old Marine

27 Gen

mi e’ capitato spesso di ragionare sul fatto che ricevere confidenze da un perfetto sconosciuto non sia cosa poi così rara

posso provarlo

sedevo in una tavola calda per i fatti miei in una mattina come tante altre; a terra c’era la neve e il caffè bollente era una benedizione

stavo al bancone perché i tavoli erano tutti occupati

la ruota dell’economia girava bene a quel tempo e pochi poveri diavoli si ritrovavano senza un lavoro

di fianco a me c’era un tizio anche lui appollaiato sul suo sgabello

la camicia che indossava era a grossi scacchi rosso e verde ed era tre volte la taglia sua

sfoggiava un cappello alla Neil Young con una spilla dei veterani del Vietnam messa lì alla bell’e meglio, sull’ala destra sicché potevo vederla bene e ricordo di aver pensato che era riuscito a tornare tutto intero a differenza di non so quante migliaia di altri valorosi Marines e provai per quell’uomo un istintivo ed istantaneo rispetto e se non era rispetto era qualcosa che ci andava molto vicino

“Le mogli” ha detto

beveva whiskey

di tanto in tanto allungava il bicchiere per aggiungere acqua al suo drink

il barista non diceva nulla

faceva il suo lavoro e a differenza dell’uomo che mi sedeva accanto egli era molto distaccato, freddo e per nulla motivato al dialogo con i clienti

quattro o cinque cameriere erano sparpagliate in giro a prendere ordinazioni

“Le mogli”

sinceramente non sapevo cosa dire ma sapevo bene quel che pensavo: che era stato un valoroso difensore della patria, non poca cosa

ho annuito

le sue dita erano gialle di fumo

ha sbirciato nel pacchetto di Kent che aveva estratto dal taschino della camicia e poi ci era scappato un vaffanculo

ho messo le mie sigarette sul banco (appena acquistate) e con un cenno del mento ho fatto

“senza complimenti”

mi ha chiesto se poteva prenderne due, che l’altra la avrebbe fumata in auto

“vedi quella Jeep?”

la vedevo nel parcheggio bianco; in parte, solo in parte, era mezzo sepolta dalla neve ma riuscivo a scorgere la targa: Maryland

mi ha detto grazie

aveva un’aria annoiata e incattivita e rassegnata e increspata da amari pensieri tutto insieme

“spompina ancora bene” dice

sospira profondamente e il tovagliolo sotto al suo bicchiere per un attimo si e’ drizzato

“peccato che sono…”

c’ha pensato un attimo prima di continuare, ha ingollato un sorso e ha concluso “vecchio”

ho annuito

la sua barba era ispida di giorni

per un po’ siamo rimasti così l’uno a fianco dell’altro, in silenzio

“resti tra noi” ha bofonchiato

ho annuito di nuovo

“e’ un segreto,sa”

gli ho detto -stia bene- e gli ho lasciato pagato il prossimo drink

m’ha risposto in una lingua che non avevo mai sentito e ho pensato che forse era vietnamita (la lingua) che non avevo mai sentito

l’ho presa per un -grazie- e se non era un grazie andava bene lo stesso perché aveva rischiato la vita per la patria: ho pensato che era il minimo che potessi fare

ho guardato di nuovo la sua Jeep, tempo d’un secondo non so perché poi ho lasciato il locale

la campanella della porta ha tintinnato sopra alla mia testa

arrivo all’auto, inserisco le chiavi nel quadro e si accende al primo colpo ma l’ho spenta subito

sono tornato dentro e mi sono avvicinato al veterano

gli ho sussurrato all’orecchio che da ragazzo avevo rubato una cassetta di Waylon Jennings da un negozio a Greenfield (Indiana)

ha stretto il bicchiere nella sua mano nodosa

“e’ un segreto” ho fatto io

non ha risposto

ho lasciato il locale per la seconda volta e il vento era una cosa impossibile

303,720 Denver (CO) U.S.

dal testo “Del sale era il profumo” di Gianmarco Groppelli

edito da Vicolo del Pavone

via Giordano Bruno, 6

29121 Piacenza (PC)

2013 – ristampa 2019

volume supportato da audio CD per non vedenti

introduzione a cura di Ugo di Martino (udim)

comprensivo di illustrazione del maestro William Xerra

Tutti i diritti sono riservati

Nessuna parte del libro può essere riprodotta o diffusa senza il permesso dell’Editore

Progetto grafico impaginazione e stampa Tipitalia-Piacenza

acquistabile anche online

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