Archivio | novembre, 2020

daSemprExSempre ❤

7 Nov

Ero al primo anno di giorno, di sera impiegato come bigliettaio fuori dal tunnel dell’orrore (beh, no) non mi pagavano solo per tranciare pezzi di carta. Prendevo di piu’ se tra un biglietto e l’altro, tra un ragazzo e l’altro, una coppia di amanti, un padre e un figlio ci piazzavo un: “Entrate signori, sarete abbastanza coraggiosi per farvi tutto il percorso? Avanti signori, e’ quì che si annida l’orribile che genera l’orrore” o robe del genere. “Forza signori, a poco partiamo”.
A quel punto, un genovese con gli occhi a mandorla che fumava dentro al gabbiotto giallo e appena riuscivi a vederlo (il genovese) allungava una mano e le carrozze iniziavano a muoversi adagio insinuandosi nel tunnel dell’orrore

un verme di ferro – pensavo (sempre) quando il genovese allungava la mano e l’ho vista allungarsi 1000 volte, giorno dopo giorno per due mesi ma una nota positiva c’era (…)
miracolo (era) e non una nota davvero era – il paradiso dopo 1000 volte il verme di ferro che ho conosciuto Giovanna: due parole al volo con la sua amica del cuore – dille che mi piace da morire – diglielo tu credo che lei pensi lo stesso di te – va bene – mi faccio avanti!

“…però alle cinque devo essere a casa”.
Sarai a casa, parola mia alle cinque – le ho detto – quanto sei bella, pero’ – ma ha fatto finta di non sentire

ti accompagno e lo avevo dato per scontato

“Non e’ necessario, credi” fa lei. “Ci vediamo quì se vuoi verrò anche domani”.

Volevo sapere il suo nome; me lo aveva detto ovviamente ma lo avevo scordato paradossalmente

– dove abiti?- e m’ha detto – verso la stazione – devo andare

s’e’ fermata e lì s’è fermato il mondo, il cuore (il mio di certo) e tutto il casino dei baracconi era sparito in un soffio

-oh, hai gli occhi belli-

avrei voluto seguirla per vedere il suo palazzo, la sua casa ma non l’ho fatto mi sembrava una vigliaccata da fare – ma il fatto di averci pensato poteva starci e quantunque mi sentissi rimescolare per non aver insistito ad accompagnarla fino in grembo alla porta sapevo che avevo fatto bene a non insistere e mi rodeva comunque e sulla via del ritorno vedevo i suoi occhi neri (milioni di volte) come fosse la cosa più naturale, come se in essi mi fossi perso all’infinito da stufarmi ma non era così e lo sapevo io e lo sapeva lei

“oh, hai gli occhi belli” (a me) dritto in faccia – a distanza ma ad ogni modo dritto sul grugno e al centro del petto, si capisce

apro la porta di casa e mi sentivo in una bolla; a metà strada in una sorta di limbo tra adorazione e stordimento

mio fratello m’ha detto così, che: HA TELEFONATO GIOVANNA E M’HA LASCIATO IL SUO NUMERO DI CASA E HA DETTO SE PUOI CHIAMARLA QUANDO RIENTRI

mi sono avventato sul foglietto e

sono quì (lei accanto a me) a guardare “Un jeans e una maglietta”: la testa sulle sue ginocchia e una grossa ciotola piena di patatine che dondola su e giù in precario equilibrio sul mio stomaco (adesso) e per tutta la vita (!) na vicchiarella l’aspettava, cu ‘o viento nfaccia e a coppe ‘o mole; me la cambiavi dicendo che non era una vicchiarella ma una guagliuncella ad aspettar(mi) col vento in faccia lì sul molo ecc e stanotte scusa se e’ poco, amo.

dal testo “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli

2013 – decima ristampa 2019

edito da Vicolo del Pavone
Via Giordano Bruno, 6
29121 Piacenza (PC)

Tutti i diritti sono riservati

Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore

Progetto grafico impaginazione e stampa Tipitalia-Piacenza

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by (author) Groppelli Gianmarco. Available from the UK in 3 business days – Amazon

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violet nightmare

3 Nov

Ci siamo voluti al volo come nei film. Colpo di fulmine? So solo che abbiamo fatto l’amore nell’erba alta. Il sole era un trionfo e l’odore della tua pelle, il sapore della tua bocca, il calore del tuo collo andavano a certificare che dal quel momento in poi sarei stato tuo in tutto e per tutto; macchia di lillà fin dove giungeva la vista ed e’ andata come e’ andata sicché non sono stato tuo per più di un’ora. Il capitolo più amaro che la storia “dell’amore” abbia mai lasciato scritto perché tranciare qualcosa di netto non e’ come mollare una cima adagio adagio (…)

Vi son tornato dieci anni dopo e un redneck sulla trentina con la pelle arsa dal sole ha posato la zappa e m’ha detto di filare. L’estate dei lillà; era quella che cercavo?.

Dal testo “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli

edito da Vicolo del Pavone Via Giordano Bruno, 6 29121 Piacenza (PC) 2013

ristampa 2015-2019

volume supportato da audio CD per non vedenti introduzione a cura di Ugo di Martino (udim) comprensivo di illustrazione del maestro William Xerra

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Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore Progetto grafico impaginazione e stampa Tipitalia-Piacenza

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“Del sale era il profumo” by Gianmarco Groppelli  – our bestsellers online

Formato: Copertina flessibile.

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to suck @nd shut up (ob) 💻

3 Nov

Stavo schizzando rancore nelle ultime due pagine del romanzo Black bill e mi sembrava un’ottima schizzata e speravo venisse accolto con calore (il romanzo) uno che mi stava particolarmente a cuore per mille e zero ragioni in particolare

1. Devo mangiare anch’io, certo

2. Scrivo per mantenere integro quel che resta del mio cervello e svuotare il cuore e ci siamo capiti quanto alle altre ragioni un “cazzo ne so” direi che ci sta, ad ogni modo, Gio entra in salone (incazzata) getta il cappotto a terra, getta le chiavi sul tavolo, getta il portasigarette sul tavolo, si leva le scarpe e le abbandona così dove capita e bofonchia qualcosa tra i denti ok, e’ incazzata ma ho grandi notizie e voglio renderla partecipe oserei dire della nostra fortuna e le dico Hey sai

mica mi ascolta e accende la tv, azzera il volume sempre bofonchiando tra i denti, sgrulla il carrello dei liquori e si versa da bere

-grandi notizie Gio-

(mica mi ascolta fuma e bofonchia)

-sai, Pierluigi ha telefonato ora-

(mica mi ascolta ma perché no) perché non mi ascolta?

-prima visione e altri racconti- faccio io, sorrido e mi sfrego il mento

(niente ma perché non mi ascolta?)

-ho scalzato Wilbur Smith-

(scrollata di testa – altro muggito)

spegne la tv e scosta le tende mandando un vaffanculo

-sono primo in top 4- sai, faccio io

fruga il giardino, bofonchia, altro muggito, sta fumando di nuovo, tira le tende e riaccende la tv a volume azzerato

-non e’ fantastico?!-

(mica mi ascolta ma perché no) perché non mi ascolta?

spengo il computer

Viola scenda giù per piacere

ci ricavo solo questo

la striglia sotto i miei occhi

(mica mi ascolta) ma perché non mi ascolta?

prendersela con il personale di servizio senza ragione – brutta scena ma non dico niente

Viola non dice niente e in un secondo il salone non dice più niente un maledetto niente e va da sé che non ho più niente di entusiasmante da condividere

brutto affare

non ci sono né vincitori né vinti e il salone se ne resta al suo posto

io al mio e Gio al suo che immagino molto simile a un grosso FANCULO ed e’ limpido e non può essere altrimenti: e’ un posto che conosco bene perché mi ci hanno mandato moooolte volte

penso dunque -un po’ ciascuno- si

(cambia una mazza) volevo condividere e non ho condiviso

avrei voluto andare all’ovale in corridoio e parlare alla Travis con un pezzo di vetro chissà mai forse avrebbe trovato entusiasmanti le mie nuove ma non l’ho fatto e così sono rimasto a mezza via come uno spicchio di limone, una falce di luna, un lavoro part time, un bicchiere mezzo pieno (mezzo vuoto più che altro) un cazzo a mezza lama, un sogno interrotto a metà strada, un film che si pianta nel lettore e bla bla bla bla

e avevo da condividere e non ho condiviso

dal testo “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli (2015)

ristampa Nr.10 (2019)

edito da Vicolo del Pavone

Via Giordano Bruno 6, Piacenza 29121 Piacenza (PC)

volume supportato da audio CD per non vedenti

introduzione a cura di Ugo di Martino (Udim)

comprensivo di illustrazione del maestro William Xerra

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2024 4th Ave S, Birmingham, AL 35233, U.S.

delirium on the stage paparazzi fights outside Hotel ( -7 on air )

1 Nov

Mi sono alzato (a metà) con i gomiti affondati nel materasso e ho pensato -fanculo- (non a metà) ma in ogni lingua del mondo! Fuck…ecc ecc ho inforcato gli occhiali da sole; la radiosveglia sulla credenza segnava n●ttE F●ndA Giovanna che beve birra in poltrona: chissene, sai che novità come se mi avesse letto la mente “Silenzio!” mi porto dietro alla poltrona i suoi capelli odorano di vaniglia (adoro la vaniglia) l’aroma della vaniglia e non sopporto i capelli bagnati che bagnano la poltrona e parte delle mie dita ma ormai e’ tardi (finalmente la pubblicità) e Giovanna si volta, scuote la testa, ride e mi chiede se ho indossato gli occhiali da sole in casa (di notte) per emulare Hank e le ho detto -ho un mal di testa orrendo- mi chiede perché mi sono alzato, se (ho mal di testa) il che equivale a dire “torna a letto” -fico- passavano “Il posto delle fragole” vi era stato un periodo nel quale ci piaceva stare alzati a guardare la tv nel cuore della notte sono cambiate molte cose e praticamente una mazza per certo verso (a metà) e mi chiedo cosa voglia dire perché non ne ho idea; da un po’ di tempo vedo solo in parte, la metà di una cosa, la metà di un’altra ma non conservo nessun ricordo dell’insieme (vallo a sapere) ho fatto uno strano sogno, probabilmente innescato dall’ennesino esperimento culinario di mia suocera era buono, più o meno, però era brutto a vedersi: restava orribilmente a metà strada tra un panettone gastronomico tutto torto a destra con la mostarda che colava dai lati, e una sorta di sandwich per ciclopi dal colore inquietante anyway… cose a metà!

1. Un mezzo bicchiere di Jim Beam bordo alto

2. Due fette di prosciutto al miele, tagliate

3. Caffè nero taglia M (nr .2 tazze)

4. Carne essiccata (porzione small)

5. Due pacchetti di Winston .

6. Mezzo bicchiere di birra irlandese ma era ghiacciata e l’ho mollata a MeTa’ ma poi ci ho ripensato e l’ho cremata “Diciotto e settanta” apro gli occhi e vedo una palla con la bocca, naso e occhiali, un tesserino affisso ad una delle grosse tette (Cheryl) c’era scritto così ripete, e apre la cassa -ho sentito- pensavo di essere nel mio salotto a guardare le spalle di Giovanna che “guardavano” Il posto delle fragole mi son girato faccia al parcheggio e le ho chiesto da quanto tempo ero lì mi son beccato un “cazzo ne so” seguito da un “troppo” i bus passano – sapevo che era un brutto momento per la Amtrak altro “cazzo ne so” ok, non c’era nessuna Giovanna (almeno in salotto) nessun canale intelligente a passare Bergman, non c’erano gomiti affondati nel materasso e nemmeno occhiali da sole in casa… ma qualcosa di vero, si: Jim Beam a raffica ed era chiaro che da lì a mezzo secondo avrebbero chiuso il bar [ero (q-u-a-s-i) pronto]

-7 on air /\ i was late, as always!

1st show U.S. Baton Rouge – sold out

16040 Hatteras Ave, Baton Rouge, LA 70816, Stati Uniti

“Sand Tournée” Evento organizzato da PIERLUIGI VILLANI

estratto de “Coni d’ombra e lame di luce” di Gianmarco Groppelli

edito da centro culturale “E. Manfredini” Tradizioni e Prospettive

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1st. Prima visione e altri racconti

1 Nov

Prima visione e altri racconti

Autore: Gianmarco Groppelli

Prezzo: € 18,00

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Editore: Vicolo del Pavone

Codice EAN: 9788875031879

Anno edizione: 2013-2019

Anno pubblicazione: 2013-2019

Dati: 302 pagine

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VIVO

1 Nov

HO CONOSCIUTO MICHAEL JOSEPH STOCKDALE TANTO TEMPO FA, DOVE COME E QUANDO NON HA MOLTA IMPORTANZA.

QUANDO SCRISSI DI LUI LA PRIMA VOLTA, LA RIVISTA (CHE PREFERISCO NON MENZIONARE) DAPPRIMA MI ACCUSÒ DI ESSERMI PRESTATO A GARANTIRE PER L’AMICO MICHAEL PER FARE ULTERIORE PROPAGANDA A SUO PADRE DAVID (CANTANTE DI RISONANZA INTERNAZIONALE) MA UNA VOLTA CHE EBBI PRESENTATO LUI A CHI DI DOVERE DOVETTERO RICREDERSI E RIMANGIARSI CIÒ CHE AVEVANO DETTO. MI SONO “ESPOSTO” PER STIMA NEI SUOI CONFRONTI E TENGO A RIBADIRLO. UNA STIMA CHE E’ ANDATA IN CRESCENDO COL PASSARE DEL TEMPO E CHI HA ORECCHIE PER INTENDERE PUÒ CERTO COMPRENDERE QUESTE PAROLE: I SUOI OCCHI TRISTI E SPENTI COME EGLI STESSO HA LASCIATO SCRITTO NEL COMPONIMENTO CHE INTENDO QUÌ PRESENTARE, SONO PER CERTO VERSO COME UN GIARDINO SEGRETO NEL QUALE SONO ORGOGLIOSO DI ESSERMI ADDENTRATO NELLA SPERANZA DI CARPIRE L’ESSENZA DEL SUO MONDO E DEL SUO PENSIERO ARTISTICO ,SI, PERCHÉ NON PUÒ ESSERE ALTRIMENTI -SI!- PARLIAMO DAVVERO DI ARTE CON LA A MAIUSCOLA.

IL SUO TURBOLENTO PASSATO SFREGIATO DA ALCOOL E DROGHE HA MOLTO PROBABILMENTE, SE NON PER CERTO, ISPIRATO LA SUA PRODUZIONE POICHÉ E’ RISAPUTO CHE E’ NEI MONENTI PIÙ DURI E SANGUINANTI CHE L’ANIMO DEL VERO ARTISTA SI RIVELA E SI SVELA SENZA PAURA E SENZA RISERVE A COSTO DI URTARE LA SENSIBILITÀ DI CHI NON HA CAMMINATO TRA I VICOLI PIÙ NERI E TENEBROSI DEL MONDO IN TUTTA LA LORO AGGHIACCIANTE VERITÀ COME DICO SEMPRE, NEL BENE E NEL MALE. SFATIAMO DUNQUE IL MITO CHE DA UN TERRENO SEMINATO DI MALAVOGLIA GERMOGLI SOLO E ASSOLUTAMENTE QUALCOSA DI CATTIVO. VICEVERSA, EGLI HA SAPUTO TRAMUTARE IL MARCIO IN SQUISITO, IL DOLORE IN GIOIA, IL NERO IN BIANCO, IL FORSE IN CERTO E LA RABBIA IN AMORE. E’ SU QUESTO PUNTO CHE VORREI SOFFERMARMI PER UN ISTANTE; L’AMORE. LA SENSIBILITÀ DI MICHAEL LO HA RESO PURTROPPO UN BERSAGLIO FACILE, UNA PREDA PERFETTA, UN GIOCO DA RAGAZZI, UN CAPRICCIO, UN PEZZO DI CARNE SUL QUALE SFOGARE FRUSTRAZIONE E MALVAGITÀ, LA LATRINA NELLA QUALE RIGURGITARE, SEMPRE, SENZA TANTE CERIMONIE. PER PARTE SUA, EGLI HA AVUTO QUEL TANTO DI CUORE SUFFICIENTE AD ACCETTARE TUTTE QUESTE INENARRABILI ABERRAZIONI CON RARO E AMMIREVOLE STOICISMO E DIRO’ CHE HA PERDONATO OGNI SINGOLO SUO CARNEFICE. HA COMPRESO CHI VICEVERSA NON HA MAI COMPRESO. HA ACCETTATO CHI NON SI E’ MAI VERAMENTE ACCETTATO. ACCADDE COSÌ CHE UNA NOTTE ARGOMENTANDO SU QUESTO EGLI DECISE DI LEGGERMI ALCUNI VERSI DA UN QUADERNONE DEL QUALE NESSUNO SAPEVA NULLA. GLI CHIESI SE VOLESSE E POTESSE PRESTARMI IL QUADERNO DI MODO TALE DA LEGGERLO DAL PRINCIPIO ALLA FINE E ALL’ATTO DI VOLTARE L’ULTIMA PAGINA REALIZZAI CHE CIÒ CHE AVEVO TRA LE MANI NON ERA UN OGGETTO BENSÌ IL CUORE DI MICHAEL. MI AVEVA AFFIDATO LA SUA VITA. GLI TELEFONAI NEL CUORE DELLA NOTTE TANTO SENTIVO URGENTE IL BISOGNO DI DIRGLI QUANTO MI AVESSERO TOCCATO QUELLE RIGHE COSÌ CARICHE DI SENTIMENTO, COSÌ PALPITANTI, COSÌ ARDENTI DI LUCIDA E APPASSIONATA TETRAGGINE. CI E’ VOLUTO TEMPO E HO DOVUTO INSISTERE. MI E’ RIUSCITO DI PERSUADERLO.

IL TESTO CHE MI HA CONCESSO SI INTITOLA “VIVO” .

(…) SE RESTA ANCORA QUALCOSA DI VIVO IN QUESTO MONDO STOLIDO E SEMPRE PIÙ INDIFFERENTE, NIENTE AFFATTO EMPATICO E LOBOTOMIZZATO DALLA TECNOLOGIA, INQUINATO DALLA VIOLENZA E MORTIFICATO DALL’IGNORANZA SONO CERTO LO TROVERETE NELLE PAROLE DI MICHAEL.

GIANMARCO GROPPELLI

“Vivo con occhi tristi e spenti come un fantasma dannato che vaga ovunque e da nessuna parte in cerca di qualcosa che nemmeno io so cos’è. Mi trascino con la mia vecchia stampella; piena di sensi di colpa. Cerco alibi per sentire quel dolce calore che a volte si trova nell’amore.

Sorso dopo sorso, caramella dopo caramella mi trascino inesorabilmente nell’oblio delle tenebre più oscure in cerca di un angelo che mi salvi. Ma so anche che quell’angelo potrà essere solo l’amore che dovrei provare per me stesso”.

“VIVO” DI MICHAEL JOSEPH STOCKDALE.

Dalla raccolta inedita “Poesie e pensieri di un tossico alcolista”.