravatta e mi tolgo le scarpe lasciandole diligentemente una accanto all’altra in un angolo a terra, appena fuori dalla porta.

“Gli uccelli”.

Mi lascio scappare una battuta tanto sboccata quanto scontata e ne ricavo un -ma smettila-dai-lasciami seguire.

Segui (penso) ho da fare.

“Gio, non ci sono per nessuno nel caso…”.

Silenzio di tomba e lo prendo come un -va bene-non ci 6-lasciami seguire-e nel mentre sento tornarmi alle orecchie “entro il 22 al più tardi”.

Quante volte scene così ed e’ giusto così (l’ho pensato) a metà strada tra la schermata di blocco e la password (una password assurda) per un finale più assurdo in tutti i sensi – quel giorno e tutt’oggi che resta assurdo e balordo e inverosimile e grottesco, talvolta insopportabile, altre un orgasmo e mi riferisco al quotidiano vivere perché di che deve parlare un’artista se non del mondo che lo circonda col suo bello e il suo brutto!? Per me (neanche a dirlo) più nero che rosa ma va bene e mi sta bene e gli voglio bene a questo compagno di vita che mi tormenta e che ho battezzato “il mio dolce dito nel culo” ma questa e’ una storia lunga e articolata e strampalata tutt’altro che interessante, niente affatto rilassante per certo verso e non e’ certo argomento felice sempre per certo verso, indirettamente e incidentalmente nondimeno assolutamente lo sento “il mio dolce dito nel culo” e l’ho sentito quel giorno a ravanarmi dentro le chiappe ed e’ stata una benedizione sempre per certo verso e gli voglio bene a questo compagno di vita che mi tormenta e alimenta e anima e cava il meglio di me se da qualche parte ce n’è (e bla bla bla) e mi son messo al lavoro.

Una scena già vista.

BLACK BILL

capitolo 47

Ethan si era lasciato il tramonto alle spalle a bordo della sua Riviera rosso magenta e aveva goduto insolitamente dell’arancio che infiammava il folto del bosco giù in fondo dove l’asfalto tira e sale e scende e piega in violente curve cieche fino alla piazza, di lì sempre dritto, un ponte con i fianchi in acciaio, una galleria, sempre dritto, una precedenza, una rotonda, via il conservatorio alla destra dell’ospedale e Salem sarebbe uscita dalla sua vita come un amore indegno di questo nome, come un amico che ti ha fottuto, come un lavoro che ti ha consumato, come un’accetta da taglio netto a capo(collo) tra il prima e il dopo quando tira quell’aria solenne che odora di cambiamenti e Dio solo sapeva quanto bisogno c’era di cambiamenti nella sua vita; vecchia di secoli nella sua mente stanca come un nastro rovinato visto e (ri)visto quando rammenti accadimenti vecchi di un pezzo per sfuggire al presente ed era tutto chiaro come il sole d’ottobre che arde senza scottare e infiamma d’arancio il folto del bosco quando te la stai svignando lasciandoti alle spalle il tramonto a bordo di una Riviera rosso magenta. Era tutto chiaro o così sembrava ad un certo uomo che di lì a poco avrebbe riposto la sua città natale nel dimenticatoio, nello sgabuzzino, nella rimessa con gli attrezzi per il giardinaggio, nel seminterrato tra il vedo e non vedo della classica lampadina pendula da teen drama.

October 22th, 1987 (9:10 PM)

Un certo uomo a bordo di una Riviera rosso magenta era dunque un uomo a bordo di una Riviera rosso magenta e allo stesso tempo non era né un uomo, né veramente compreso dal suo ruolo che odorava di cambiamenti perché se te la svigni lasciandoti alle spalle il tramonto e’ certo che qualcosa non va, e Dio solo sapeva quante cose non andavano come dovevano andare nella vita di un certo “uomo” a bordo di una Riviera rosso magenta; quasi al crepuscolo senz’arte né parte.

FINE

“Fatto un grande lavoro?!”.

Le ho detto “Ho finito il lavoro”.

Silenzio.

“Se e’ un grande lavoro lo scopriremo” faccio io. “Forse si, forse no”.

Poi sono uscito dal vialetto in retromarcia LASCIANDOMI IL TRAMONTO ALLE SPALLE.

GIANMARCO GROPPELLI

Debbie “brow” liftin’

11 Ago

festa in due part(y)?!
nooo ma che

alle 21 di sopra e alle 22 di sotto e la matematica non ha a che fare

ad ogni modo (bevevo ancora) ma facciamo finta per un attimo che non sia come ho detto allora diro’ che l’ho vista al volo e l’ho desiderata al volo con o senza Jim Beam e la volevo
in cucina -mi sarebbe piaciuto in cucina Ikea- prezzaccio e cattivo gusto, trash made in Svezia e profumo d’estate mi stordivano di ebbrezza e non ho preso la bella e mi son preso la sbronza e mi son preso la beffa ma non del tutto le ho detto -taglio d’occhi stupendo- con un vestito leggero a fiori credo viola, gambe forti e abbronzate e son era abbronzatura allora (e’) perché immagino sia ancora viva -dicevo- come Gio che sembra una messicana anche a dicembre nel giorno più freddo e più bianco nella storia dei dicembre ad ogni modo ti lascio il numero!? mi fa – vorrei baciarti adesso le ho detto che non mi frega e non m’aspetta niente e nessuno (Gio “non era” nella mia vita) o la era a metà ed e’ (una storia lunga e noiosa) quindi torniamo alle gambe abbronzate ok, dice sotto il portico si può anche darsi e diamoci il bacio ho pensato che sto bruciando e dirò che l’estate, si capisce, non ha a che fare

beh, l’hai baciata o no?!

momento; si ma a modo mio

il giorno dopo le ho telefonato e le ho detto che la volevo intera

beh, l’hai avuta intera o no?!

beh, si ma non il giorno dopo e nemmeno quello dopo e quello dopo ancora

allora non l’hai avuta!

beh, non intera in effetti a piccoli tranci indigesti che ho condiviso con due ex amici e come direbbe Emily Dickinson, in quell’EX c’è tutto

dal libro “Prima visione e altri racconti” di Gianmarco Groppelli

edito da Vicolo del Pavone

Via Giordano Bruno 6, Piacenza 29121, Piacenza (PC)

ristampa 2015

volume supportato da audio CD per non vedenti

introduzione a cura di Ugo di Martino (Udim)

comprensivo di illustrazione del maestro William Xerra

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however, i don’t think so

8 Ago

Qualche volta mi sento D.A.C. perché non sempre i miei scritti odorano di rose in un giardino d’estate quando sembra tutto rose e fiori

certe volte mi sento D.A.C. perché porto sempre il berretto con la bandiera confederata cucita alla buona e lo porto perché i capelli (i pochi che ho) stanno ingrigendo inesorabilmente

qualche volta mi sento D.A.C. perché i tatuaggi che mi ricoprono sono spartani, tutt’altro che guardabili e raccontano storie sanguinanti che ogni persona degna di questo nome vorrebbe dimenticare

qualche volta mi sento D.A.C. perché neanche a dirlo David, you know i did right when it comes to doing wrong
…e ci siamo intesi (🔫)

dal volume “Storie di vita” 2002 di Gianmarco Groppelli

edito da centro culturale “E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive

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Waylon, help me

8 Ago

che cavolo fai col cappellaccio alla Waylon Jennings?

le ho detto non si vede, scrivo

io vedo soltanto uno di città col cappellaccio alla Waylon Jennings

e io vedo soltanto una che mi ha fatto perdere il filo e non mi ricordo cosa o perché stessi scrivendo perciò questa forse poesia finisce quì

dal testo “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli

edito da Vicolo del Pavone

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PC by night

8 Ago

saranno un paio d’ore
sono tornato a casa (in taxi)

ho aperto la porta e pescato un mazzo a caso; teniamo tutte le chiavi in un grosso posacenere anni ’70 nell’atrio all’ingresso

sono sceso in garage e ho sbloccato le porte dell’auto corrispondente alle chiavi

buio pesto (neve a terra) freddo cane

la strada era un imbuto inquietante; lampioni come fiori passiti fin dove giungeva la vista (cazzo di posto) e mi e’ venuto di accelerare il passo

ho risposto al telefono

-dove sei?-

le ho detto in giro, che ero in giro

la sua voce si mescolava ad un brano swing (Sinatra, Dean Martin, Crosby forse) e sentivo che non c’era nulla in tutti i sensi -non era nulla- e andavo nel nulla pensando più o meno a nulla e andava bene così

mi ha domandato dove stessi andando e le ho risposto che non lo sapevo

ci sei ancora?

c’era

-sarai a casa per cena?-
e dopo averci pensato un secondo
-dico a Viola di aspettare ad andarsene finché non sarai tornato?!-

le ho detto non occorre lasciala andare a casa

qualcosa gracchiava nel viva voce e ho pensato che fosse lo schiocco di un bacio (forse lo era forse no) ad ogni modo aveva riagganciato

c’era una troia acciambellata sul ciglio della strada e stava urinando

ho accostato e volevo caricarla
cose che molli per poi tornarci sopra

era iniziato così quel cazzo di giorno e così sarebbe finito

sono (ri)partito lasciandola acciambellata a urinare

poi c’ho pensato sopra mentre l’auto silenziosa filava adagio alla volta di NON ne avevo idea e ho smesso di pensarci poi ci sono tornato sopra

al ritorno l’ho “cercata” ma non c’era e non c’ho più pensato per forse un secondo poi ci sono tornato sopra e ho mollato la cima e poi c’ho pensato di nuovo mentre imboccavo il vialetto senza mettere la freccia

ho abbandonato le chiavi nel cappotto e il cappotto nell’atrio (a terra) e nessuno si e’ curato di andarlo a raccattare

mi sono avvicinato al divano dove lei dormiva e l’ho semplicemente guardata dormire fumando una delle sue sigarette pesanti e francesi e senza filtro

devo dire che era insolitamente buona

dormi – pensavo e ho voluto spegnere il cellulare

mentre lo spegnevo mi sono accorto di un messaggio non letto (e l’ho letto)

vado a dormire mi fa male la testa ti amo, non correre – dovunque tu stia andando occhio che la strada e’ un macello – c’era scritto così

ho cancellato il messaggio e non c’ho più pensato per forse un’ora poi ci sono tornato sopra mentre non riuscivo ad addormentarmi e ho smesso di pensarci e mi sono alzato (ho pisciato) e sono tornato a letto e non ci ho più pensato; almeno credo

dal testo “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli

edito da Vicolo del Pavone

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