did it a lucky strike?!

11 Ago

Gianmarco Groppelli: vincitore del premio speciale “Giuria Ferrari” con “did it a lucky strike?!”.

Concorso evento “La forza della parola” 21esima edizione 1998, via delle Moline nr .31, 40126 Bologna (BO)

“Che guardi?”.

Lancio il cappotto a casaccio, allento il nodo della cravatta e mi tolgo le scarpe lasciandole diligentemente una accanto all’altra in un angolo a terra, appena fuori dalla porta.

“Gli uccelli”.

Mi lascio scappare una battuta tanto sboccata quanto scontata e ne ricavo un -ma smettila-dai-lasciami seguire.

Segui (penso) ho da fare.

“Gio, non ci sono per nessuno nel caso…”.

Silenzio di tomba e lo prendo come un -va bene-non ci 6-lasciami seguire-e nel mentre sento tornarmi alle orecchie “entro il 22 al più tardi”.

Quante volte scene così ed e’ giusto così (l’ho pensato) a metà strada tra la schermata di blocco e la password (una password assurda) per un finale più assurdo in tutti i sensi – quel giorno e tutt’oggi che resta assurdo e balordo e inverosimile e grottesco, talvolta insopportabile, altre un orgasmo e mi riferisco al quotidiano vivere perché di che deve parlare un’artista se non del mondo che lo circonda col suo bello e il suo brutto!? Per me (neanche a dirlo) più nero che rosa ma va bene e mi sta bene e gli voglio bene a questo compagno di vita che mi tormenta e che ho battezzato “il mio dolce dito nel culo” ma questa e’ una storia lunga e articolata e strampalata tutt’altro che interessante, niente affatto rilassante per certo verso e non e’ certo argomento felice sempre per certo verso, indirettamente e incidentalmente nondimeno assolutamente lo sento “il mio dolce dito nel culo” e l’ho sentito quel giorno a ravanarmi dentro le chiappe ed e’ stata una benedizione sempre per certo verso e gli voglio bene a questo compagno di vita che mi tormenta e alimenta e anima e cava il meglio di me se da qualche parte ce n’è (e bla bla bla) e mi son messo al lavoro.

Una scena già vista.

BLACK BILL

capitolo 47

Ethan si era lasciato il tramonto alle spalle a bordo della sua Riviera rosso magenta e aveva goduto insolitamente dell’arancio che infiammava il folto del bosco giù in fondo dove l’asfalto tira e sale e scende e piega in violente curve cieche fino alla piazza, di lì sempre dritto, un ponte con i fianchi in acciaio, una galleria, sempre dritto, una precedenza, una rotonda, via il conservatorio alla destra dell’ospedale e Salem sarebbe uscita dalla sua vita come un amore indegno di questo nome, come un amico che ti ha fottuto, come un lavoro che ti ha consumato, come un’accetta da taglio netto a capo(collo) tra il prima e il dopo quando tira quell’aria solenne che odora di cambiamenti e Dio solo sapeva quanto bisogno c’era di cambiamenti nella sua vita; vecchia di secoli nella sua mente stanca come un nastro rovinato visto e (ri)visto quando rammenti accadimenti vecchi di un pezzo per sfuggire al presente ed era tutto chiaro come il sole d’ottobre che arde senza scottare e infiamma d’arancio il folto del bosco quando te la stai svignando lasciandoti alle spalle il tramonto a bordo di una Riviera rosso magenta. Era tutto chiaro o così sembrava ad un certo uomo che di lì a poco avrebbe riposto la sua città natale nel dimenticatoio, nello sgabuzzino, nella rimessa con gli attrezzi per il giardinaggio, nel seminterrato tra il vedo e non vedo della classica lampadina pendula da teen drama.

October 22th, 1987 (9:10 PM)

Un certo uomo a bordo di una Riviera rosso magenta era dunque un uomo a bordo di una Riviera rosso magenta e allo stesso tempo non era né un uomo, né veramente compreso dal suo ruolo che odorava di cambiamenti perché se te la svigni lasciandoti alle spalle il tramonto e’ certo che qualcosa non va, e Dio solo sapeva quante cose non andavano come dovevano andare nella vita di un certo “uomo” a bordo di una Riviera rosso magenta; quasi al crepuscolo senz’arte né parte.

FINE

“Fatto un grande lavoro?!”.

Le ho detto “Ho finito il lavoro”.

Silenzio.

“Se e’ un grande lavoro lo scopriremo” faccio io. “Forse si, forse no”.

Poi sono uscito dal vialetto in retromarcia LASCIANDOMI IL TRAMONTO ALLE SPALLE.

GIANMARCO GROPPELLI

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