daSemprExSempre ❤

7 Nov

Ero al primo anno di giorno, di sera impiegato come bigliettaio fuori dal tunnel dell’orrore (beh, no) non mi pagavano solo per tranciare pezzi di carta. Prendevo di piu’ se tra un biglietto e l’altro, tra un ragazzo e l’altro, una coppia di amanti, un padre e un figlio ci piazzavo un: “Entrate signori, sarete abbastanza coraggiosi per farvi tutto il percorso? Avanti signori, e’ quì che si annida l’orribile che genera l’orrore” o robe del genere. “Forza signori, a poco partiamo”.
A quel punto, un genovese con gli occhi a mandorla che fumava dentro al gabbiotto giallo e appena riuscivi a vederlo (il genovese) allungava una mano e le carrozze iniziavano a muoversi adagio insinuandosi nel tunnel dell’orrore

un verme di ferro – pensavo (sempre) quando il genovese allungava la mano e l’ho vista allungarsi 1000 volte, giorno dopo giorno per due mesi ma una nota positiva c’era (…)
miracolo (era) e non una nota davvero era – il paradiso dopo 1000 volte il verme di ferro che ho conosciuto Giovanna: due parole al volo con la sua amica del cuore – dille che mi piace da morire – diglielo tu credo che lei pensi lo stesso di te – va bene – mi faccio avanti!

“…però alle cinque devo essere a casa”.
Sarai a casa, parola mia alle cinque – le ho detto – quanto sei bella, pero’ – ma ha fatto finta di non sentire

ti accompagno e lo avevo dato per scontato

“Non e’ necessario, credi” fa lei. “Ci vediamo quì se vuoi verrò anche domani”.

Volevo sapere il suo nome; me lo aveva detto ovviamente ma lo avevo scordato paradossalmente

– dove abiti?- e m’ha detto – verso la stazione – devo andare

s’e’ fermata e lì s’è fermato il mondo, il cuore (il mio di certo) e tutto il casino dei baracconi era sparito in un soffio

-oh, hai gli occhi belli-

avrei voluto seguirla per vedere il suo palazzo, la sua casa ma non l’ho fatto mi sembrava una vigliaccata da fare – ma il fatto di averci pensato poteva starci e quantunque mi sentissi rimescolare per non aver insistito ad accompagnarla fino in grembo alla porta sapevo che avevo fatto bene a non insistere e mi rodeva comunque e sulla via del ritorno vedevo i suoi occhi neri (milioni di volte) come fosse la cosa più naturale, come se in essi mi fossi perso all’infinito da stufarmi ma non era così e lo sapevo io e lo sapeva lei

“oh, hai gli occhi belli” (a me) dritto in faccia – a distanza ma ad ogni modo dritto sul grugno e al centro del petto, si capisce

apro la porta di casa e mi sentivo in una bolla; a metà strada in una sorta di limbo tra adorazione e stordimento

mio fratello m’ha detto così, che: HA TELEFONATO GIOVANNA E M’HA LASCIATO IL SUO NUMERO DI CASA E HA DETTO SE PUOI CHIAMARLA QUANDO RIENTRI

mi sono avventato sul foglietto e

sono quì (lei accanto a me) a guardare “Un jeans e una maglietta”: la testa sulle sue ginocchia e una grossa ciotola piena di patatine che dondola su e giù in precario equilibrio sul mio stomaco (adesso) e per tutta la vita (!) na vicchiarella l’aspettava, cu ‘o viento nfaccia e a coppe ‘o mole; me la cambiavi dicendo che non era una vicchiarella ma una guagliuncella ad aspettar(mi) col vento in faccia lì sul molo ecc e stanotte scusa se e’ poco, amo.

dal testo “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli

2013 – decima ristampa 2019

edito da Vicolo del Pavone
Via Giordano Bruno, 6
29121 Piacenza (PC)

Tutti i diritti sono riservati

Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore

Progetto grafico impaginazione e stampa Tipitalia-Piacenza

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